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15 gennaio 2010

Primarie on-line

Primarie on-line.

Roma - Troppi dipendenti su Facebook anziché lavorare. E il Pd lo oscura. E' successo questa mattina nella sede nazionale del Pd, in via Sant'Andrea delle Fratte, dove per diverse ore è stato sospeso il collegamento al social network in tutti i computer. La curiosa novità è scattata proprio questa mattina, come hanno potuto riscontrare i dipendenti che hanno tentato di accedere al più grande social network del mondo, sul quale Obama ha impostato la propria campagna elettorale.

Il black out nella sede del partito L’oscuramento di Facebook, se da una parte ha impedito ai dipendenti di passare troppo tempo sul proprio profilo, dall’altra ha messo in difficoltà alcuni dirigenti e parlamentari. Questi ultimi, infatti, impegnati in aula o nelle attività di partito, fanno aggiornare il proprio profilo proprio dai collaboratori che lavorano nella sede di via Sant'Andrea delle Fratte.

Oscurato per poche ore Il black out è durato solo poche ore l’oscuramento del social network. La chiusura era stata disposta dal momento che troppi dipendenti lo usavano invece di lavorare. All’ora di pranzo c’è stato però un ripensamento, come si è appreso attraverso l’ufficio stampa: "La chiusura è stata una scelta fatta dal partito in senso troppo aziendale perché non si è tenuto conto che Facebook è anche uno strumento di lavoro per i politici e per tutta la struttura".

Stanno facendo le primarie per decidere chi avrà la password.
Lo Stonato



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15 gennaio 2010

Di Pietro : pronto un dossier contro di me

«Lo scopo e' operare una falsa rivisitazione storica degli anni di Mani Pulite»
Di Pietro : pronto un dossier contro di me, mi accusano di essere al soldo della Cia.
Il leader Idv: «Un personaggio sta offrendo a buon mercato 12 foto di me con Mori e Contrada»


MILANO - Stanno preparando un dossier contro di me. E' l'accusa lanciata dal leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «Da giorni si aggira per le redazioni dei giornali e nel circuito politico della Capitale uno strano personaggio che sta offrendo a buon mercato un dossier di 12 foto che mi ritrarrebbero insieme indovinate a chi? No, niente escort. I miei interlocutori sarebbero, anzi sono, il colonnello dei carabinieri Mori ed il questore della polizia di Stato Contrada. Insieme a loro nella foto ci sarebbero anche alcuni funzionari dei servizi segreti» spiega Di Pietro che, dal suo blog, aggiunge che «naturalmente un acquirente si è subito fatto avanti: il solito quotidiano che, pur di buttare fango sul sottoscritto, acquista qualunque cosa, anche a prezzi esorbitanti, costi che poi si sommeranno a quelli che dovrà pagare per la querela che farò, e che si aggiungerà alla denuncia che ho già provveduto a depositare alla magistratura, perchè questa volta sono venuto a conoscenza per tempo della trappola».

COPIONE GIA' VISTO - «Il copione - dice il leader Idv - si sta per ripetere anche questa volta, come per tutte le fasi elettorali precedenti. Questa volta il «bidone» che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere, utilizzando alcune foto del tutto neutre, che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della CIA per abbattere la Prima Repubblica perchè così volevano gli americani e la mafia. Certo che ce ne vuole di fantasia... e anche di arroganza per ritenere che gli italiani siano tutti così allocchi da bersi una panzana del genere». «Vi anticipiamo il giochino che stanno mettendo in piedi», dice Di Pietro che si riferisce agli scatti che lo riguarderebbero rivelando che «ne hanno acquistate 4 di foto e, prima delle elezioni, le pubblicheranno. Questi scatti dovrebbero servire per veicolare il seguente teorema: siccome Mori è finito indagato per la nota vicenda delle agende rosse e Contrada è stato condannato per fatti di mafia, Di Pietro ha avuto a che fare, pure lui, con queste vicende. Siccome poi c'erano anche funzionari dei Servizi insieme a costoro, vuol dire che Di Pietro stava macchinando con qualche potenza straniera, se non addirittura con la mafia». «La verità, ovviamente, è molto più lineare e banale: all'epoca io ero un magistrato inquirente che svolgeva le indagini, chiedeva arresti e poi li faceva eseguire. Indovinate da chi? dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato, ovviamente, ed anche dalla Guardia di Finanza. Il colonnello Mori e il questore Contrada erano appunto esponenti di primo piano dei predetti organi ed è sicuramente capitato, anche se io ora, a distanza di quasi vent'anni, non ricordo tutte le circostanze, che a volte abbia chiesto anche agli Uffici da loro diretti, oltre ad una miriade di altri, di svolgere accertamenti e di eseguire provvedimenti».

IL COMPLOTTO - E allora, aggiunge Di Pietro «magari sarà pure capitato che, nelle pause di lavoro, mi sia fermato a mangiare o a bere un caffè con loro, anche per approfondire meglio il lavoro. E allora? Dove sarebbe lo scandalo? Interloquire con un questore o con un colonnello dei carabinieri addetti alle investigazioni è il minimo che poteva, e può, fare un magistrato che, come me, stava svolgendo le indagini di Mani Pulite. Non potevo certo sapere - osserva il leader Idv - i guai che sarebbero loro capitati anni dopo. Essi all'epoca erano solo servitori dello Stato, non delinquenti». «E invece, ancora una volta, si sta tentando di costruire una bufala, grazie ai soliti prezzolati denigratori di professione del solito organo di informazione. Lo scopo è evidente ed è il consueto ritornello: screditare me e l'Italia dei Valori durante la campagna elettorale e, soprattutto, operare una falsa rivisitazione storica degli anni di Tangentopoli e di Mani Pulite nel tentativo di far credere che all'epoca non ci fosse una classe politica corrotta, ma una magistratura militante, al soldo di qualcuno». «Sì, proprio al "soldo" perchè si vorrebbe far credere che, in cambio del servizio reso, queste fantomatiche potenze straniere avrebbero poi versato ingenti somme di denaro in conti correnti esteri, sparsi fra gli Stati Uniti e addirittura la Nuova Zelanda. Sembra un film di fantascienza - osserva l'ex pm - ma la fantasia distorta non ha mai fine e, d'altronde, basta lanciare una balla nell'iperspazio dell'informazione e il piatto è servito! La falsa equazione è semplice: Mani Pulite è stato un bluff, una trappola, Di Pietro era un uomo dei servizi, i politici corrotti non sono mai esistiti, è tutto un imbroglio. L'obiettivo è ancora più evidente: riscrivere la storia di ieri per oscurare la continuità, ancora esistente, fra la classe politica corrotta di allora e quella ancora più corrotta e sfacciata di oggi. Anche i finti e gli ipocriti festeggiamenti per Craxi, che oggi gli tributano soprattutto quelli che ieri lo criticavano e lo tradirono, sono funzionali allo scopo». La chiusa del post è in stile borrelliano: «Ma noi "resisteremo, resisteremo, resisteremo". L'amore per la democrazia e la difesa della Costituzione ce lo impongono!».



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permalink | inviato da Lo Stonato il 15/1/2010 alle 14:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

27 marzo 2009

NUOVI POST

NUOVI POST
(anche perchè scriverne di vecchi con questa assenza sarebbe stato difficile...)


Mentre si festeggia, vi lascio qualche commento scritto pochi giorni fa a chi mi ha chiesto un parere.
Forma e sostanza, teoria e prassi. Esattamente come diceva Marx.
Ma come ben sapete, io preferisco Mao.

...altrimenti che Stonato sarei, scusate?
A presto e grazie ancora per la pazienza. GB

( NB: QUANDO COMMENTERETE E NON VI APPARIRA' NULLA DI CIO' CHE AVETE SCRITTO, TRANQUILLI: NESSUN DIFETTO DI SISTEMA. PRIMA DOVRANNO ESSERE LETTI E APPROVATI DA ME. CHI PASSA SPESSO QUI -E CHE RINGRAZIO ANCORA- SA A COSA MI RIFERISCO.
GRAZIE PER LA PAZIENZA, ANCORA UNA VOLTA )


E’ Bossi “la nuova spina nel fianco”? La stessa espressione coniata per l’Udc Tabacci nella legislatura 2001/06, potrebbe essere usata anche per il Senatur. 

A Bossi sono arrivati i sondaggi: la Lega è scesa sotto il 10%, percentuale fissa fino a qualche tempo fa. Il Premier, con la scommessa Cappellacci in Sardegna stravinta su tutti i fronti (politico e mediatico),
ha tracciato un nuovo solco e la Lega non riesce più a dettare i temi come una volta. 

E allora perché non cercare una sponda nel Pd, che ha guadagnato un punto in queste ultime settimane, passando dal 22 al 23%? A Calderoli è bastato far passare qualche emendamento sul federalismo fiscale dei Democratici al Senato per tentare questa strada che ha due finalità: evitare il “sorpasso” dei dalemiani sul temi del Mezzogiorno e quello sul referendum per la riforma del federalismo che –ora come ora- vedrebbe
il Carroccio perdere. 

Perso Veltroni, Bossi si affranca dal Premier appoggiando le scelte economiche di Franceschini (che sanno di “populismo di sinistra alla Chavez” si lascia scappare qualche parlamentare del Pd in Transatlantico)
mentre Bersani dice che “l’idea è buona, ma deve essere agganciata alla lotta all’evasione fiscale”. Bersani che comunque pare non disdegni la Lega: “Il partito di Bossi ha sempre il progetto del federalismo in testa,
ma stando ben attento al territorio, ascoltando i sindaci”. 

Quindi, mentre il Pd cerca ancora di capire cosa è bene, alla vigilia del congresso fondativi del PdL, AN si prepara con le componenti
pro-Berlusconi (Gasparri e Landolfi) e quelle “finiane” (Meloni e Ronchi).
Alemanno impegnato nella amministrazione capitolina, pone il problema della rappresentatività, polemizzando con Bondi circa l’elezione per “acclamazione” del leader PdL. 

Per i detrattori la questione tattica per il partito della fiamma è il fatto che ancora non è stata rilasciata l’attesa carta di indentità dopo la svolta di Fiuggi, perciò si gioca ancora sulla personalità di Fini; e sui suoi numerosi strappi che affrancano l’eredità del MSI per una nuova destra di respiro europeo. 
(Appena respiro, ci scrivo qualcosa su, dato che la questione mi interessa)

Pd che rimane sempre confuso, PdL sicuro nonostante la crisi e la Lega che ha perso qualcosina, in attesa di capire bene le mosse di Casini
.





Quota 51%. Ecco a quanto punta il Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi. Già, ma come? 

Il Pd con Franceschini ha rosicchiato un punto e spiccioli, niente di preoccupante. Ma aver eliminato il Governo Ombra e aggredito la Tv (ci mancava solo che andasse a “Ballando con le stelle”) ha dato i suoi frutti. 

L’Italia dei Valori tenta un percorso tutto suo, fatto di populismo “descamisado”, contenuti aggressivi anche per lui in Tv e candidature accattivanti (vedi De Magistris).

La Lega punta senza troppa paura alla doppia cifra; altrimenti non si spiegherebbero i tanti interventi di Bossi in tutte le proposte di Berlusconi, che anche al “senatur” farebbero comodo (come il piano casa). 

E allora chi rimane in pista? Casini e l’Udc, “il cui elettorato è sempre stato di centrodestra –afferma sicuro il Cav.- ma il suo leader ha preferito essere primo in un piccolo villaggio che secondo in una grande città”.

Meno male che il buon Pier è cresciuto nella sagrestia della dossettiana Bologna, ha fatto suo il “birignao” del dialogo solidarista, ma senza cadere nel cattolicesimo tecnocratico di stampo prodiano. 

Peccato che molti ex Dc, ex Margherita e ora Pd cerchino l’aggancio con Casini; anzi, molti “travasi” stanno già avvenendo in periferia, pare proprio nella citata Bologna. Perché Bersani ha deciso di candidarsi alla guida del Pd e un richiamo all’ala sinistra del panorama politico sarà inevitabile.

E quindi? Come farà Berlusconi a convincere della bontà del progetto i suoi avversari di oggi, che si ritroverà come “vicini di casa” con Casini e poi, forse, alleati in un progetto di confederazione con lo scudocrociato come ha fatto intendere il Cav.?

A parte mettere Gianni Letta a tessere, il Presidente cosa potrà concedere, senza far infuriare Bossi e far pentire Fini? Il piano casa?
O la questione Rai?
Casini è interessato ad entrambe (il genero è il costruttore Caltagirone e a Viale Mazzini i suoi uomini hanno fatto perdere tempo più che potevano,
su tutte le nomine ancora in ballo).

Ma il dubbio di Pier è se tutti i movimenti di sottobosco possano tradursi in voti e se per riuscire ad avere qualche contropartita valga la pena ritornare sotto il cono d’ombra del Cav. Salvo che non riesca ad inventarsi all’ultimo minuto qualche idea che possa far davvero pensare a Berlusconi che ci vuole proprio lui per fare 51.


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16 dicembre 2008

LA DISFIDA DEL DUALE

Come cambia il governo di MedioBanca: poteri e potenti al Risiko finanziario. In rima.


Il Conquistatore, Cesare Geronzi: il fato s'avvera

Tra i sacri muri svettava
altera la sua testa bianca.
Fatti gli scongiuri
il fato s'avvera: Re di MedioBanca.
Da Roma arriva dopo tempi bui
mentre un dei bonzi tetro inveiva:
non sarà mica lui, non sarà Geronzi.

Il Rivale, Alberto Nagel: lo scempio fatale

Fu vera superbia
sentirsi protetto
lo scempio fatale.
Per troppa protervia
il giovin provetto
cascò sul duale.
Ma corra alla cassa
ritrovi il sorriso
che ora le manca.
E se non passa
non faccia l'inviso
e lasci la banca.

L'Outsider, Alessandro Profumo: che grande invenzione!

Per fargli un dispetto
l'avevan persuaso
di starsene fuori.
Ma visto l'oggetto pensò:
non è il caos di fare i signori.
E in un momento
fu cosa normale
cambiar di opinione.
Stupore, sgomento:
evviva il duale,
che grande invenzione!

Lo Straniero, Tarek Ben Ammar: si fan Generali

Lavora di fino
è uomo garbato
di buone maniere.
Un pò levantino
sebbene stimato
dal gran Cavaliere.
I soci francesi
al duce romano
son sempre leali:
passano i mesi
e loro pian pian
si fan Generali.

Il Misterioso, Mario Draghi: dal Banco Centrale

Dal Banco Centrale
tuonò da padrone
con perfido fare.
Se stai nel duale
le tante poltrone
puoi solo sognare.
Ma, ehi! di soppiatto
con vero ardimento
tornò al normale.
Ben fatto! Ben fatto!
Fu questo il commento
di Via Nazionale.

Il Professionista, PierGaetano Marchetti: si chiami il notaio!

Tra cose da fare
e tanti azionisti
si rischia il garbuglio.
Come evitare
il batti e ribatti
che già siam a luglio?
Pratiche e carte
bisogna cambiare:
Madonna che guaio!
Per far tutto ad arte
sù! basta indugiare:
si chiami il notaio.


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10 dicembre 2008

LA NEMESI

LA NEMESI
A pagina 4




Antonio Bassolino, Governatore della Regione Campania


Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli


Renato Soru, governatore della Regione Sardegna


Marta Vincenzi, sindaco di Genova


Leonardo Domenici, sindaco di Firenze


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18 novembre 2008

LA SFIDA DEL PIERFERDY

LA SFIDA DEL PIERFERDY


Olè. Sono tornato come promesso. E ora vi prometto che passerò a salutarvi tutti, ma proprio tutti, appena mi libero degli impegni
post-laurea (fondamentalmente burocrazia) e familiari.

Questi post sapranno un pò di "maggazzino": non ho raschiato il fondo del barile. Si tratta solo di un esercizio dialettico: qua in Sardegna il prossimo aprile avremo le elezioni regionali e devo capire se sono migliorato, peggiorato o per nulla cambiato. 


Sicuramente ingrassato: sono in piena lotta con la bilancia e se si candida alla Presidenza della Commissione di Vigilanza, non la voterò. Tiè. 




Anche Casini vuole giocare la sua partita. E la vuole fare a tutto campo.

Il Pier, uno degli eredi di Antonio "Toni" Bisaglia, democristiano di antico lignaggio, a cui quando si chiedeva di riassumere il programma dello scudocrociato, rispondeva sorridendo con un lieve “Libertas!”, è cresciuto nella rubiconda Bologna, rossa e dossettiana, dove i valori dell'anticomunismo venivano insegnati in sagrestia da quando si avevano i calzoni corti.

Dopo il crollo della Balena Bianca, tanti sono stati gli esperimenti del Pier per un approdo sicuro ad un nuovo partito cattolico. Ma già 15 anni fa, lo stesso cardinale Ruini non lo potè aiutare. E dopo vari esperimenti, eccolo alla guida dell'Udc, piccolo e come tale, battagliero partito di centro.



Ma che oggi guarda dove? Dopo l'esperienza della penultima legislatura, Pier non cade nelle sirene del Pdl, restituendogli comunque quasi la stessa presenza parlamentare. E certo, non si vuole trovare stretto tra i due colossi berlusconiani e veltroniani. 

Quindi, occhi e orecchie ben aperte: attento all'Abruzzo, memore della prima opera della magistratura che spazzo via la giunta dell'epoca, si tuffa a Trento nella alleanza con il Pd, battendo il candidato della Lega. 

Piccola rivincita, per lui che aveva creduto al centrodestra senza il Carroccio. Anche la Sardegna è in bilico: le prossime regionali in primavera non vedono ancora un assestamento sicuro del partito col Pdl, tentando il feeling con forze autonomiste.



Ma i movimenti non sono finiti qua: la questione della Vigilanza Rai insegna. Non tanto per l'empasse sbloccato dalla elezione di Villari (ex Ccd come lui, poi mastelliano, poi rutelliano), ma perchè -forse- aveva ceduto alla proposta di D'Alema

per mettere a Palazzo San Macuto, D'Alia,

superstite della pattuglia cattolica in Senato assieme a D'Onofrio. Che infatti giovedì, alla proclamazione del risultato era più arrabbiato di Di Pietro e Veltroni messi assieme.


Berlusconi l'ha saputo ovviamente e certo si è voluto togliere lo sfizio per il caso Trento: corteggiamento serrato verso cinque parlamentari, tra cui Francesco Pionati, ex volto del Tg1 e portavoce del partito: questi è stato immediatamente rimosso dall'incarico e anche dall'incarico nella zona di Avellino

Che se fa Berlusconi di altri parlamentari transfughi con una maggioranza poderosa come la sua? Il semplice “sfizio” delle provinciali trentine. E un piccolo avviso: Mastella lo recupererà Silvio stesso. 

Le europee sono un test sia di valutazione dell'attuale compagine governativa (non tanto della maggioranza) e l'ex leader dell'Udeur ha già stretto qualche piccolo contatto con Casini per una riunificazione in chiave europarlamentare: niente di che, sia ben chiaro; solo per vedere l'effetto che fa riunire due vecchi amici di partito.


Ma si sa: Berlusconi ama essere adulato, ma anche corteggiare. Come spiegare altrimenti l'uscita del Ministro Bondi di candidare Pier a sindaco della sua città natale

Un'altra prova elettorale amministrativa, dove ci si misura sulle cose concrete e non solo sul “vendere alla gente un sogno” come insegnano i migliori manuali di politologia nel caso delle politiche. 

Sergio Cofferati ha deciso di mollare la presa, e per molti ha fatto anche bene, dato che al Loft gli amministratori locali non sembrano godere di grande seguito.



E Pier? Sempre in mezzo. O meglio sempre pronto a cogliere l'attimo, quello buono per potersi inserire nel discorso politico. Senza badare neanche ai consigli, sempre benevoli e ben accetti come quello -di nuovo- dello stesso Ruini prima delle politiche di aprile di stringere l'accordo con Berlusconi.

La tattica c'è tutta eccome. Inutile negare la capacità di leader di saper guidare il partito nei marosi di un bipolarismo che non vede la luce per tanti difetti, alcuni congeniti alla stessa indole italiana.


Forse Casini mira a piacere troppo, come il suo amico Rutelli; forse ha bisogno anche lui delle folle (mediatiche e interattive che, dopo l'elezione di Obama conteranno sempre di più); forse non ha deciso ancora che fare bene dell'Udc. 

E' certo che se dovremmo scrivere un'altra volta “forse” per il Pier, allora sarà giunta l'ora di capire se davvero c'è ancora l'esigenza di un partito cattolico, che sappia ancora avere l'interclassismo come faro della propria azione politica, in un paese ancora spaventato da una molteplicità di fattori che hanno a che fare con il futuro. 

Stesso discorso, se ci fossimo trovati in un periodo di congiuntura economica favorevole: Pier parla sempre al presente. Rassicura, ma non è detto che si vinca sempre.

LO STONATO


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14 luglio 2008

ciao Gianfrà...

...beato te che mò hai
smesso de fumà...
saluta mi padre
quanno lo vedrai lassù...

Ciao Gianfrà...



"...è finita la politica da
salotto. Una volta la gente
diceva: governo ladro.
Adesso dice il nome del
ladro, il nome del partito
e che cosa ha rubato...”

Gianfranco Funari


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7 luglio 2008

Son tornato...

Son tornato...

...dopo un mese. Un mese è tanto per me che ogni
santo giorno passavo sul blog per scrivere,
o per commentare. O per salutarvi. Sì, sono un pò sparito.
Un pò di disintossicazione, non da voi.
Più che altro dallo strumento. Qualche bega qua e là, tra la
famiglia e gli impegni personali, che si è risolta abbastanza
bene. Quindi, io, tutto ok. Al punto che posso riprendere
a scrivere come prima, sperando di non annoiarvi.
E grazie a Dio, gli argomenti non mancano mica.
E tanto vale arrivarci subito.


Intercettazioni. Prima di tutto, non penso sia un gran bello spettacolo quello a cui si assiste in questi giorni. Oddio,
il Bel Paese ne ha viste molto di peggio, ma certo non è la
scusa per farne ancora. Punto primo: ho sempre scritto,
qua e detto, dove ho potuto, che vorrei un cambio TOTALE
delle classi dirigenti di TUTTI i partiti: e cioè più giovani e
sopratutto più donne. 

Quindi, schifo in assoluto qualsiasi tipo di linguaggio
da caserma che offende l'altra metà del cielo
e del cuore. Da qualunque parte politica provenga.
Dai, si è capito bene a cosa mi riferisco.
Che volete, noi "vecchi gufi" conservatori siamo gli ultimi "mohicani" del romanticismo; portate pazienza. 
Punto secondo: tanto vale arrivarci subito:
la "vexata questio" giudiziaria.
Super Silvio ha deciso e vuole chiudere la partita. 

Definitivamente. Ma non più a modo suo.
La lettera a Schifani, l'emendamento "blocca-processi",
il Lodo Alfano, il CSM, l'intervento di Napolitano, lo stop al
dialogo (sempre che fosse mai iniziato), il sereno che
pare ritornare.

Tutte le tappe di un unico percorso che ha una
unica meta: chiudere il periodo della

eterna transizione italiana
con la magistratura che
ha bonificato all'inizio e deturpato poi,
prima tutto l'Arco Costituzionale della Nazione,
poi il nemico di turno amico di Craxi.
L'intero PdL, sorreggendosi ancora su una intera
maggioranza elettiva di ex Dc e sx PSI, trova nelle
Procure gli ultimi fortini da abbattere. 

Ci vorrà una seconda generazione di elettori e militanti
-spero sia la mia- che sovverta il rapporto fiduciario che
si è creato con questa parte del Paese che deve ancora
prendere coscienza e farsi "popolo". Ma questo sarà
argomento di un altro post.

La confusione politica del
PD fa i conti con la sua
pochezza dirigenziale, quindi il bastone
dell'opposizione rimane in mano a
Di Pietro, Travaglio,
Furio Colombo, "Pancho" Pardi
e cricca varia.
Obiettivo: i voti leghisti. E non certo la sommossa delle
coscienze contro il Grande Prosciuttone Italico;
alla Rivoluzione ha smesso di crederci anche
Flores d'Arcais.
Al punto che i "girotondini" trovano in
Oscar Luigi Scalfaro, emblema del vecchio conservatorismo imbottito di un retorico "solidarismo patriottico", la loro punta di lancia. Contromossa dell'Umberto: rilancio del dialogo per non
perdere il treno federalista. Calearo, in fondo, non
impensierisce più di tanto.

Quindi perchè non a modo di Super Silvio? Semplice.
Dopo aver trascorso qualche pomeriggio da fidanzatini
imbronciati, il premier e il suo "Gran Visir" Gianni Letta,
hanno ripreso a tubare. Il Letta è intervenuto,
prima di tutto impedendo al Principale Esponente
della Coalizione di Governo
-che Veltroni per comodità
chiama solo " il Principale" - di affacciarsi a Matrix. 

Non sarebbe servito a nulla. Secondo, ha chiarito e
rassicurato -solo di grana grossa, attenzione- il CSM,
che nella replica al Governo (a dire il vero un pò
da "curva sud" tanto per parafrasare Capezzone)
si è limitato a dire il tanto temuto emendamento
"blocca-processi" sarebbe stato "irrazionale"
e non "incostituzionale". 

Da qui, un fatto interessante: l'inizio di un giro
vorticoso di telefonate tra Letta e il Quirinale.
Marra e Gifuni (il secondo -il papà dell'attore,
sì proprio lui- solo di
complemento) si sono fatti
le orecchie come due padelle per sentire il Gianni
che voleva convincere a tutti i costi il Presidente Napolitano a "mediare" sullo stallo che si
era creato. Per rinverdire il dialogo? Si. Ma non solo.


Letta si è mosso in questi termini
per lanciare la sua personalissima
"OPA" alla Presidenza della Repubblica
,
inventandosi appunto questo ruolo, tutto suo e che sa
esercitare in maniera eccelsa, di "mediatore":
la nostra Costituzione Repubblicana, che quest'anno
compie 60 anni, non ha a nessun titolo dato questo ruolo di "mediazione" a nessuna carica. Ripeto: a nessuna
carica istituzionale.

Tanto che i partiti hanno avuto nella Prima Repubblica
un "mandato in bianco" per quattro decenni e spiccioli.
Napolitano, che è una ottima persona, nonostante le
posizioni politiche del passato, si è sottoposto a questo
"ruolo" di cavia e ha fatto vedere "l'effetto che faceva".

Gianni Letta è rimasto assolutamente soddisfatto.
Sa bene che potrebbe inserirsi nel dialogo politico
anche nella eventualità di una riforma costituzionale
che dia al Presidente della repubblica solo un ruolo
notarile perchè l'indole lo porta a questo.
Sa quando e come e dove piazzare la parola
giusta al momento giusto. E tutto questo a
Costituzione non ancora cambiata.

Almeno, io, ci vedo questo.
Poi, riprenderò a scrivere seriamente.

Dedico questo post "di rientro in web"
a
Letizia, a Clem e a Mokella.

E alle 544 vittime sul lavoro
che si contano fino ad oggi.

Giambattista, Lo Stonato


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6 giugno 2008

VERGOGNA.

VERGOGNA.

Non so quale titolo farà domani "la Repubblica", o "l'Unità",
o "il Manifesto", o "Liberazione".
Non so cosa diranno Bertinotti, Diliberto, Vendola, Epifani,
Veltroni, Sansonetti, Valentino Parlato o Furio Colombo.
Non so se ne parleranno Vespa o Mentana.
Non so se la Rai o Mediaset dedicheranno qualche minuto di informazione sull'episodio.
Non so se la gente sa.
Io so che ve lo farò sapere.
Io so solo che uso e userò la stessa parola che ho usato per la morte di Nicola a Verona e per l'episodio del Pigneto a Roma.


VERGOGNA.

E in questi casi, firmandomi come sempre.

Giambattista Salis




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29 aprile 2008

Dopo le vittorie.

DOPO LE VITTORIE.


Prima di scrivere qualsiasi cosa, scusatemi tutti per la lunga assenza.
Una delle più lunghe e strane.
E passerò presto a ricambiare i vostri commenti.
Politica a parte, sono tanti altri i pensieri.


Abbiamo passato le elezioni politiche, il 25 aprile, la vittoria a Roma di Alemanno, ora il primo maggio e poi si insedierà il nuovo governo.
Sembra ieri l'elezione di Veltroni a segretario del PD e l'inchiesta che vedeva coinvolto Clemente Mastella.

Sembra ieri perchè in Italia abbiamo la brutta abitudine che le elezioni e il respondo che diamo dalle urne, sia la fine. Di tutto.

La destra ha concentrato molto sulla figura di Silvio Berlusconi la sua prospettiva politica. Bossi e Fini hanno saputo aspettare, passando all'incasso, dimostrandosi molto abili e scafati come solo i veri politici sanno fare. 

Nel frattempo hanno saputo colmare -in alcune parti- quel deficit di classe dirigente che aveva sempre attanagliato il futuro politico del centrodestra, esaurito il "berlusconismo" come fenomeno politico-storico e sociale.

Quindi non ci saranno più scuse dati i numeri della maggioranza nelle due Camere. Le riforme vanno fatte, punto e basta. Con la collaborazione delle forze più responsabili dell'opposizione.


Nel PD si apre la resa dei conti. D'Alema e i suoi più fedeli alleati sono pronti a prendere "manu militari" il loft e creare davvero un partito.

La "liquidità" della prospettiva politica voluta da Walter è stata immiginifica sotto l'aspetto mediatico, ma sconclusionata sotto l'aspetto politico.

Si aspettano lame affilate e nomi ancora da non bruciare; si aspetta di chiarire bene l'assetto del PD e sopratutto si aspetta qualcuno che sappia riconoscere gli avversari come tali. E quindi pronti al confronto e alla chiarificazione di certi punti da portare avanti -possibilmente- assieme.

Perchè da nessuna parte si esulta per il 33% di consensi.
A meno che non si partisse da zero.


La Lega con Di Pietro sono state le vere sorprese. Oltre all'aumento dei loro numeri, c'è stato il recupero di quel lato "ruspante" che solo chi proviene dalle grandi e vecchie scuole politiche italiane -dai "turchi" della DC di Cossiga, al PCI che dominava le periferie urbane- sapeva cogliere.
Movimenti di destra, quindi.
 
E se ne parla tanto di destra, della destra.
Ma com'è, qual'è cos'è la destra oggi? E perchè ci si accorge solo oggi di questo?
Sapete come voto e sapete come mi colloco.
Ma escludetelo per un momento.

E' veramente così di "serie B" poter avere delle strade senza buche?
E' da figli di un dio minore voler camminare su marciapiedi puliti? 
Ha a che fare col revisionismo il decoro e pulizia negli spazi di verde pubblico?
Si può parlare di globalizzazione come opportunità da cogliere e non come modello unico dal quale essere sommersi, a livello informativo, culturale, economico?
Anche questo è oggi la destra. Non solo i temi della sicurezza e dell'ordine pubblico, il cambiamento di certi atteggiamenti a partire dalla scuola e dalla famiglia.

E' esplorare il futuro con i piedi ben ancorati alle tradizioni. All'identità. Alla Comunità.
La destra che oggi guiderà il paese vede nella prospettiva poltica del PdL una grande opportunità.
Di portare avanti tutti quei valori e quei ideali che hanno sempre fatto parte del DNA del popolo italiano.
E che solo i grandi politici e NON i grandi statisti hanno saputo estrapolare dalla società.
Il PdL oggi -per ora- deve assumere la forma in un grande contenitore dove tutte le realtà che hanno portato a questa vittoria devono saper convivere al loro interno.

E, Governo a parte, si dovrà parlare di che tipo di costruzione politica dare a questa formazione.
E un punto deve essere chiaro e definitivo.

Oggi il partito politico non ha più la stessa funzione che aveva ai tempi del PRE crollo del Muro di Berlino. Oggi nessun partito politico può permettersi in forza della sua storia, delle sue biografie, delle sue battaglie di potersi porre a rappresentazione della società o a parti di essa.
Oggi un partito politico deve essere al solo e totale servizio della collettività e della Società.
Neanche dello Stato, ma solo della Società, se proprio vogliamo vederla all'anglosassone.
Oggi un partito deve essere attento a tutte le istanze e a tutte le richieste che provengono da tutto e tutti. Non ci si può più permettere -con vetusti orpelli dottrinali- di essere "avanguardia" della parte o di una certa parte che si vuole o che si tenta di rappresentare.

E come al solito, ho scritto tanto quando manco tanto dal blog.
E -ovviamente- senza aver terminato il concetto.
Abbiate pietà! Ci rileggiamo presto.
Questo post è dedicato a Bruno con i migliori auguri di buon lavoro.

LO STONATO


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17 aprile 2008

LA VITTORIA ALLE ELEZIONI POLITICHE. SECONDO LO "STONATO".

LA VITTORIA ALLE ELEZIONI POLITICHE. SECONDO LO "STONATO".

Prima di tutto Vi chiedo scusa del ritardo, anche nel risponderVi, tutti, tra oggi e domani. E mi porto avanti chiedendoVi anche scusa per la lunghezza di questo mio post. Ma la situazione lo richiede.

"Coraggio, abbiamo vinto". Rovesciare il titolo del mio post del dopo elezioni del 2006. E' la prima idea che mi è venuta in mente. "Avanti popolo... delle Libertà". Per alcuni, lungi dallo sfottò o dallo spernacchiamento di uno degli inni della sinistra, è la migliore raffigurazione che possa essere presentata per una vittoria del genere. Non solo per andare a cercare qualche "moto di popolo", ma meglio qualche "moto di cambiamento". Totale e totalizzante per l'Italia.
E lo si poteva avere solo con un risultato del genere. Debordante, considerando le polemiche e i problemi che la presenza di questa contestata legge elettorale ha creato nella composizione delle scorsa legislatura. 

Una vittoria che ha visto la partecipazione dell' 80% degli italiani, con una flessione del 3% circa che è stata pagata dalla coalizione guidata da Bertinotti, e di questo tutti gli analisti ne son sicuri.
Elezioni che si sono svolte in un clima assolutamente tranquillo. Complimenti, quindi -stavolta- al Ministro Amato, anche dallo Stonato. 

La vittoria del PdL
guidato da Silvio Berslusconi è stata netta e senza discussioni. Tiene botta, per quanto possibile, il PD, che ha corso con la palla al piede del Governo Prodi. Sparisce dopo 60 anni la Sinistra dal Parlamento italiano. Nessun tipo di fair-play fasullo, neanche da parte dello Stonato: non è una buona notizia per nessuno.

Ci troveremo con un Parlamento totalmente riformato ad opera, ancora una volta, dei cittadini: 6, e dico 6, gruppi parlamentari alla Camera e 3, dico 3, al Senato. Uno snellimento, una cura dimagrante inattesa e senza precedenti. Cittadini che, ancora una volta, arrivano prima delle alchimie delle segreterie partitiche.
La quota dell'80% di elettorato tra PdL e PD, è stata, fondamentalmente, raggiunta. Quindi, siamo arrivati al bipartitismo. Certo, ancora non distillato. 

Ma gli italiani non hanno seguito pedissequamente la teoria del "voto utile": hanno semplicemente pensato a come volere le loro classi dirigenti: veloci e dinamiche come la maggior parte della società attuale, senza le tronfie bizantinerie che vediamo ancora in certe -doverose, per carità, ma ancora "fumose"- pratiche, che probabilmente saranno solo un ricordo. 

Presidente Napolitano, non se abbia a male. So benissimo che le prerogative della Costituzione prevedono che sia Lei a nominare i ministri della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. Donato Marra ha fatto il Suo dovere ricordando questo al Palazzo. Ma se l'Italia deve avere più sprint, beh, è giusto che forse sia arrivato il tempo delle riforme. Condivise, ma delle riforme.

Quella politico-partitica è quindi già in parte avvenuta. Ora toccherà alle "nomenKlatura", specie per certi settori delle "vecchie scuole", farsene una ragione. Poi le riforme isitituzionali che sono state ripetute in tutte le salse in campagna elettorale, ma che sarà interessante scoprire in quale forma saranno presentate, con quali modalità e quali personalità. Quelle economiche: liberare da tutti i vincoli il mondo del lavoro. Aprire, specie ai giovani, la più vasta gamma di possibilità e occasioni per poter dare un inizio alla propria indipendenza. Che solo dopo una strutturale esperienza fatta -possibilmente- in diversi campi, può portare alla emancipazione completa unita alla conoscenza più varia del lavoro.

I vincitori. 


Sulla persona di Berlusconi Silvio, negli ultimi 15 anni sono stati scritti 131 libri (stando ai miei conti, ma attendo smentite), tesi di laurea (le prime, credo, dall'Università di Catania), un migliaio di articoli, saggi e corsivi apparsi su quotidiani, periodici e riviste.
Mi ci devo mettere anch'io? "Non expedit", tanto per capirci.
Da elettore/militante/osservatore/"pensatore" della politica e della nuova forma del PdL, penso che ora si possa sviluppare un dibattito che può soltanto far bene.
1- Ci possiamo chiamare "destra" senza tema di essere ostaggi di vecchie gabbie ideologiche novecentesche che, invece di andare verso il nuovo millennio, ci facciano retrocedere all'800.
2- Bisogna assolutamente porsi il problema "gramsciano" dell'egemonia culturale verso un popolo che si è trovato e ritrovato culturalmente, valorialmente, idealmente -e quindi politicamente- nel sistema di idee popolari-nazionali e sanamente liberali, che vedono nelle declinazioni dell'Individuo, del Mercato, dello Stato e della Società, la nuova categoria delle Possibilità per tutte le Persone nelle sua "varianti": persona-cittadino, persona-consumatore, persona-fruitore, persona-individuo portatore di bisogni ed esigenze del tutto peculiari.
3- L'apertura del PdL a tutte le realtà della società italiana. Creare dibattito sul territorio e porre un confronto continuo tra la società e le classi dirigenti, tra il Locale e il Palazzo, tra la Novità della forma partito che si prefigura e la Guida di Palazzo Chigi. Creare -attraverso le forme dei think-tank e dell'associazionismo- nuclei di elaborazione politica, che sappiano al loro interno dividersi i compiti per occuparsi di tutto ciò che è, crea e fa Politica.

Gli sconfitti.



Il progetto ulivista di Prodi e Parisi è definitivamente morto. La concezione catto-comunista, di stampo dossettiano, che emerge dal laboratorio de "il Mulino" e che trova nella socio/economo/politolo/ -gia l'approdo alla formazione di un "fronte unico", che va dal cattolicesimo "militante", sociale e fortemente impegnato, al comunismo post-ideologico, che cerca ancora attuazione in suo sdoganamento attraverso la riscrittura delle biografie di tutte le soggettività che si vogliono ripensare "individualmente", è definitivamente battuto. Credo per sempre. Altro che lettera di dimissioni, quindi: il prof. sarebbe scappato al Polo Nord se Veltroni avesse vinto.
E Walter deve fare tutto tranne che mollare la segreteria:
1- Non esiste in nessuna parte del mondo che si molli dopo una sconfitta, benchè amara come questa. Specie con D'Alema che ti alita sul collo. Anche se, ovviamente, fioccano le smentite.
2- Tenere ancora la "forma-partito" molto leggera: aprire un tesseramento in estate vorrebbe dire imbarcarsi solo nemici interni. Se ne guardi bene dal farlo.
3- C'è la minima possibilità di recuperare qualche aggancio con la sinistra: dopo il periodo veltroniano delle riforme con il PdL, passare la mano ad un esponente della vecchia scuola DC. Vecchia, ma non troppo: quindi possibilmente una personalità vicina a Marini, che ricucisca su basi totalmente nuove, quindi post (se non adirittuta "anti") prodiane.

Il voto cattolico.

Non pervenuto. Sarebbe come dire che la Lega è strutturalmente di destra per l'affrontare certi temi. Niente di più sbagliato. La Lega è tale perchè territoriale, del Nord. Il voto cattolico e il suo spauracchio, è stato mandato a nanna. Non c'è più la mediazione di un partito come era la vecchia DC che rappresentasse i credenti in politica. Non serve più, perchè è la Chiesa che ha deciso di farsi sentire direttamente nell'agone politico senza porsi tanti problemi dopo aver sperimentato le due coalizioni senza significativi successi. Quindi, tanto vale che si inseriscano loro a pieno titolo nel dibattito. Se fossimo negli USA o in Inghilterra, sarebbe interssante metterli alla prova negli scranni del Parlamento italiano.

La Sinistra.

Francesco Cossiga mi è stato sempre simpatico. E continuerà ad essere sempre una fonte di conoscenza politica e storica inesauribile e meravigliosa. Ma non credo che questa disfatta per la Sinistra si trasformi nel recupero della piazza come luogo deputato per eccellenza per il ripristino del "conflitto sociale". Apro esattamente da qua, perchè non credo che nessuno sia particolarmente felice della mancanza di una parte della società che non potrà trovare la sua rappresentanza nelle aule parlamentari. Per evitare fantasmi, tutti sanno che sarà il sindacato, e in particolare la CGIL, a raccoglierne il "testimone" della presenza politica ad un certo livello nella vita italiana. Non voglio ci siano nè dubbi, ma neanche fraintendimenti: per evitare errori di tutti i tipi, ora e sempre al bando termini come "amico-nemico" et similia. Epifani si esprima immediatamente.
1- Cambiare immediatamente TUTTE le classi dirigenti di TUTTI i partiti che hanno formato la Sinistra l'Arcobaleno. Via questa classe dirigente perdente e sconfitta. Largo alle forze fresche, ai giovani e alle donne. Largo alle nuove idee che non possono essere più imbalsamate nelle vecchie liturgie di un mondo che non c'è più, tanto più per le nuove generazioni.
2- Cambiare alfabeto: non ci si può porre davanti ai problemi del Lavoro, della Sicurezza, dell'Economia senza sapere che vanno colti i bisogni delle singole persone in quanto tali e non dei singoli in quanto aderenti ad un certa "classe", rispondente ad una più generale "massa": basta. Nel 2008, basta.
3- Rituffarsi nelle piazze, nelle strade, nei mercati, nei vicoli, dove si faceva la vecchia militanza della sinistra: oggi queste porzioni di città e periferia, sono state ottimamente intercettate dalla Lega. Che ha capito bene che "il padrone e l'operaio" vogliono la sicurezza nelle zone in cui abitano. Sicurezza economica e personale.

Chiudo questo post proprio con i "miei" avversari. E lo faccio apposta.
Perchè voglio abbracciare forte i miei amici/avversari Giovanni e Letizia.

Giovanni è comunista. Io no. Giovanni è una persona eccezionale. Simpatica, cordiale e gentile.
Doti che ha dimostrato anche quando non c'era serenità  nell'animo dello Stonato, per vari motivi.
Giovanni è una bella persona e voglio mandargli il mio più caro abbraccio.

Letizia è dei Verdi. Io no. Letizia sa tanto di me. E sono felice che lo sappia.
Letizia è speciale e fantastica come ragazza. Letizia è bellissima e
le voglio un gran bene.
Anche a Letizia mando un caro e forte abbraccio.

Auguro a questi miei due amici/avversari una pronta ripresa politica.
Magari, se vorranno, partendo da queste poche righe.
Mi sembra bello e giusto chiudere così questo post.

LO STONATO.

12 aprile 2008

Elezioni Politiche 2008.

ELEZIONI POLITICHE 2008.

Si vota, dunque. Meno male è finita la campagna elettorale. Anche perchè è stata davvero saenza fuochi arificiali. Quindi la maggior parte degli elettori ha avuto quello che si aspettava: maggior pragmatismo da parte di tutti -o quasi- i contendenti.

L'ultima volta la vittoria fu per il centrosinistra di Prodi, di una sola incollatura. Era un esito dove si preferì il Prof. al Cav. Il risultato del voto fu esattamente a metà perchè si votò una parte per il semplice fatto che non si voleva la controparte a Palazzo Chigi. 20 mesi tumultuosi di legislatura e rieccoci alle urne.

Cambia tutto. C'è il PD, DS e Margherita più qualcuno di complemento. Annessione taccagna dei radicali e apparentamento con Di Pietro.
C'è il PDL, Forza Italia e AN con la base militante dei primi molto più pronta dei secondi. Ci sarà da lavorare, ma sarà diverso farlo in una eventuale posizione di potere. Si aggiungono Lega Nord e MPA, rispettivamente per Nord e Sud Italia.
La Sinistra abbandona la falce e il martello per sposare l'Arcobaleno e attende Vendola come futuro leader.
L'UDC va da sola in attesa che le europee possano riprendere Mastella e i centristi scappati da Walter e Silvio.
Ferrara fa la sua battaglia tutta in solitaria occupandosi solo di aborto. Argomento nobile e spinoso, ma senza prospettiva alcuna.
La Destra, i Socialisti, la sinistra estrema, la destra estrema e tanti altri partitini che attendono lo 0,9 di punteggio per avere 8 euro di rimborso elettorale per ogni crocetta sulla scheda, da qui fino ai prossimi 5 anni.

Dal 1994 ad oggi le elezioni sono state dei referendum nella persona di Silvio Berlusconi. "O si sta con lui, o contro di lui", così Michele Serra qualche settimana fa su Repubblica. Vero. Ma solo una forte personalità poteva portare il bipolarismo in Italia. Purtroppo fino a qualche giorno fa, non c'era anche un bipartitismo. Il che ha prodotto coalizioni fatte andando a cercare con il lanternino l'ultimo voto, davvero utile, in quell'occasione per aggiudicarsi tutto il piatto.

La vera novità la ritengo nella percentuale che faranno assieme PD e PDL. Se, come credo, i due maggiori partiti/coalizioni faranno tra l'85 e il 90%, allora si sarà scelto davvero il bipolarismo e anche un abbozzo di bipartitismo. Abbozzo perchè, da entrambi i lati da qui a creare una classe dirigente rappresentativa e diffusa per tutto la Nazione, beh, ci vorrà ancora lavoro.

Può essere l'occasione per creare partiti autenticamente popolari, ovvero dove la rappresentatività delle esigenze, delle speranze, dei bisogni, delle paure, dei sogni, delle volontà di tutti i singoli, possano diventare strumenti per un ampio progetto di Italia. Dove non solo la espressione democratica, spina dorsale per la costituzione di un partito, è alla base dello stesso,ma come chi si pone alla ricerca di questa, deve saper cogliere le istaneze locali e nazionali, economiche e finanziarie, sociali e personali.

Se invece questa cifra si attesterà tra l'80% o poco meno, allora ci sarà poco da stare allegri. La Grande Coalizione sarà alle porte.
La pole position sarà tutta per Gianni Letta, candidatura che una quindicina di anni fa, caduto il primo governo Berlusconi del '94, fu detronizzata da Giorgio Napolitano, allora esponente del PDS.

Ma che oggi, in caso di pareggio, vedrebbe l'inquilino del Quirinale felice di dare il mandato al Gran Visir del Cav. , che con la sua altissima abilità diplomatica, rappresentarebbe al meglio il "CaW", cioè Silvio più Valter. Due, tre anni di legislatura per mettere qualche soldino nelle tasche delle famiglie italiane e fare la riforma elettorale e costituzionale, almeno una parte.


Si pensa di dare la "buona-uscita" a Berlusconi con il Quirinale nella speranza che il centrodestra abbia trovato un suo assetto interno, dato che accentrando tutto solo ed esclusivamente sul leader, poi ci si è ritrovati a dare tutte le colpe o tutti i meriti solo a Silvio.

Il PD deve liberarsi ancora di qualche retaggio di "insofferenza" culturale verso alcune figure del cattolicesimo da parte degli ex PCI. Veltroni è il politico adatto. Ma solo in questa fase.

C'è tanto e tanto da lavorare quindi per la politica italiana. Speriamo in una grande presenza femminile e giovanile per poter costruire nuove prospettive di classi dirigenti.
Ma tutto questo è ancora da scrivere.

Intanto, noi, domani e lunedì, iniziamo ad andare a votare e mettere su la crocetta dove meglio crediamo. Sapete già cosa voterà Lo Stonato. Non che sia importantissimo. Ma a sodali e avversari, auguro il mio buon voto e il mio "in bocca al lupo".

A martedì. Lo Stonato.


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7 aprile 2008

La Paglietta Stonata. Due.

LA PAGLIETTA STONATA




McCain-Romney, c’è un ticket nell’aria


Campagna elettorale insieme in Utah. “Uniti, lavoriamo per il partito”.

Mitt Romney: l’avversario diventa alleato. Nomination in tasca ma ancora strada da fare. Da oggi anche meno pesante, per la dimostrazione di unità che fa pensare ad ticket fra gli ex rivali per la conquista della Casa Bianca.

Ritiratosi a febbraio dalla competizione elettorale dopo il "SuperTuesday", ha dato subito l'appoggio a McCain. Salt Lake City e Denver sono la prima apparizione pubblica della “strana coppia”. Quindi grande unità in casa repubblicana. 

E' stato lo staff di McCain a volere Romney nel team: carriera di primo piano, oltre che nella politica, nel mondo finanziario e porta con sè un patrimonio miliardario. Per una maggiore affidabilità sul fronte dell’economia e un’iniezione di liquidità nelle casse provate da mesi di campagna e da risultati non esaltanti nella raccolta fondi.

In qualità di ex governatore, in Massachusetts Romney può portare a McCain voti a sufficienza da strappare lo Stato ai democratici, ma può consegnargli anche Utah e Colorado, dove gode di un’enorme popolarità in quella larga parte della popolazione che condivide con lui l’appartenenza alla fede mormone: proprio in Utah Romney aveva stracciato McCain nelle primarie, conquistando il 90% dei voti dei repubblicani.


“Hillary, ritirati e appoggia Obama o il partito si spaccherà”

Il presidente del comitato democratico Dean chiede intanto ai superdelegati di rendere subito pubblica la loro scelta fra i due candidati. Ma le pressioni non spaventano la senatrice: “Posso ancora vincere”.


Trovare al più presto una soluzione, prima che lo scontro senza fine si traduca in una spaccatura interna al partito: ecco la maggiore preoccupazione in casa democratica prima che tutto sia irrimediabilmente perduto.

Parola di Patrick Lehay, uno dei superdelegati più influenti e aperto sostenitore di Obama. Il rischio della divisione interna può non essere sfruttato da un McCain che "colleziona gaffe", così ha aggiunto Lehay.

Il presidente del comitato nazionale democratico Howard Dean ha invitato i superdelegati a rendere pubblico il proprio supporto all’uno o all’altro candidato entro il primo di luglio: 350 su 800 sono ancora indecisi. La conclusione delle primarie prevista per il 3 giugno e la convention di Denver di agosto sono due date che si avvicinano inesorabilmente.
 
La senatrice ha un consistente appoggio dai superdelegati, ma Obama raccoglie con il trascorrere dei mesi continue vittorie, avendo presa sugli alti vertici del partito. Ultimo successo in ordine di tempo, la conquista del favore di Bob Casey, il senatore della Pennsylvania, ovvero lo Stato in cui si svolgerà il 22 aprile il prossimo importante confronto elettorale.

L’ex First Lady non molla: "Ogni volta che la nostra campagna dimostra la sua forza, la gente inizia suggerisce di mettere fine alla nostra rincorsa, la verità è che loro leggono i nostri stessi sondaggi e sanno, come noi sappiamo, che possiamo ancora vincere".


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31 marzo 2008

Il Politometro dello Stonato.

IL POLITOMETRO DELLO STONATO. QUA.


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14 marzo 2008

51.600

51.600

51.600.
E' il numero delle voci che il motore di ricerca "Google" ha trovato al mio cliccare della voce "Veltrusconi".
51.600 potrebbe essere un buon numero di voti di distanza tra SuperSilvio e Uolter per considerare la tornata elettorale politica del 13 e 14 aprile 2008 "pari e patta"?
51.600 è orientativamente poco più del doppio della distanza dei 24.774 (se non ricordo male) delle precedenti elezioni del 2006, pari allo 0,06 per mille dell'elettorato che aveva dato il Governo della Nazione a Romano Prodi.
valvio_veltrusconi.jpg ("imprestato" dalla mia amica)

All'epoca la sfida, vista in filigrana come un personalissimo referendum su Berlusconi da cui il Cav. ne uscì vincitore, nonostante il risultato, pose le basi per la resa dei conti all' interno dell' UDC, con Casini che venne anticipato da Follini e pressato da Giovanardi. Risultato: entrambi fuori dallo scudocrociato. Non male per chi non voleva una versione "titanica" del centrodestra, per usare le parole di Harry "Follini" Potter.
 

La Lega più che le elezioni attendeva il referendum sulla riforma costituzionale. Schianto pazzesco per il partito di Bossi, commissariato al duo Maroni-Calderoli che mal si sopportano: più istituzionale il primo, più movimentista il secondo.
 

AN. .......... Facciamo così: da militante dovrei occupare tutto il post. Al mio partito ne dedicherò uno a parte.


Il centrosinistra tracheggia, il centrodestra non fa una mossa -a parte la manifestazione del dicembre 2007- e Prodi da buon ex democristiano, della sinistra cattolica, si prepara per restare al potere per altri 10 anni. A sentire D'Alema. Parola di avversario.
Eletto Napolitano, perchè perdere tempo a far cadere il Governo? Per poi mandare subito SuperSilvio al Colle? Rischioso. Fini e Casini farebbero volare gli stracci nel centrodestra.

 

Tra politica estera e DI.CO. il Governo cade e risorge.
La magistratura e la comunicazione entrano nell'agone e mettono il carico da undici. Mastella deve/dovrebbe/dovrà pagare per tutti. La Chiesa non ha la minima intenzione di parare chi ha fatto il bello e il cattivo tempo in una regione d'Italia sotto lo scacco delle organizzazioni criminali (Camorra) e sotto lo scacco dell'immondizia (Camorra).

  

Da Trastevere arrivano interventi continui. Fuori dallo spartito, ma assolutamente comprensibili a livello politico: la Democrazia Cristiana non c'è pù. E se manca una  rappresentanza politica e partitica che si pone a mediare le istanze sociali cristiane, tanto vale farsi sentire in prima persona. Si vede e si sente che non sono fortissimi in comunicazione. E pagano a suon di retiffiche qualche intervento.
 

L'economia langue. Esportazioni a parte, la Ministro Emma Bonino è una delle poche che ha capito la Globalizzazione -interdipendenza tra:
Flussi (economici, finanziari e anche a livello teconologico e comunicativo/informativo)
e Territori (non solo più est-ovest, "pre" crollo del Muro, ma anche Nord-Sud del mondo). Finanziaria robusta. Robustissima. Da colesterolo. I conti reggono e il Paese no: prima i libri mastri in ordine, poi la politica sociale. Tattica legittima, ma per niente al passo con i tempi.
  

Si affaccia qualche tema etico, ma serve solo per "fare gazzosa" come si dice dalle mie parti: gli italiani sono un popolo che ragiona solo a pancia a piena. E al calduccio. E sicuri. Immigrazione e violenza diffusa -dalle famiglie, fino alle periferie- rendono meno tranquilli tutti.
Nasce il PD e solo Prodi sembra non accorgersene. Veltroni parte in quarta (e si vede perchè ora ha un pò il fiatone) e tira dritto per la sua strada. Non poteva fare altrimenti. La coalizione non c'è il Governo quasi no: il centrosinistra è quindi nato.

 

Una scusa vale l'altra. E quella macchietta del Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il dott. Maffei, indaga il Ministro della Giustizia Mastella.
Capirai. Dimissioni? Dimissioni. Sostegno da Prodi? Sostegno da Prodi. Sostegno dal Governo? Tiè.



Patatrac e si andrà a votare. Casini strappa, la sinistra diventa Sinistra e il PD trova nel compagno Fausto il suo più grande avversario. Vecchia storia: rancori mai sopiti, individualità troppo forti e una resa dei conti mai fatta dopo la Bolognina, porta Uolter a spezzare con la sinistra. Che scritto così fa ridere, ma è tutto vero.


51.600.
Inciucio? Pateracchio? Papocchio? Minestrone? Combutta? Sordida intesa?
No.
Le normali e tranquille elezioni politiche italiane. Con buona pace di una destra conservatrice, popolare e nazionale e una socialdemocrazia di tipo tedesco. Di entrambe si aspetta la nascita.

51.600.
Se conoscete il modo per far diventare questa cifra in qualche numero giocabile al lotto, avvisatemi.
Perchè li giocherò al contrario.
Ma anche no.

LO STONATO


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12 marzo 2008

La Paglietta Stonata. Uno.

LA PAGLIETTA STONATA 

Quel mattacchione dello Stonato Vostro è stato precettato per finire in una tesi di laurea col suo blog. Ohibò. E poi dice che non c'è più religione, nè le mezze stagioni.
Ma tant'è... tema: le primarie negli Stati Uniti d'America.
Ergo, attendo vostri suggerimenti per poter aiutare la collega a produrre un lavoro buono e commendevole.
Nasce quindi una nuova rubrica: La Paglietta Stonata (è in codice, non posso aggiungere altro, portate pazienza...)
Attendo TUTTI i suggerimenti possibili e immaginabili. Ovviamente pubblicabili.
Ma anche no.
...ops... volevo dire... ehm... insomma, vi aspetto.

LO STONATO



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Chiariamo la prima questione:

Primarie, caucus e convention:
cosa sono?

Per essere eletti, occorre ottenere la «nomination» di un partito alla «convention» grazie alla maggioranza dei voti avuti alle primarie e ai caucus.
Un caucus in sostanza è una riunione ristretta degli attivisti locali del partito.
 
Le primarie sono invece votazioni vere e proprie, non sempre riservate a un partito solo. Infatti le primarie, con qualche variante, sono di due tipi: chiuse o aperte. Nelle prime sono ammessi al voto solamente gli elettori iscritti nelle liste elettorali come votanti del partito che le ha indette. Nelle seconde possono votare tutti gli elettori, e quindi anche gli indipendenti e i simpatizzanti di altri partiti, sempre purché iscritti nelle liste elettorali.






Il numero di delegati eletto alle primarie e caucus è variabile per ciascun partito: maggiore il numero degli abitanti, maggiore il numero dei delegati.
Non tutti gli Stati hanno adottato il sistema dei caucus o delle primarie: il Kansas non l'hanno fatto. Si svolgono le primarie anche a Portorico, Guam, isole Vergini americane, Samoa americane e americani all'estero (solo per i democratici).
Le primarie si adottarono per la prima volta a livello federale (già usate nel Wisconsin dal 1903) nelle elezioni del 1912. 

La «convention» è il momento conclusivo verso il quale tende tutto il sistema dei caucus e delle primarie: è il congresso del partito che sceglie (ma, il più delle volte, non può che ratificare l'esito delle primarie svoltesi in precedenza) i candidati alla presidenza, alla vice presidenza e discute e delibera a proposito del programma elettorale.
La «nomination» è l'investitura ufficiale che un partito dà al proprio candidato.
Il «ticket» è il nome che viene dato all'accoppiata dei candidati alla presidenza e alla vice presidenza.

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Si vota da gennaio a giugno,
il via in Iowa
 
Chiudono gli appuntamenti con le urne Montana, Nuovo Messico e Dakota del Sud.
Cartina degli stati Uniti d'America

Le elezioni primarie rappresentano il primo passo nel lungo e complesso processo per l’elezione del presidente degli Stati Uniti, e danno agli elettori la possibilità di scegliere i candidati dei loro rispettivi partiti, che si sfideranno poi nell’elezione generale del 4 novembre 2008.
usa.jpg

IL CALENDARIO - Tradizionalmente, il calendario delle primarie è stato scandito in maniera precisa tra gennaio e giugno dell’anno del voto, con una scaletta che iniziava dall’Iowa il 14 febbraio. Per le primarie del 2008, tuttavia, molti Stati hanno deciso di accorciare i tempi.

L’Iowa ha anticipato la sua data al 3 gennaio,
seguita l’8 gennaio dal New Hampshire,
il 15 dal Michigan,
il 19 da Nevada e Carolina del Sud (ma solo per i repubblicani, mentre i democratici voteranno il 26 gennaio),
il 22 dalla Louisiana,
il 25 dalle Hawaii e
il 29 dalla Florida.

In Wyoming si vota il 5 gennaio, ma solo per i repubblicani, mentre per i democratici il voto è l’8 marzo.
Il 2 febbraio si vota in Maine (per i repubblicani), ma la fetta più grande è per il 5, o Super Tuesday, quando sarà la volta di ben 21 stati tra cui
California,
Illinois,
New Jersey e
New York,
ai quali faranno seguito:
il 9 la Louisiana,
il 10 il Maine (per i democratici),
il 12 Maryland, Virginia e Distretto di Columbia,
il 19 Wisconsin, Washington e Hawaii (solo per democratici).

A marzo è la volta di altri otto stati:
Massachusetts,
Minnesota,
Ohio,
Rhode Island,
Vermont, Texas,
Mississippi e
Wyoming
per democratici.

Ad aprile si vota solo in Pennsylvania, il 22.

A maggio sono sette gli stati in calendario:
Indiana,
Carolina del Nord,
Nebraska,
West Virginia,
Kentucky,
Oregon,
Idaho
.

Chiudono il ciclo
Montana,
Nuovo Messico
e Dakota del Sud
il 3 giugno.

Mount Rushmore

Il Kansas ha deciso invece di non tenere elezioni primarie per le presidenziali del 2008. Come riportato dalla National Association of Secretaries of State (Nass), potrebbero ancora esserci cambiamenti, se pure minimi.
LE CONVENTION - Al termine delle consultazioni si svolgeranno le convention nazionali dei due partiti: quella democratica a Denver, Colorado, dal 25 al 28 agosto, e quella repubblicana a Minneapolis, Minnesota, dall’1 al 4 settembre.

IL SISTEMA DI VOTO - Il sistema di voto cambia da stato a stato e a seconda del partito, ma può essere classificato in alcune categorie principali. Le primarie possono, ad esempio, essere «chiuse», il sistema preferito in genere dai due grandi partiti americani, che consente cioè solo a chi è formalmente iscritto di scegliere un candidato. In questo caso gli elettori indipendenti non possono partecipare. Oppure possono essere "aperte": chiunque può votare, indipendentemente dalla militanza politica. Al punto che persino i ’franchi tiratori’ del partito avversario possono votare, nella speranza di selezionare un candidato debole per avvantaggiare il proprio il giorno delle elezioni vere e proprie. C’è una via di mezzo, le primarie "semi aperte" che consentono a chiunque di votare per un candidato, ma impongono che al momento del voto avvenga l’iscrizione nelle liste elettorali di uno dei due partiti.


LE CANDIDATURE - Aperta è anche la scelta dei candidati: tutti possono partecipare al voto. Questo impedisce ai partiti di appoggiare un particolare candidato e li obbliga a uniformarsi a quanto deciso dagli elettori. Ma ci sono anche criteri di scelta che esulano del tutto dall’appartenenza di partito. E’ il caso del sistema che vige ancora in Louisiana, detto «a coperta». I candidati vengono scelti indipendentemente dal loro partito. O le primarie «a ballottaggio»: i due candidati che raccolgono i maggiori consensi si sfidano nel voto finale, anche se sono espressione dello stesso partito.

SISTEMI A CONFRONTO - I sistemi «chiusi» sono una garanzia maggiore per i partiti, ma le primarie «aperte» vengono privilegiate per il valore aggiunto della libera partecipazione. Negli Stati Uniti, al contrario della tradizione europea, il voto non è considerato un dovere civico ma un diritto, è un’espressione volontaria di democrazia che richiede un impegno attivo da parte dell’elettore, inclusa la volontaria iscrizione alle liste elettorali di un partito o come indipendente.



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25 febbraio 2008

La Famiglia prima di tutto.

All in the family … Fidel Castro talks to his brother Raul in
2004.

LA FAMIGLIA
PRIMA DI TUTTO.


È lui, Raul Castro Ruz, l'«eterno secondo» della Rivoluzione, la personalità che l'Assemblea nazionale ha scelto per assumere il timone di Cuba nel prossimo quinquennio che, a detta di tutti gli analisti, non si presenta per nulla facile.

Da sempre vicepresidente e comandante delle Forze armate rivoluzionarie (Far), il più giovane dei Castro ha da subito fatto capire che la sua gestione non sarà burocratica nè di routine, quando nel messaggio letto in Assemblea dopo l'elezione, ha toccato senza giri di parole tutti i punti controversi della politica e dell'economia cubana, ammettendo apertamente l'esistenza di «difficoltà interne».

Le possibilità che un outsider potesse a sorpresa cambiare lo scenario di una elezione che a L'Avana si dava per scontata, è andata via via scemando con il passare delle ore, fino alla pubblicazione del lavoro della Commissione nazionale per le candidature che ha riconfermato Ricardo Alarcon alla presidenza dell'Assemblea, e soprattutto ha spalancato il cammino verso la presidenza a Raul Castro.

Dopo il voto a scrutinio segreto del Parlamento, che è apparso ai più come una formalità davanti ad un risultato scontato, Alarcon ha ufficializzato l'elezione di Raul, che sarà affiancato da numerosi compagni appartenenti al gruppo delle »personalità storiche« (Ramon Machado Ventura, il Comandante della Rivoluzione Juan Almeida ed i militari Abelardo Colomè Ibarra e Julio Casas) e da due esponenti della »generazione di mezzo« (il vicepresidente Carlos Lage e Esteban Lazo).


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21 febbraio 2008

Una promessa è una promessa...

Una promessa è una promessa...

Nessun tipo di ingabbiattura di liste elettorali può esimermi da postaVi
questa notizia , per rispetto di chi perde persone care in situazioni tragiche nel Terzo Millennio.
Vi avevo fatto una
promessa e la voglio tenere come Vi dissi a suo tempo, nonostante tutte le beghe quotidiane.
Nonostante tutte le
rassicurazioni, è bene non mollare mai la presa.

LO STONATO.



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15 gennaio 2008

Il contratto collettivo nazionale di lavoro: in soffitta e non in paradiso.

Il contratto collettivo nazionale di lavoro:
in soffitta e non in paradiso.



Giuseppe Berta oggi su "La Stampa" l'ha spiegato -come sempre fa- in modo chiaro.
In Italia il sistema della contrattazione collettiva è bloccato; vedere lo stallo in cui nella trattativa dei metalmeccanici. Il solito, purtroppo, copione sopravvissuto anche nella Seconda Repubblica e, figuriamoci, alla Globalizzazione.

Alcuni "riti" che presiedono (ancora prima delle persone e dei problemi che si tentano di far emergere) ai vari "tavoli delle trattative", rientrano negli schemi connaturati alle relazioni industriali. Ahimè, sempre più difficili da comprendere per la maggioranza dei non addetti ai lavori. Fino al ricomparire di forme di conflittualità desuete e di scarsa efficacia: blocchi stradali e ferroviari in un Paese dove il funzionamento delle infrastrutture è già deficitario.

Eppure, in autunno l’accordo era parso quasi a portata di mano. La Fiat che paga gli anticipi retributivi sul nuovo contratto, erano state lette come un indizio della volontà d’un settore importante del sistema delle imprese di chiudere rapidamente la vertenza. 

A fine anno, poi, nel clima suscitato dalla tragedia della ThyssenKrupp, si è verificata una sorta di riscoperta del valore del lavoro industriale, con una maggiore sensibilità per i risvolti economici della condizione operaia. Ciò ha rafforzato la tendenza a mettere mano alla cosiddetta «questione salariale», l’altro tema che, a lato della trattativa dei metalmeccanici, sta impegnando le organizzazioni sindacali e il governo.


Da un lato abbiamo un consenso abbastanza diffuso sulla necessità di cercare un modo che permetta di elevare i salari; dall’altro lo scoglio dei procedimenti sindacali in vigore, che non fanno passi avanti. 
 
(Alberto Sordi ne "I Vitelloni"
1953.  Regia di F.Fellini) 

La ragione di una simile impasse non ha radici politiche, come potrebbero far pensare numerosi commenti scritti dopo la morte dei sette operai della ThyssenKrupp. Non dipende dal velo di opacità che sarebbe sceso sugli operai in seguito alla sconfitta sindacale alla Fiat dell’autunno 1980.

Sostenere che allora e per sempre si sia giocato il loro destino sociale costituisce una formula retorica magari affascinante, ma che ha ben poco riscontro nella situazione odierna, quando ormai sono passati trent’anni.

E’ lo strumento del contratto nazionale che non rappresenta più la leva in grado di rilanciare la dinamica salariale. Gli operai sono ancora numerosi in Italia, come ci ricordano le statistiche. Ma lavorano in ambienti produttivi, territoriali e sociali tutt’altro che omogenei. È giusto che il loro lavoro venga premiato, ma perché costituisce un segmento rilevante della nostra economia, non in virtù di un’astratta primogenitura sociale, che da tempo è uscita dal novero delle ideologie ancora in circolazione. Va compensato per la capacità produttiva che esprime, per il sostegno che dà alle componenti d’impresa più dinamiche, quelle che si misurano continuamente con la concorrenza internazionale.


Per questo servono nuove regole contrattuali tali da assicurare meccanismi di riconoscimento sul terreno retributivo.
1) Innovazione anche nelle relazioni sindacali, se vogliamo che il lavoro industriale non sia penalizzato nel confronto con le altre attività.
2) Procedure di negoziato modellate sulla realtà concreta dei lavoratori e delle imprese, che riescano ad assicurare la composizione dei loro interessi, evitando la periodica stasi delle grandi trattative nazionali. Non è un compito che ricade sulle spalle di sindacati e Confindustria soltanto.
3) Governo e il Sistema Politico non si sottraggano alle responsabilità, se davvero vogliono che non sia sempre Cipputi a pagare per ultimo, come ha detto ieri Giuliano Amato, intervenuto a sostegno dei metalmeccanici. 

Uno studio realizzato da Simone Landini e Renato Lanzetti metteva in luce, già due anni fa, come fra il 1995 e il 2005 il costo del lavoro fosse aumentato del 50,8% nella pubblica amministrazione contro il 29,9% dell’industria. Una cifra che basta da sola a illustrare come lo Stato sia un padrone ben più generoso dei privati. Se esiste una «questione salariale» nell’industria, è anche per effetto di una politica fiscale che deve sopportare questi costi.

Locandina de La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri

( "La classe operaia va in Paradiso" di Elio Petri, del 1971. Con Gian Maria Volontè e Mariangela Melato) 




permalink | inviato da lostonato il 15/1/2008 alle 15:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

7 gennaio 2008

Pierino cerca casa. Quindi, l'aiuta D'Alema.

Lasciato il Botteghino, quella che fino a poco fa è stata la sede nazionale dei Ds in via Nazionale, Piero Fassino si è trovato, metaforicamente parlando, in mezzo a una strada.
Luca Telese de "Il Giornale" forse se l'era immaginato in maniera fin troppo drastica a passeggiare al parchetto. Non so se a leggere l'Unità (vedi: Angelucci)

L' ex leader è alla ricerca di stanza in vista del trasloco nel loft veltroniano dove sarà ospitato il neonato Partito democratico. Per carità, nulla di drammatico, fanno sapere i collaboratori di Pierino cerca casa. Anche perché, un po' a sorpresa, in suo aiuto è arrivato il vecchio rivale di partito, Massimo D' Alema.

Inutile perdersi in chiacchiere: Massimino nostro, furbastro di tre cotte, vedendo bene tutti i sotterfugi che in larga parte del PD si erano fatti per evitare il referendum, ha pensato bene di premunirsi aiutando Pierino.
Nessuna sfera di cristallo nel carpire le dichiarazioni di Franceschini di qualche giorno fa.
E' SuperMassimo che si è mosso prima e come al solito molto abilmente e anticipando tutto e tutti, Veltroni compreso.
 (caricatura di Luigi Simeoni http://www.luigisimeoni.com )


Il baffuto ministro degli Esteri ha chiesto al segretario generale, l' efficiente Giampiero Massolo, di trovare un ufficio adeguato per Fassino ai piani nobili di palazzo Farnesina. Una sollecitazione più che motivata dal titolare degli Esteri: il futuro inquilino da poco è stato nominato inviato dell' Unione Europea in Birmania. Quindi, svolge un ruolo diplomatico di altissimo rango.

Ma l' impresa, quando si tratta di aggiungere una poltrona (ministeriale), si sta rivelando più problematica del previsto.


E alla Farnesina qualcuno ha fatto osservare pure (ovviamente nei corridoi, secondo tradizione delle nostre feluche) che per l' incarico ricoperto Fassino, in realtà, dovrebbe alloggiare nella rappresentanza dell' Unione a Roma. Intanto, nel gioco delle scrivanie presto potrebbe liberarsi quella dell' attuale direttore degli Affari Politici, Giulio Terzi, destinato a diventare vice di Giampiero Massolo (foto qua sotto)

prima di traslocare alla rappresentanza Onu di New York occupata dall' ambasciatore Marcello Spatafora (qua sotto)



(ispirazione: Fernando Proietti CONTROMANO il Mondo RCS)

4 gennaio 2008

THYSSENKRUPP, L'ADDIO ALLA SETTIMA VITTIMA, GIUSEPPE DEMASI

THYSSENKRUPP, L'ADDIO ALLA SETTIMA VITTIMA

L'addio di Torino a Giuseppe Demasi
Scaraventata via corona della Thyssen

Ho sempre preferito scegliere di lasciare tutti i post che riguardano le morti sul lavoro in nero. Ho evidenziato a fine pezzo la frase del Ministro Damiano.
Perchè davanti a sette bare di sette persone morte di lavoro si deve riflettere e agire.

Chi frequenta il mio blog sa che mi sto dando da fare per oraganizzare un convegno presso la mia Università per parlare di incidenti e sicurezza nei luoghi di lavoro. C'è davvero da farsi il mazzo. Ma lo faccio volentieri.

Come volentieri e con immenso affetto faccio arrivare alle famiglie delle vittime il mio abbraccio e solidarietà, contando di far sapere loro quanto sto cercando di fare.
E quando sarà tutto pronto, vi chiederò una piccola mano di aiuto per spargere la voce.

A presto,
LO STONATO



Nella chiesa di via Val Della Torre
anche i ministri Damiano e Ferrero.
I colleghi operai contestano l'azienda
TORINO
C’era una folla commossa questo pomeriggio a Torino nella chiesa del Santo Volto a porgere l’ultimo saluto a Giuseppe Demasi, la settima vittima dell’incendio scoppiato nell’acciaieria della ThyssenKrupp di Torino il 6 dicembre scorso. Demasi è morto domenica scorsa per arresto cardiaco all’ospedale Cto di Torino all’età di 26 anni dopo oltre tre settimane di agonia. Sulla bara la maglia di Alessandro Del Piero, con gli autografi dei giocatori bianconeri e una sciarpa della Juventus, la squadra del cuore di Demasi.

A salutare per l’ultima volta l’operaio dell’acciaieria torinese accanto ai genitori e alla sorella Laura, amici, colleghi e gente comune. L’arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, che ha officiato la cerimonia funebre, durante l’omelia ha letto anche un telegramma inviato dal cardinale Tarcisio Bertone e ha ringraziato il Presidente della Repubblica che, «nel messaggio di fine anno, ha voluto ricordare la tragedia della Thyssenkrupp e ha inviato ai familiari delle vittime e a tutta la città il suo abbraccio».

La corona della Thyssen gettata via dagli operai

A rappresentare il governo il ministro del Lavoro Cesare Damiano e quello della Solidarietà sociale Paolo Ferrero mentre in rappresentanza delle istituzioni locali c’erano il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il presidente della provincia, Antonio Saitta e il vicepresidente della regione, Paolo Peveraro. Presenti anche Dario Fo e Franca Rame, il direttore generale di Intesa Sanpaolo, Pietro Modiano, i senatori Enzo Ghigo e Gianfranco Morgando.

Mentre nella chiesa che sorge nell’ex area delle ferriere di Torino, si celebrava la cerimonia funebre, all’esterno c’è stato qualche momento di tensione quando i colleghi di Demasi si sono scagliati contro la corona di fiori inviata dalla ThyssenKrupp scaraventandola per terra. Ed alla Thyssenkrupp si è rivolto il ministro Damiano, al termine del rito funebre. «Dirò ai rappresentanti della Thyssen che hanno sbagliato, soprattutto all’inizio quando c’è stato un silenzio che è stato letto come una sorta di indifferenza, e gli dirò di guardare al futuro di questi lavoratori». «La Thyssenkrupp - ha annunciato Damiano - mi ha chiesto un incontro, che le è stato concesso. C’è bisogno che l’azienda recuperi. Il governo si sta muovendo, sta facendo delle leggi, ma non è sufficiente se nelle imprese non c’è la cultura della sicurezza e della prevenzione».


Giuseppe Demasi, 26 anni, in una foto insieme alla sorella


Il ministro del Lavoro ha poi lanciato un appello perchè questa tragedia non venga dimenticata.
«Quello che dobbiamo fare - ha detto - è non spegnere i riflettori su questa tragedia e pensare ai familiari delle vittime e ai lavoratori. È una strage degli innocenti e non si può ripetere».

http://www.lastampa.it/
Torino/cmsSezioni/cronaca/200801articoli/5582girata.asp

30 dicembre 2007

BUON ANNO A TUTTI VOI !!!

L'immagine “http://www.mantovaninelmondo.com/Associazione/notizie/2007/PresidenteNapolitano.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Sarà tutto pronto anche quest’anno.
Stesso studio, stesso scenario, e fondamentalmente stesso discorso.
Quelle sulle riforme istituzionali che servono a migliorare il Paese.

Eterne promesse da marinaio? Peggio, i naviganti almeno sono
finiti nei proverbi. Noi neanche.
Siamo finiti nel catalogo dei figli e dei fidanzati che promettono in casa e alle morose che
“il prossimo anno sarò… farò… vedrai che…”

Giorgio Napolitano imposterà il suo discorso sul dialogo che
maggioranza e opposizione devono ritrovare per migliorare le istituzioni, a partire dalla legge elettorale. I temi della sicurezza del lavoro, ambientali, della sicurezza, dell’economia, della politica internazionale saranno tutti doverosamente toccati.

Ma come? Con il Concetto di Nazione a mò di feticcio presso il quale (far) attaccare cappello anche a chi in valori accettabilissimi, ma distinti a distanti da altri; o come un Ideale vero? Qualcosa in cui potersi riconoscere tutti, indistintamente dal sesso, etnia, credo politico e religioso?

Ci spero davvero.
Perchè questo Concetto sia fatto per durare
non solo lo
spazio di un discorso televisivo.

Ma sia per Noi Tutti un vero Dato di Partenza.

Un Dato Oggettivo ed Emozionale.

Che non debba solo trovare nel mito della
Patria il suo
approdo.
Ma quella spinta orgogliosa che possa far
evolvere il Paese.

Si ricorderà nel 60^ anniversario della promulgazione della
nostra Costituzione il valore di essa per noi; ma che non la si veda fresca d’inchiostro. Non è vero e non si farebbe onore a chi l’ha scritta.

Perché non voglio pensare che, da De Gasperi a Togliatti, da Valiani a Nenni, tutti i costituenti pensassero che essa fosse immutabile; ma potesse essere il punto di partenza e non di arrivo del nostro progresso nei tempi.

LO STONATO per scaramanzia (almeno per me ha funzionato) promette la minor quantità di errori e il maggior impegno per le idee a cui tiene. E, sempre per scaramanzia, maggiori opportunità per tutti, pari alla felicità che ciascuno si augura.

BUON ANNO A TUTTI VOI !!!

http://gcanc.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/tifoso.jpg


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19 dicembre 2007

Ancora stragi sul lavoro...

INCENDIO THYSSEN:
MORTO IL SESTO OPERAIO.
E MORTI ALTRI 5 OPERAI
TRA ALESSANDRIA,
VENEZIA, ROMA,
VIGNOLA E MELFI.
QUESTA E' STRAGE.

  
 
 
  

Sale ancora il bilancio dell'incidente
all'acciaieria torinese:
non ce la fa il 26enne
ricoverato a Genova.
Tensione ai funerali di Rocco Marzo,
contestati i dirigenti dell'azienda.


GENOVA - È morto Rosario Rodinò,
l'operaio di 26 anni rimasto gravemente
ferito nell'incendio scoppiato all'acciaieria
ThyssenKrupp di Torino e ricoverato
presso il reparto grandi ustionati
dell'ospedale Villa Scassi di Genova. 
A darne notizia è la direzione sanitaria
del nosocomio. Sale dunque a sei il
bilancio delle vittime
dell'
incidente avvenuto nella
notte tra il 5 e il 6 dicembre

che ha riportato di attualità
il tema delle morti sui luoghi di lavoro.

«MANI SPORCHE DI SANGUE» -
Nel frattempo, oggi, a Torino,
nella parrocchia di San Giovanni Maria Vianney
nella zona di Mirafiori sud,
il cardinale Severino Poletto
ha celebrato i funerali di Rocco Marzo,
un altro dei lavoratori rimasti
coinvolti nell'incidente della Thyssen.
Ci sono stati momenti di tensione
alla cerimonia. Ciro Argentino,
sindacalista della Fiom e compagno
di lavoro delle vittime, ha stracciato
il nastro che cingeva la corona
di fiorni inviata dall'azienda.
Poi, rivolgendosi ai dirigenti
che entravano in chiesa
(tra loro anche l'amministratore
delegato, Harald Espenhahn)
ha gridato:
«Avete le mani sporche di sangue».

«SERVE UN SUSSULTO» -
Assieme al cardinale Poletto,
sull'altare, c'erano altri sacerdoti,
tra cui il fondatore del gruppo Abele,
don Luigi Ciotti. Alla cerimonia hanno
assistito anche il sindaco
Sergio Chiamparino e i presidenti
della Regione e della Provincia,
Mercedes Bresso e Antonio Saitta.
Regione e Provincia hanno tra
l'altro annunciato martedì la
propria intenzione di costituirsi
parte civile se la Procura
deciderà di avviare un procedimento
e il rogo alla Thyssen dovesse finire
in un aula di tribunale.
La notizia
della sesta vittima non è passata
inosservata durante la celebrazione.
«Mi auguravo di avere chiuso
questa vicenda con le esequie
nella Cattedrale - ha detto il
cardinale Poletto
, riferendosi ai
funerali delle prime
quattro vittime, tenutisi
la scorsa settimana
-.
La solidarietà della città è grande,
anche l'azienda si è unita.
Ma non basta. Serve un sussulto.
Quella della sicurezza sul lavoro
è un'emergenza nazionale».

STRAGE INFINITA - Le parole
del cardinale Poletto sono
di estrema attualità. E' una strage
che sembra non avere mai fine,
quella causata dalle
cosiddette «morti bianche», che ancora

nella giornata di martedì
aveva fatto registrare altri
cinque caduti sul lavoro
(un
operaio dell'Arsenale di Jesolo,
un manovale di una ditta che si
occupa di impianti fognari, un addetto
al reparto stampaggio della Fiat di Melfi,
un carpentiere bresciano precipitato
da un'impalcatura in un cantiere,
il dipendente di una fornace ad
Alessandria), oltre a diversi feriti
gravi in una decina di episodi in
diverse zone d'Italia.

MANIFESTAZIONE A ROMA - Per protestare
contro lo stillicidio di decessi e per
testimoniare solidarietà alle vittime,
martedì sera si è svolta a Roma una
manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil,
con l'obiettivo di sensibilizzare sulla
necessità di maggiore sicurezza sul lavoro.
Il Colosseo è stato illuminato per l'occasione.
All'iniziativa hanno partecipato anche il
sindaco di Roma, Walter Veltroni, e i
tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil,
Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e
Luigi Angeletti. Ai piedi del Colosseo,
dalla parte che guarda verso l'Arco di
Costantino, è stato esposto uno
striscione con la scritta «Mai più».
 

tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/07_
dicembre_19/thyssenkrupp_
sesto_operaio_morto_
1d49a86a-ae0e-11dc-
8dc1-0003ba99c53b.shtml


Il lavoro continua a uccidere
in Italia. Dopo la strage nell'
acciaieria della ThyssenKrupp,
altri cinque operai sono morti
oggi nel giro di poche ore.
Uno schiacciato tra due carrelli
in una fornace dell'Alessandrino,
un altro travolto dalla caduta
di travi di legno all'Arsenale
veneziano. La terza vittima è
un giovane di 22 anni colpito
da un tubo a Cecchina (Roma).
Il quarto operaio nello
stabilimento Fiat di Melfi, il quinto
a Vignola, in provincia di Modena:
è un carpentiere che stava
costruendo un solaio.

NELL'ALESSANDRINO -
Il primo incidente mortale è
avvenuto in una fornace di Valenza,
in provincia di Alessandria.
La vittima è un operaio di
53 anni, Franco Raselli
, che
abitava nella stessa città.
L'uomo è rimasto schiacciato
tra due carrelli di trasporto del
materiale. La linea di produzione
della fornace, la San Marco Terreal
Italia, è stata sequestrata dal
procuratore di Alessandria
Michele Di Lecce. Nella fornace
stanno indagando i carabinieri
e i Servizi di prevenzione
ambienti di lavoro
(Spresal) dell'Asl.

A VENEZIA- Altra vittima all'
Arsenale di Venezia.
Un operaio di 55 anni,
Maurizio Michielon, di Jesolo
,
è stato travolto da alcune
travi in legno che erano
state accatastate in vista
della messa in opera, ed è
morto all'istante. L'operaio era
dipendente della Iccem
(società veneziana di costruzioni)
chiamata al recupero e restauro
di una serie di capannoni
della parte civile dell'Arsenale,
concessi al consorzio di
ricerca e servizi Thetis.

VICINO ROMA -
Non c'è stato nulla da fare
anche per un operaio di 22 anni,
morto nell' ospedale di Albano
Laziale a causa delle gravi ferite
subite in seguito a un incidente
sul lavoro, avvenuto a Cecchina,
vicino a Roma. L'operaio era
dipendente di una ditta in appalto,
incaricata della realizzazione di
un impianto fognario. Per cause
da accertare, durante le fasi di
scarico di grossi tubi, uno di
questi ha colpito il giovane,
ferendolo gravemente.
Trasportato in ospedale,
l'operaio è morto poco dopo
il ricovero. Sull'incidente
indagano i carabinieri della
compagnia di Castel Gandolfo
e gli ispettori del lavoro.

A MELFI -
Altra vittima nello stabilimento
di Melfi (Potenza) della Fiat

dove un operaio è morto per le
ferite e le lesioni subite in un
incidente. L'operaio è dipendente
di una ditta esterna, con sede in
Campania: stava pulendo un
macchinario dai residui della
produzione, nel reparto stampaggio,
quando è stato investito o è
rimasto schiacciato nella stessa
apparecchiatura. L'operaio è
stato soccorso e trasportato in
ospedale, ma è morto poco
dopo il ricovero.

A VIGNOLA -
Infine un carpentiere di 37 anni,
originario di Brescia
, è morto nel
primo pomeriggio mentre lavorava
alla costruzione di un solaio del
nuovo centro polifunzionale in
costruzione di Vignola, nel
modenese, sito in via Di Mezzo.
L'uomo, mentre stava posizionando
delle asse o delle putrelle con
l'ausilio di una gru, si è accorto
che una di queste era messa
male: si è quindi spostato per
rimuoverla, sganciandosi anche
dalla sua posizione di sicurezza:
in seguito alla caduta dell'asse,
avrebbe perso l'equilibrio,
schiantandosi a terra da una
altezza di cinque metri.
L'operaio è morto sul colpo.
 
tratto da: 
http://www.corriere.it/cronache
/07_dicembre_18/morti_
bianche_0254af62-ad7a-
11dc-af1c-0003ba99c53b.shtml

12 dicembre 2007

INCIDENTI SUL LAVORO: Marco Vitale, Amministratore di Imprese, scrive sul "Il Sole 24 ore" della Strage alla ThyssenKrupp

Marco Vitale, Amministratore di Imprese, scrive sul "Il Sole 24 ore" della Strage alla ThyssenKrupp

Da oggi sento l'esigenza di lasciare questo articolo a lutto.
Perchè poteva esserci mio padre lì dentro, in quella fabbrica.
Le foto a colori servono per illustrare meglio i post.
So che tutti i miei visitatori, persone attente e sensibili,
da qualunque parte schierate politicamente, sapranno capire questo mio gesto.

LO STONATO

La strage dell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino è di quelle che colpiscono profondamente. Vedere questi giovani uomini (il più maturo aveva 43 anni), onesti e bravi lavoratori, con tanti figli piccoli, morire così sul lavoro, mentre altri tre colleghi, al momento in cui scrivo, sono ancora in pericolo di vita. Vedere queste famiglie sconvolte è cosa che stringe il cuore. Le reazioni, oltre alla partecipazione al dolore, sono state per lo più, tipicamente italiane: demagogiche, roboanti, fondamentalmente inutili.


Tra i giornali che leggo, solo Luciano Gallino ha impostato una riflessione seria (si veda La Repubblica 7 dicembre) alla quale vorrei collegarmi.
Gallino ricorda che lavorare in acciaieria è sempre pericoloso e costa una immensa fatica. 

Ma questo non deve valere come alibi, bensì solo per enfatizzare che, proprio per questo, la responsabilità dell'impresa, dei dirigenti e degli amministratori è ancora più alta: «Ogni minimo guasto può costare una mutilazione o la vita».

Ciò resta vero anche se le nuove tecnologie e la più avanzata organizzazione del lavoro hanno trasformato profondamente, in meglio, anche il lavoro in acciaieria e in fonderia. Un'altra cosa da dire è che, da alcuni anni, le acciaierie godono di profitti altissimi, spesso strepitosi e le loro prospettive restano straordinariamente buone. Il che rende ancora più colpevole chi non investe in modo più che adeguato in sicurezza e manutenzione preventiva.

Non siamo certamente in grado di giudicare le cause precise della tragica strage di Torino e quindi non possiamo e non vogliamo lanciare accuse a vanvera ma sviluppare una riflessione di carattere generale.

Scrive Gallino: «Quello che si intravede nello sfondo di questo incidente è una cultura di impresa che nella sua lista di priorità colloca la produzione, il fatturato, i bilanci, la competitività molto in alto, mentre ripone molto in basso il destino delle persone le quali alla produzione, al fatturato e al bilancio aziendale materialmente provvedono…. Ma a questo punto sarà pur lecito chiedersi che cosa ci stanno a fare i manager pagati milioni di euro l'anno, le legioni di laureati in economia aziendale che sanno tutto su come si genera un corposo flusso di cassa, le falangi di tecnici che inventano prodotti e apparati produttivi aggiornati quasi di giorno in giorno, gli autori di infiniti saggi scientifici che spiegano come ottimizzare la redditività del capitale, i soliti inviti ad affrontare la sfida della competitività. Che cosa ci stanno a fare tutti costoro, voglio dire, se alla fin dei conti non riescono a elaborare e a mettere in pratica una cultura di impresa che sappia combinare buoni fatturati e solidi bilanci con una organizzazione del lavoro e della produzione che non rechi con sé ogni giorno, quale fosse un fenomeno di natura, una scia smisurata di lutti e sofferenze».

Questo è il punto e la domanda centrale.

Se prescindiamo dalle piccolissime imprese edili dove la sicurezza non esiste per definizione, nelle aziende strutturate, come la ThyssenKrupp, il nemico non è l'avido padrone (che non si sa chi e dove sia) che gioca la sicurezza contro i profitti, ma la mancanza di una cultura manageriale adeguata che metta al giusto posto questa problematica con le dovute responsabilità.

E da dove dovrebbe venire questa consapevolezza se non la insegniamo? Alzi la mano chi ha sentito una lezione universitaria o in una qualsiasi scuola di management dove si dica che la sicurezza sul lavoro dei collaboratori è parte integrante di ogni buona direzione e di ogni corretta strategia; è l'altra faccia di una corretta politica della qualità, e che non esiste buon management senza attenzione alla motivazione e coinvolgimento dei collaboratori e quindi anche e in primo luogo alla loro sicurezza. Esistono solo, per lo più mediocri, scuole tecnico-professionali dove di sicurezza si parla in termini applicativi delle norme.

Io, come tutti, sono in questo campo un autodidatta. Ogni volta che ho potuto esercitare qualche influenza, però, come amministratore di imprese, ho chiesto che la sicurezza e le statistiche degli infortuni venissero esaminate dal consiglio di amministrazione con la stessa frequenza e attenzione con cui si esaminano i conti economici. Ed ho preteso che ci sia sempre un vero responsabile della sicurezza, come vertice di un sistema articolato di responsabilità diffusa, che venga periodicamente a riferire in consiglio come vanno le cose, facendo confronti con il passato e con imprese comparabili e sviluppando programmi e progetti per migliorare continuamente la situazione e che sia, come tutti, giudicato dai risultati, cioè dall'andamento degli indici degli infortuni.
 
È la qualità ed il senso di responsabilità del management e degli amministratori che bisogna sviluppare. Ma dopo le imprese, o meglio dopo i loro dirigenti e amministratori, al secondo posto, nella scala delle responsabilità, viene il sindacato.

Sarò stato certamente sfortunato ma, in quarant'anni di attività nelle imprese, non mi è mai capitato che il sindacato prendesse la leadership nel pretendere in via preventiva programmi appropriati di sicurezza. L'ho sempre visto giocare di rimessa, a incidente avvenuto.

Invece il sindacato su questi temi deve vigilare, progettare e premere per dare la sveglia ad amministratori e manager inerti e neghittosi, per pretendere non solo l'osservanza delle leggi, cosa che tende a diventare un adempimento burocratico, ma che il tema della sicurezza rientri tra gli obiettivi dichiarati prioritari dall'impresa, insieme alla qualità. Ma il sindacato è ormai un partito, più interessato a funzionare come canale di selezione della classe politica che alla buona salute dei lavoratori. Per questo su questi temi è difficile incrociarlo.
Al terzo posto, infine, nella scala delle responsabilità, ci potranno essere i controlli insufficienti. Ed al quarto, forse, il legislatore con una legislazione che magari deve anche essere rafforzata e migliorata. Ma la battaglia si vince e si perde sui primi due fronti: maggiore senso di responsabilità di amministratori e manager per sviluppare nell'azienda una cultura della sicurezza e maggiore e più tempestiva attenzione da parte del sindacato.

Marco Vitale

7 dicembre 2007

LAVORARE DA MORIRE. Strage alla ThyssenKrupp, fabbrica di Corso Regina a Torino Immagini tratte da www.lastampa.it

LAVORARE DA MORIRE.



Strage alla ThyssenKrupp, fabbrica di Corso Regina a Torino
Immagini tratte da www.lastampa.it

3 dicembre 2007

Un pubblico dibattito sulla strage di Bologna; di Raffaele Morani - segretario PRC di Faenza - 30/11/2007

Un pubblico dibattito sulla strage di Bologna: giustizia per le vittime, no alle verità di comodo.
di Raffaele Morani - segretario PRC di Faenza - 30/11/2007

tratto da: 
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=15286
Fonte: noreporter.org 



A Faenza Rifondazione Comunista ha tenuto un pubblico dibattito sulla strage di Bologna sostenendo le ragioni di Luigi Ciavardini (nella foto) e dei suoi coimputati.



“La verità, la verità è come il vento…lo puoi rallentare ma non lo puoi fermare! Mi aspetto che sia così anche per la strage di Bologna, oltre che per gli altri misteri italiani” così ho dichiarato ai presenti a conclusione della serata.

Io, Raffaele Morani, segretario faentino del PRC, parafrasando volutamente un noto testo della destra radicale, ho così voluto spiegare a chi me lo chiedeva, cosa mi aspetto dopo la serata di presentazione del libro di Andrea Colombo “Storia nera, Bologna la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti”, tenutasi a Faenza (Ra) il 19 novembre con la partecipazione dell’autore stesso e del senatore del PRC Martino Albonetti.

L'iniziativa, da me fortemente voluta anche a seguito dei tantissimi interventi contrari al libro all’interno del mio partito, era organizzata dal circolo faentino del Partito della Rifondazione Comunista, e ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico interessato a conoscere la verità su Bologna come su altri misteri della nostra storia.

Per la prima volta in assoluto, un partito di estrema sinistra ha presentato un libro di un autore chiaramente di sinistra, la cui tesi di fondo è che le sentenze del tribunale che hanno portato alla condanna definitiva di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini non stanno in piedi e i colpevoli vanno cercati altrove.
 Andrea Colombo

La presentazione del libro ha suscitato a sinistra forti polemiche, alcune legittime critiche politiche e anche insulti personali nei confronti del segretario faentino del PRC, ma si è svolta in modo civile, con la partecipazione di un pubblico prevalentemente di sinistra, con l’eccezione di alcuni esponenti di AN e Fiamma Tricolore, presenti a titolo personale e che ho ringraziato per la partecipazione. 

Introducendo la serata e rispondendo alle
critiche e agli insulti ricevuti ho iniziato affermando che “una sinistra che non avesse a cuore la giustizia per tutti, anche per gli avversari, avrebbe poca ragione di esistere. 

Non dimentichiamo inoltre che Mambro e Fioravanti sono in semilibertà, ma Luigi Ciavardini ha iniziato a scontare la sua pena adesso, e sono 30 anni di carcere da fare, per un reato di cui probabilmente è innocente”.

La parola è poi passata al sen. Martino Albonetti, che apprezzando il libro ha riconosciuto come sia giusto e lecito indagare sui misteri italiani, il limite è che “come dice il sottotitolo, si tratta pur sempre della verità secondo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. 

La loro probabile innocenza sulla strage di Bologna non mette affatto in discussione la verità storica sulla matrice neofascista delle stragi degli anni ’70. Bisogna anche riconoscere, come fa Colombo nel libro, che la violenza politica non era solo di destra, ma c’era
anche a sinistra. A sinistra non si deve comunque mai avere paura di discutere del passato.”

E’ poi intervenuto l’autore del libro Andrea Colombo, ex militante di Potere Operaio, già editorialista de Il Manifesto, ora di Liberazione nonché portavoce di Rifondazione Comunista al Senato, che ha illustrato su cosa si basa la sentenza per la strage di Bologna concludendo come sia un processo con un solo testimone inattendibile (Sparti), 

un cumulo di indizi labili o inesistenti, “come la famosa telefonata che incastrerebbe Ciavardini e di cui non esistono prove certe che sia stata fatta, la sconcertante chiamata in correità per sentito dire di Angelo Izzo, mallevadore di pentiti e trattato con molti riguardi dalla magistratura, più intenta a trovare puntelli al suo traballante teorema di colpevolezza piuttosto che a cercare veri riscontri nelle sue dichiarazioni.”
  
Sentenze di condanna di colpevoli di comodo (Mambro, Fioravanti e Ciavardini), magari per affossare le tante piste alternative illustrate da Colombo: il probabile avvertimento di Gheddafi, il bis di Ustica, l’incidente di percorso degli uomini del terrorista internazionale Carlos che forse stavano solo facendo transitare l’esplosivo.

Sentenze debolissime in quanto a prove, fatti, riscontri, moventi e mandanti ma difese a spada tratta da molti ambienti come ad esempio la magistratura bolognese, l’Associazione Familiari delle Vittime, sebbene molti magistrati, anche di sinistra, in privato riconoscano le incongruenze e le debolezze delle sentenze di condanna.

L’analisi di Colombo si è poi spostata sul rapporto tra violenza e politica, ricordando come il nesso fosse allora inscindibile, a destra come a sinistra, “dobbiamo riconoscerlo, se non si ammette che la violenza è stata parte integrante anche di noi, potremmo ripetere quegli errori. Uno dei motivi, per spiegare la violenza degli anni ‘70 probabilmente è da ricercare nel fatto che la guerra di Liberazione, la Resistenza fu anche guerra civile, questo nodo va affrontato”.

Tornando all’argomento principale della sua ricerca, Andrea Colombo ha descritto l’ambiente della destra radicale della Roma anni ’70, la genesi dei Nar, “nati in rottura e contrapposizione con il MSI e i gruppi extraparlamentari Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, collusi coi servizi segreti deviati e partecipi della strategia della tensione”.



La parola è poi passata al pubblico, e qui la prima sorpresa: ai prevedibili apprezzamenti dei militanti di destra presenti si sono aggiunti anche quelli di molti dei militanti di sinistra intervenuti. Giudicando positivo lo spirito dell’iniziativa, qualcuno ha anche detto “cerchiamo la verità sul G8 di Genova, perché non chiederla anche per la strage di Bologna, oltre che per le altre stragi”. 





Non sono mancati i toni polemici, rimasti però sempre sul piano della correttezza e civiltà, quando il capogruppo del PRC al consiglio comunale faentino è intervenuto per ribadire con forza le sue perplessità sulla giustezza dell’iniziativa, oltre che il suo rifiuto dell’equiparazione tra vittime di destra e di sinistra, per non parlare poi della definizione della guerra di Liberazione come guerra civile.

A queste critiche ho risposto semplicemente che già Luigi Cipriani, deputato di DP nel 1990 dichiarava che dalla lapide 

alla stazione di Bologna bisognava togliere le parole “strage fascista” perché “fa parte del depistaggio operato sulla strage di Bologna…..che ha molto più a che fare con Ustica e i rapporti tra Italia, Francia, Stati Uniti, i servizi occidentali e le strutture segrete. Su quella lapide bisogna scrivere “Strage di Stato”. Riguardo poi al giudizio sulla Resistenza, il mio giudizio è chiaramente positivo, ma fu anche una guerra civile, il mio è un giudizio su un fatto storico irripetibile, altri ne hanno un giudizio diverso, che male c’è? 

Sulle vittime degli anni ’70, pensiamo ad es. al compagno Valerio Verbano, ammazzato dai Nar a 18 anni e al giovane di destra Mario Zicchieri, ucciso a fucilate a 16 anni, le loro idee non erano uguali, ma il dolore delle loro madri è uguale, la dignità che hanno mostrato nell’affrontare quelle tragedie personali è uguale, la voglia di giustizia per quei delitti come per tutti gli altri misteri italiani è uguale, ed è quello che conta per me.”
  
(Mario Zicchieri e la madre, da poco scomparsa)

La serata si è così conclusa , direi che l’auspicio conclusivo di molti dei presenti si può riassumere in poche parole: “giustizia per le vittime, verità per le stragi, no ai teoremi o alle verità di comodo”.

Raffaele Morani, segretario PRC di Faenza




permalink | inviato da lostonato il 3/12/2007 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa

23 novembre 2007

ENTRA,COMMENTA,VOTA: Lo STONATO editorialista. Il mio pezzo "Partito di Plastica a chi?" su www.11minuti.com

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Lo STONATO editorialista.


Il mio pezzo "Partito di Plastica a chi?"
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Partito di Plastica a chi? Partito di Plastica cosa?
Aveva ragione Massimino D'Alema, quando -in camera caritatis- si confidò a quella vecchia (con tutto il rispetto) volpe di Francesco Cossiga: aveva fatto un partito vero. E ora? Peggio? Meglio? Mah...
C'è. Questo è poco ma sicuro: l'unico essere vivente del globo terracqueo che riesce a pareggiare e a sorpassare tutte le agende di tutti i segretari: SUPER SILVIO. Sì. Ironicamente spesso e volentieri lo chiamo così, ma stavolta ci vuole, anche se il suo disegno non mi convince. Ma questo conta poco.

Quello che conta è la sua presenza, sempre incredibilmente attesa come quella di una cometa: dove passa lascia una scia. Per fortuna stavolta non si trattava della bava della Santanchè, ma del suo ennesimo sparigliamento di carte; e tutti a bocca aperta: Silvio, saluta tutti e se ne va. 
Le iscrizioni sono aperte, la spallata a tutto e tutti è iniziata davvero. Incassa e restituisce.
Le piglia e le ridà. Non molla mai. Sembra il "suo" Gattuso. Marpione e sornione, nell'angolo, mentre gli altri non pensano a lui, arriva e... zac! Eccolo qua! Come un soriano pronto all'agguato, che sembrava dormiente, ma ci è voluto poco per svegliarlo. Qualche sussurro di troppo, qualche bisbiglio in più e si scatena.

Trae forza da sè stesso, si nutre delle sue stesse convinzioni. La sfida all'inizio era con gli avversari, poi gli stessi allati: ora è solo con Lui Stesso.
Vuol mettere alla prova ancora una voltale sue capacità, vuol vedere fino a dove si può spingere, vuol provare a toccare le estremità della politica italiana, volteggiando, saltando e piroettando tra un convegno, una cena, una riunione, una piazza.
Crede ciecamente in quello che fa, nè è sicuro al 100% e tira dritto senza fare calcoli, senza aspettare pareri o consigli che gli sembrano attendisti e poco fruttuosi.

Brambilla? Tremonti? Pisanu? Bondi? Vito? Cicchitto?
Politici.
Berlusconi?
Berlusconi.

Era all'angolo e ne è uscito con un gancio degno di Cassius Clay. Sembrava a terra, che non si rialzasse più, ed è scattato in avanti come Lewis.
L'uomo è così, c'è poco da fare. Piaccia o no politicamente e/o personalmente, attrae.
Attira a sè l'attenzione di tutti. I politologi in questi due giorni han sprecato tanto inchiostro per spiegare il filo logico politico che ha portato SuperSilvio a fare questo exploit.

E la spiegazione è questa: non c'è spiegazione.
E' così. Punto e basta. Non bisogna rievocare "Caudilli" vari o citare rimandi maoisti a quanto visto domenica sera. Quello era berlusconismo puro, distillato al 100%.
Ma non solo perchè l'aveva fatto il legittimo proprietario del marchio stesso (e ci mancherebbe altro), ma perchè lui Sa, Conosce, Percepisce, Capisce, Analizza, Rielabora, Offre. E' un Essere. E' uno stile di vita. E' un modus vivendi. E' un concentrato fatto di dinamismo, intuizione, fiuto, intelligenza, abilità, eloquio, ascolto, paraculaggine e anche qualche soldino da parte. Ci si nasce, certo. Ma ci si diventa pure così.

Come? Credendo ciecamente sempre e solo in sè stessi. Penso che neanche una mamma creda così tanto in un figlio, come lui crede in sè stesso. Attirandosi antipatie, invidie, cercandosi gomitate e sgambetti. Tutte cose che possono capitare perchè calcolate.

Beato lui? Poveretto?
No, facciamo tutti la domanda sbagliata.
Perchè lui riesce ad annusare l'aria come pochi?
Perchè sa sempre qual'è la prossima mossa da fare? Anche non sapendo quella dell'avversario?
Perchè per tutta la vita ha studiato la materia, la questione, l'argomento che l'ha sempre appassionato di più: Noi. Gli italiani.

Lo voleva fare, aveva capito che era fattibile, ci si è buttato a capofitto, è stato bravo a toccare le leve giuste... et voilà! Niente panegirici sulla TV commerciale, la comunicazione, Publitalia, ecc.ecc.
Sappiamo e sapete tutti. Ammettiamo che non ci siamo mai accorti che l'oggetto del contendere eravamo Noi, Tutti. Belli, brutti, alti, bassi, di destra, di sinistra, di centro, credenti, atei... Tutti. Punto e basta.
Oddio, qualche volta bisogna pagare per entrare ai suoi spettacoli, ma qualche altra è graziosamente concesso l'ingresso.
A volte bisogna stare a sentirlo, altre volte bisogna essere pronti a carpire il momento esatto in cui porre le proprie richieste. 

Lui ha già vinto, però. Ha vinto e nessuno lo vuole dire. E qualcuno neanche ammettere. Si è stufato e non si è preso il pallone e se n'è andato, come si faceva da piccoli in cortile: no, troppo semplice.
Ha preso il pallone, ha segnato in rovesciata all'incrocio dei pali crossandosela da solo, ha fischiato la fine, ha comprato il campo, l'ha demolito, l'ha ricostruito e ne ha fatto un nuovo San Siro. Tutto in un weekend.

Non è una sviolinata, è una presa d'atto da chi si aspettava che da un momento all'altro crollasse.
Non si libererà di me, Cavaliere. Ma, stavolta, mi ha smentito.

Chapeau, Silvio.




permalink | inviato da lostonato il 23/11/2007 alle 13:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

20 novembre 2007

Berlusconi? Berlusconi. E tanti saluti a tutti. 2^parte

Berlusconi? Berlusconi.
E tanti saluti a tutti.


2^parte



Era all'angolo e ne è uscito con un gancio degno di Cassius Clay.
Sembrava a terra, che non si rialzasse più, ed è scattato in avanti come Lewis.

L'uomo è così, c'è poco da fare.
Silvio Berlusconi, piaccia o no politicamente e/o personalmente, attrae.
Attira a sè l'attenzione di tutti. I politologi in questi due giorni han sprecato tanto inchiostro per spiegare il filo logico politico che ha portato SuperSilvio a fare questo exploit.
E la spiegazione è questa: non c'è spiegazione.

E' così. Punto e basta. Non bisogna rievocare "Caudilli" vari o citare rimandi maoisti a quanto visto domenica sera.
Quello era berlusconismo puro, distillato al 100%.
Ma non solo perchè l'aveva fatto il legittimo proprietario del marchio stesso (e ci mancherebbe altro), ma perchè lui Sa, Conosce, Percepisce, Capisce, Analizza, Rielabora, Offre.

E' un Essere, è uno stile di vita. E' un modus vivendi.
E' un concentrato fatto di dinamismo, intuizione, fiuto, intelligenza, abilità, eloquio, ascolto, paraculaggine e anche qualche soldino da parte.
Ci si nasce, certo. Ma ci si diventa pure così.

Come? Credendo ciecamente sempre e solo in sè stessi. Penso che neanche una mamma creda così tanto in un figlio, come lui crede in sè stesso. Attirandosi antipatie, invidie, cercandosi gomitate e sgambetti. Tutte cose che possono capitare perchè calcolate.

Beato lui? Poveretto?
No, facciamo tutti la domanda sbagliata.

Perchè lui riesce ad annusare l'aria come pochi?
Perchè sa sempre qual'è la prossima mossa da fare? Anche non sapendo quella dell'avversario?

Perchè per tutta la vita ha studiato la materia, la questione, l'argomento che l'ha sempre appassionato di più:
Noi. Gli italiani.

Lo voleva fare, aveva capito che era fattibile, ci si è buttato a capofitto, è stato bravo a toccare le leve giuste...
et voilà! Niente panegirici sulla TV commerciale, la comunicazione, Publitalia, ecc.ecc.
Sappiamo e sapete tutti.
Ammettiamo che non ci siamo mai accorti che l'oggetto del contendere eravamo Noi, Tutti.
Belli, brutti, alti, bassi, di destra, di sinistra, di centro, credenti, atei...
Tutti. Punto e basta.

Oddio: ora, qualche volta bisogna pagare per entrare ai suoi spettacoli, ma qualche altra è graziosamente concesso l'ingresso.
A volte bisogna stare a sentirlo, altre volte bisogna essere pronti a carpire il momento esatto in cui porre le proprie richieste.

Lui ha già vinto, però. Ha vinto e nessuno lo vuole dire.
E qualcuno neanche ammettere. Si è stufato e non si è preso il pallone e se n'è andato, come si faceva da piccoli in cortile: no, troppo semplice.

Ha preso il pallone, ha segnato in rovesciata all'incrocio dei pali crossandosela da solo, ha fischiato la fine, ha comprato il campo, l'ha demolito, l'ha ricostruito e ne ha fatto un nuovo San Siro. Tutto in un weekend.

Non è una sviolinata, è una presa d'atto da chi si aspettava che da un momento all'altro crollasse.
Mi ha smentito.

Chapeau, Silvio.

LO STONATO

19 novembre 2007

Berlusconi? Berlusconi. E tanti saluti a tutti. 1^parte

Berlusconi? Berlusconi.
E tanti saluti a tutti.

1^parte



Partito di Plastica a chi? Partito di Plastica cosa? Aveva ragione Massimino D'Alema, quando -in camera caritatis- si confidò a quella vecchia (con tutto il rispetto) volpe di Francesco Cossiga: aveva fatto un partito vero. E ora? Peggio? Meglio? Boh...

C'è. Questo è poco ma sicuro: l'unico essere vivente del globo terracqueo che riesce a pareggiare e a sorpassare tutte le agende di tutti i segretari:
SUPER SILVIO. Sì. Ironicamente spesso e volentieri lo chiamo così, ma stavolta ci vuole, anche se il suo disegno non mi convince. Ma questo conta poco.

E tantomeno voglio farne un'analisi psico-antropologica.
Ma la presenza sua è sempre incredibilmente attesa come quella di una cometa: dove passa lascia una scia. Per fortuna stavolta non si trattava della bava della Santanchè, ma del suo ennesimo sparigliamento di carte che ha lasciato tutti a bocca aperta: Silvio, saluta tutti e se ne va. Le iscrizioni sono aperte, la spallata a tutto e tutti è iniziata davvero. Incassa e restituisce.

Le piglia e le ridà. Non molla mai. Sembra il "suo" Gattuso. Marpione e sornione, nell'angolo, mentre gli altri non pensano a lui, arriva e... zac! Eccolo qua! Come un soriano pronto all'agguato, che sembrava dormiente, ma ci è voluto poco per svegliarlo. Qualche sussurro di troppo, qualche bisbiglio in più e si scatena.
Trae forza da sè stesso, si nutre delle sue stesse convinzioni. La sfida all'inizio era con gli avversari, poi gli stessi allati: ora è solo con Lui Stesso.

Vuol mettere alla prova ancora una voltale sue capacità, vuol vedere fino a dove si può spingere, vuol provare a toccare le estremità della politica italiana, volteggiando, saltando e piroettando tra un convegno, una cena, una riunione, una piazza.
Crede ciecamente in quello che fa, nè è sicuro al 100% e tira dritto senza fare calcoli, senza aspettare pareri o consigli che sembrano attendisti e poco fruttuosi.

Brambilla? Tremonti? Pisanu? Bondi? Vito? Cicchitto?
Politici.
Berlusconi?
Berlusconi.

E tanti saluti a tutti. Così la prossima volta, molto umilmente tenterò di riparlare di politica.

LO STONATO.

17 novembre 2007

E' strage continua sul lavoro: 5 morti in un giorno 16-11-2007 tratto da "Il Messaggero.it"

E' strage continua sul lavoro:
5 morti in un giorno



16-11-2007 tratto da 


Non si ferma la strage sul lavoro in Italia: anche oggi si sono contati nei cantieri e nelle fabbriche cinque morti, due in Veneto, uno in Lombardia, uno in Friuli Venezia Giulia e l'ultimo in Puglia. Un conto tragico, proprio nel giorno dello sciopero dei metalmeccanici per il contratto, al quale vanno aggiunti anche tre feriti, due muratori a Messina e un altro edile in provincia di Bergamo. I cinque morti di oggi si sommano ai tre di giovedì: un contadino travolto dal suo trattore in Veneto, un meccanico travolto da un'auto nella sua officina a Lecce, e un operaio schiacciato da una pressa a Lovere (Bergamo). Le regioni più colpite sono il Veneto, con quattro incidenti mortali negli ultimi tre giorni, e la Lombardia, altre quattro vittime dall'inizio della settimana. 

Cifre pesantissime, come ha sottolineato il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, secondo il quale scorrendo l'elenco delle tragedie «sembra di leggere un bollettino di guerra. Non si può tacere. Ogni sforzo - ha aggiunto Bertinotti - dev'essere fatto e sollecitato per fermare questa terribile serie di morti sul lavoro. Occorre anche una eccezionale mobilitazione e un'opera di sensibilizzazione che accompagni un impegno straordinario di tutte le istituzioni». 

La serie degli incidenti mortali di oggi è stata aperta dalla tragedia avvenuta in Friuli, dove un operaio di un'azienda di forgiatura dell'acciaio, Paolo Di Giusto, 45 anni, è deceduto a Lauzacco di Pavia di Udine dopo essere stato investito da un carrello elevatore manovrato da un collega. A Verona è morto nelle stesse ore Roberto Speranza, operaio 45enne, trovato affogato in una vasca di raffreddamento della Fondevr, un'azienda del gruppo veronese Biasi. L'uomo, sposato e padre di due figli, era entrato nello stabilimento per un ultimo controllo agli impianti; poco dopo doveva salire sul pullman che doveva portarlo con altri colleghi alla manifestazione regionale delle tute blu a Padova. 

Sempre in Veneto, a Godega di sant'Urbano (Treviso), un autotrasportatore di 30 anni, di Cuneo, Massimiliano Iemolo, è morto oggi schiacciato da un carico di legname, che un dipendente della ditta Modì stava scaricando con un muletto dal suo camion. Un altro incidente mortale, ancora in una azienda della Lombardia, la Gsv di via Rossini a Desio. A lasciarci la vita un operaio di 54 anni, Salvatore Galliotti, schiacciato sotto un container pieno di ferro, pesante oltre una tonnellata. Infine a Foggia è morto cadendo da un'impalcatura in cantiere un imprenditore edile di 56 anni, Michele LIberato. Circa 25 anni fa anche il padre di Liberato era morto cadendo mentre lavorava in un cantiere. 

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