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7 febbraio 2012

Anniversario di nascita di Charles Dickens

Oggi è l'anniversario della nascita di Charles Dickens. Ecco un ottimo link tratto da "La Stampa" di Torino.

Io "Olvier Twist" non l'ho mai sopportato. Spiace, ma è così. Troppo crudo e ti caricava di senso di colpa e peccato. Come quando lasci da mangiare sul piatto e la mamma ti rimprovera: "Era il più buono! Ma lo sai quanti bambini vorrebbero mangiare così?"

E per forza poi a 15 anni e mezzo diventi estremista. Poi ingrassi, poi dimagrisci, poi pasticci con i pasti. E quando torni da lavoro ingoieresti anche il piatto.

Pazienza, può capitare. Per poi rimediare (almeno credo...)

Mi ha impressionato vedere Gianni Alemanno con la pala in mano spalare la neve. Non tanto per il gesto o per lo sforzo. Ma per la battuta al vetriolo di un mio caro amico di sinistra. "Il sindaco di Roma invita i cittadini a collaborare per pulire le strade. E a usare anche le catene. Per fortuna ha ricordato che servono alle ruote delle auto".

Saluto Alfredo per la citazione e auguro buon martedì. GB




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15 gennaio 2010

Lucci vale da solo il biglietto per le Iene

Lucci vale da solo il biglietto per le Iene


L’espediente retorico di Enrico è di fingere di non capire

Enrico Lucci da solo vale il biglietto che si paga per vedere le Iene (Italia 1, mercoledì, ore 21.10). Biglietto simbolico, s’intende, fatto di interruzioni pubblicitarie, di osservazioni di Rino Gattuso sulla Lega, di ritardi sulla nomina del difensore civico a Roma. Biglietto più che simbolico, visto che i filmati delle Iene sono poi tutti visibili su Mediaset.it. Lucci ci ha offerto due servizi: uno sulla moda vincente di Lapo e l’altro sul no al pizzo degli imprenditori calabresi. Il primo è da incorniciare, «una grande conferenza stampa per iniziare il 2010», un inno alla creatività, un trattato di filosofia del marketing.

L’espediente retorico di Lucci è di fingere di non capire: più Lapo si avventura nelle descrizioni sul futuro della moda, «sul nuovo decennio da affrontare alla grande», più Lucci esprime sconcerto, fa il pignolo, chiede spiegazioni e precisazioni. Sulla cravatta in maglia «però mimetica», sulla «sciarpa camouflage» (siamo sempre nel mimetico), sulle asole molto larghe e sulla sciarpa zebrata, sulla felpa «capuche» (una felpa col cappuccio). Lapo mi ricorda molto una mia vecchia zia che si era fatta un collo di pelliccia con pelli di coniglio e diceva di avere un cappotto di lapin. Lucci non tratta mai Lapo-Lapin con malanimo. Nemmeno quando gli ricorda che è stato lui il primo a lanciare la moda dei trans, ben prima di Marrazzo.

Il secondo servizio è uno spot contro il pizzo, roba seria. Alcuni imprenditori calabresi che si rifiutano di pagare il pizzo si prestano a questa campagna di civiltà, speriamo più efficace di molte prediche. Sì, perché a costo di ripeterci, da un po’ di tempo Le iene hanno assunto un tono predicatorio, fanno servizi sempre con il ditino alzato. Poi, quando devono testimoniare solidarietà alle truccatrici e alle sarte di Mediaset che rischiano il posto di lavoro, se la cavano con una frettolosa e volgarotta gag.

Aldo Grasso
15 gennaio 2010


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13 dicembre 2008

L'URLO DI MUNCH

Sabina Guzzanti dice in una intervista a "La Stampa" che Indro Montanelli ha avuto un solo merito: essere il maestro di Travaglio. Ho l'impressione che se Sabina Guzzanti conoscesse Seneca lo definirebbe solo il Maestro di Nerone. Ma non c'è pericolo.



L'urlo, o anche Il grido, è un celebre dipinto di Edvard Munch (titolo originario: Der Schrei der Natur, in tedesco "Il grido della natura").

Realizzato nel 1893 su cartone con olio, tempera e pastello, come per altre opere di Munch è stato dipinto in più versioni; quella collocata alla Nasjonalgalleriet di Oslo ha dimensioni 91 x 73,5 centimetri.

L'opera è un simbolo dell'angoscia e dello smarrimento che segnano tutta la vita del pittore norvegese. La scena rappresenta un'esperienza vera della vita dell'artista: mentre si trovava a passeggiare con degli amici su un ponte della città di Nordstrand, il suo animo venne pervaso dal terrore. Così descrive la scena lo stesso Munch con alcune righe scritte sul suo diario mentre era malato a Nizza:

 « Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo neroazzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura. »
 

Si distinguono chiaramente sullo sfondo i due amici che si allontanano lungo il ponte, estranei al terrore che angosciava il loro compagno. Mentre la bocca spalancata sembra emettere dei suoni che sconvolgono il paesaggio, con delle linee curve, ma non la strada, l'unica consigliera e amica dell'uomo, testimonianza della freddezza di talune persone. Il volto deformato sembra un teschio; anche il corpo sembra essere privo di colonna vertebrale.

La funzione comunicativa prevalente individuata nel dipinto attraverso la lettura dell'opera è espressiva. L'uso del colore e gli accostamenti cromatici associati a lunghe pennellate tese a deformare i soggetti rappresentati suggeriscono uno stato emotivo di angoscia. L'associazione delle linee ondulate con le linee diagonali crea un senso di dinamicità che provoca tensione nell'osservatore. L'uso della luce contribuisce a far scaturire nell'osservatore un senso di inquietudine poiché conferisce il senso dell'immediatezza dell'evento rappresentato, colpendo la figura principale frontalmente come se venisse illuminata dalla luce di un flash. Anche la composizione degli elementi costitutivi del quadro è orientata a sottolineare l'aspetto espressivo dell'opera mettendo in primo piano il soggetto che emette l'urlo, staccandolo dallo sfondo attraverso la frapposizione dell'elemento ponte.

Tale visione di Munch non va solo letta sul piano introspettivo, poiché può essere stato in parte un fenomeno naturale realmente accaduto a causa dell'eruzione vulcanica del Krakatoa i cui effetti di luci sono stati visibili sino in Norvegia.

Il 31 agosto 2006, la polizia norvegese ha recuperato la versione ospitata al Museo Munch, ad Oslo, che era stata rubata il 22 agosto del 2004 assieme alla Madonna dello stesso autore. Nonostante entrambi i dipinti fossero danneggiati dall'umidità, il direttore del museo di Munch, Ingebjørg Ydstie, ha dichiarato possibile il restauro. Concluso il restauro, il 23 maggio 2008 le due opere restaurate sono tornate in esposizione.


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5 dicembre 2008

ALLARME ROSSO

ALLARME ROSSO


di Pierluigi Battista

L'Espresso è un settimanale prestigioso che non ha mai camuffato la sua anima progressista e di sinistra: per questo assume un significato particolare quel titolo-choc, «Compagni spa», che campeggia sulla copertina del suo ultimo numero.

Organo di punta della polemica anti- berlusconiana, allergico culturalmente e antropologicamente a tutto ciò che nell'Italia e nel mondo porti con sé un sentore di «destra», il giornale ora diretto da Daniela Hamaui ha scelto di non chiudere gli occhi sulle brutture che deturpano le vicinanze di casa.

Recentemente ha rivelato i dati che denunciano la deriva oligarchico- corporativa in cui appare prigioniera la «casta » sindacale.
Ora denuncia gli «intrallazzi», specchio di un invasivo e arrogante «potere dei comitati d'affari» in cui si stanno inabissando le giunte di sinistra, da Napoli a Firenze, da Genova a Perugia, da Crotone a Trento, dall'Aquila a Foggia.

Un esempio raro di giornalismo libero: schierato ma refrattario all'omertà di schieramento, di parte ma capace di non occultare, nella foga della battaglia politica, i vizi che albergano nei partiti idealmente più vicini.

Una lezione. E un allarme: un allarme rosso.

Un allarme per quel clima mefitico di sospetti, pratiche spregiudicate, relazioni pericolose, favoritismi, uso disinvolto delle regole che sembrano dilagare sulle giunte di sinistra, messe oramai nelle condizioni di non poter più decentemente rivendicare anche solo la parvenza di quella «diversità» rispetto all'avversario esibita in passato con smisurato orgoglio.

Una condizione prossima alla rottura, a cominciare dalla città-simbolo di questo sprofondamento, Napoli, che ha strappato al presidente della Repubblica Napolitano l'angosciata esortazione a «reagire all'impoverimento della politica» che affligge le amministrazioni del Mezzogiorno in particolare.

Una fonte di ansia e di allarme che ha indotto un costituzionalista certo mai indulgente con il centrodestra come Gustavo Zagrebelsky, a denunciare in un'intervista al Corriere l'infiltrazione di una nuova «questione morale» nel corpo periferico del Pd.

E ha spinto Oscar Luigi Scalfaro alla richiesta di una pulizia tempestiva e radicale, anticipando le sempre più incombenti voci di devastanti terremoti giudiziari.

La risposta meno efficace e più controproducente a questo accavallarsi di moniti e di avvertimenti sarebbe l'adozione di una strategia della minimizzazione, come sembra affiorare dalle parole di Luciano Violante consegnate al Riformista.

E invece un'opposizione debole e messa all'angolo da un'inedita e velenosa «questione morale» rappresenterebbe lo scenario peggiore in un'Italia squassata dalla crisi e in presenza, per la prima volta dall'aprile scorso, di una regressione nella vasta messe di consensi accumulata dal governo.

L'allarme rosso ha raggiunto oramai il livello di guardia e svanisce l'illusione di riaggiustare gli strappi confidando nelle virtù risanatrici del tempo che passa e cicatrizza ogni ferita. Se si persistesse in questa illusione, il senso di drammatica urgenza di una svolta ispirerebbe il terrore dell'abisso. Qualcosa di molto più grave della copertina di un giornale.


5 dicembre 2008 - Corriere della Sera


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28 novembre 2008

http://luigicrespi.clandestinoweb.com/

IL BLOG DI LUIGI CRESPI
 

Cito e vi invito tutti a visitare l'ottimo blog di Luigi Crespi, che sa e capisce di comunicazione. Agile, ricco, colorato, interattivo. Insomma: proprio quello che vorrei fare col mio blog. Sperando in bene, vi allego
l'ultimo pezzo di Luigi Crespi e vi auguro buona lettura.



PERCHE' VESPA E' STATO SPODESTATO DA MENTANA?

Perchè Vespa è stato spodestato da Mentana? La parola magica è credibilità. Il salotto di Bruno Vespa, denominato anche “la terza Camera del Parlamento” è diventato una manifestazione prona del potere.
I politici si susseguono accomodandosi sui troni bianchi e sono sempre messi nella condizione di sentirsi a proprio agio, mai una domanda sconveniente, mai qualcosa che possa alterare il clima saturo e rarefatto dalla cipria.

Qualla di Vespa è una maschera che ormai viene percipita come qualcosa che tende a nascondere la verità o a rappresentarla nel miglior modo possibile.
Il committente, il cliente non pare essere l’ascoltatore o il pubblico pagante, ma sembrano essere proprio gli invitati, gli ospiti unici dante causa della trasmissione.

Taluni argomenti come la vicenda di Cogne o Padre Pio sono spesso trattati senza umanità, in modo freddo, tecnico, cinico, in quel caso più predisposti verso l’audience che non verso il servizio.
Inoltre c’è la ritualità, un’ossessiva ripetizione degli stessi gesti, suona il campanello entra il sondaggista, suona il campanello entra la ballerina e quando si tratta di fare qualcosa di nuovo zero concessione alla sperimentazione e all’innovazione, come nel caso di quest’anno in cui è stato aggiunto un vignettista copiando Annozero,  con l’aggravante che il timido vignettista di Porta a Porta non fa ridere nessuno.

Io Porta a Porta sono costretto a vederlo per lavoro, ma ogni sera accorcio sempre di più il tempo di visione e ultimamente guardo l’inizio, vedo chi partecipa e poi cambio canale, mentre dall’altra parte spesso mi è capitato di soffermarmi a guardare qualche puntata di Matrix solo perchè mi divertiva o interessava, qui la formula cambia a seconda degli ospiti, dell’argomento e la credibilità specifica di Enrico Mentana nasce proprio dalla modalità con cui tratta temi molto seri e anche quelli più ludici.

Quando guardi Matrix al di là del giudizio su ogni specifico argomento, hai l’idea che il programma sia fatto per il pubblico che lo guarda e non per coloro che lo stanno facendo.
Ed è per questo che non è difficile prevedere che il sorpasso nei dati di ascolto avvenuto in questa stagione non è che il preludio di una necessità del pubblico più raffinata e forse anche più evoluta.


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7 agosto 2008

"La strage di Bologna tra totem e tabù" Giancarlo Loquenzi, "www.loccidentale.it"

La strage di Bologna tra totem e tabù

Può essere annoverata tranquillamente tra le grandi anomalie italiane: è la tendenza a trasformare le verità processuali in totem, fino al punto da renderle vere e proprie “verità di Stato”. Le polemiche che si sono aperte dopo la commemorazione della strage di Bologna ne sono un chiaro esempio. 

Nonostante nelle ultime ore non siano mancati nomi insospettabili della sinistra italiana - sfidiamo chiunque a considerare come pericolosi revisionisti neo, post o ex fascisti Giovanni Pellegrino, Rossana Rossanda

o Furio Colombo - a sollevare almeno qualche dubbio su una sentenza che presenta non pochi elementi di incertezza, quando si riparla di Bologna, dell'eversione nera, di Fioravanti, la Mambro e Ciavardini 

vi è ancora chi si rifiuta di prendere in considerazione anche solo l'ipotesi di un confronto sugli elementi nuovi  emersi nel corso delle inchieste parlamentari. 

Vi è ancora chi si oppone senza indugi alla possibilità di esercitare un vaglio critico sull'esito di un processo che ha ancora in sospeso troppi interrogativi. Quasi rappresentasse un tabù anche solo pensare che le cose possano essere andate diversamente. 

A qualsiasi fatto storico ci si riferisca, quando esistono gli elementi per aprire un dibattito e non cedere al conformismo, scindere la ricerca della verità storica dal condizionamento ideologico sarebbe da parte di tutti un atto di responsabilità e di serietà, indipendentemente dalle proprie opinioni politiche e dal 'colore' degli eventi sui quali ci si interroga.

Se in Italia accadesse questo si potrebbe almeno cominciare a pensare che il nostro possa essere un giorno un paese normale.



Giancarlo Loquenzi, 
http://www.loccidentale.it/

11 luglio 2008

dal blog di Lucilla Parlato...

dal blog di Lucilla Parlato...

I diavoli frocioni


Certo che, a tornare indietro con la memoria, l'Europa culattona del vecchio e rincoglionito Tremaglia è nulla rispetto ai diavoli frocioni della antica e invasata Guzzanti.

E mi domando come mai la comunità gay non si sia ribellata all'idea che l'inferno, secondo la folle visione della Guzzanti, sia pieno di omosessuali con corna e coda che infilzano il popò del Papa.


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19 maggio 2008

Test Religioso

Test Religioso

Dato che vado sempre nel suo blog, ho seguito il suo consiglio e questo test mi dice che:

Qual è la religione giusta per te?

Cristianesimo..........80%
Ebraismo................60%
Buddismo...............60%
Confucianesimo.......60% 
Paganesimo............55% (mah...)
Islam....................55% 
Satanismo..............35% (ma per favore...) 
Agnosticismo...........35% 
Induismo................25% 
Paranormale............10% (para che?) 
Ateismo...................0% 

Se vi va, fatelo anche Voi. E' solo un test, certo.
Ma perchè no?


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14 maggio 2008

“CREW FOR AFRICA” - INIZIATIVA UMANITARIA

Ricevo e pubblico con piacere la meritoria e lodevole iniziativa che la giornalista Ercolina Milanesi ha tenuto a battesimo qualche giorno fa.

Vi invito quindi a leggere questo post a diffonderlo nell'interesse di una della zone più martoriate dell'Africa, dove la cronica malnutrizione e l'orrenda e odiosa pratica dell'infibulazione hanno ancora spazio.

Quest'opera vuole sensibilizzare l'opinione pubblica sui quattro progetti che questa iniziativa vuole mettere in essere.
Troverete gli estremi per mettervi in contatto per una attiva partecipazione.

Ringrazio Ercolina Milanesi per aver dato fiducia allo Stonato per divulgare questa opera umanitaria.


CREW FOR AFRICA

 


INIZIATIVA UMANITARIA

 

Sabato 10 Maggio 2008, alle ore 20h30, presso l’Oratorio di San Macario (provincia di Varese) si è tenuta la prima cena di beneficenza di CREW FOR AFRICA il cui obiettivo principale è di portare aiuti finanziari e materiali all’ospedale italiano di Balbalà a Gibuti (sito ufficiale: www.crewforafrica.org)

CREW FOR AFRICA è un progetto che nasce dalla volontà di un gruppo di piloti ed assistenti di volo per cercare di aiutare le popolazioni che abitano le zone più povere di Gibuti, sito nel Corno d’Africa.

Balbalà, baraccopoli di 180.000 abitanti alla periferia di Gibuti, è abitata da autoctoni e rifugiati dalle confinanti Eritrea, Etiopia e Somalia.
Le condizioni di vita della maggior parte di questa gente sono al limite della sopravvivenza; nei villaggi c’è scarsità d’acqua e, la poca che si trova è molto inquinata, il cibo è scarso e le possibilità di coltivazione e pascolo sono minime a causa della desertificazione della zona.

La maggior parte della popolazione è affetta da malattie causate dalla malnutrizione e dalle scarse condizioni igieniche oltre che dalle tradizioni locali (mutilazione genitale femminile, conosciuta anche come infibulazione).

Fortunatamente, all’interno del villaggio di Balbalà opera dal 1982, un ospedale italiano nel quale lavorano il Dottor Carlo Astini, la D.ssa Miriam Martinelli e la sua equipe. L’ospedale nato come centro pediatrico infantile, ben presto è divenuto il centro di riferimento per gli abitanti dei villaggi ed oggi cura un ampio spettro di malattie.

Nei mesi di Dicembre 2007 e Gennaio 2008, CREW FOR AFRICA, trovandosi a Gibuti,  coadiuvata dal Sig. Moussa Omar, infermiere all’ospedale italiano di Balbalà e punto di riferimento di tutti i villaggi circostanti, ha contribuito ad aiutare l’ospedale e la popolazione fornendo beni di prima necessità come: latte in polvere arricchito, viveri, stoviglie ecc.

Tuttavia il loro lavoro non si ferma qui, infatti CFA opera dall’Italia per cercare di fornire un supporto continuativo all’ospedale con campagne di sensibilizzazione e raccolte fondi.

A tal fine CFA entrerà a breve nella categoria delle ONLUS, in questo modo chi donerà potrà godere delle detrazioni fiscali previste dalla legge.

Un secondo progetto insegna alle donne come costruire ed utilizzare i forni solari. Questi forni sono in grado di cucinare quasi ogni alimento e, cosa importante, pastorizzare l’acqua. Essi possono essere costruiti con materiali di fortuna o al massimo al costo di un dollaro l’uno sono riutilizzabili e permettono alle donne di potersi occupare dei bambini senza dover curare di continuo il fuoco o la cottura. Il loro utilizzo è già stato sperimentato con successo in diversi paesi africani quali Kenya e Sudan (Darfur).

Un terzo progetto prevede il sostegno al Centro per lo sviluppo culturale (CDC) che si occupa dell’alfabetizzazione e formazione informatica e di lingue.

Infine è in corso un progetto di “watsan” (water sanitation) della zona Doraleh, Djibouti, da dove è partita un’epidemia di colera anche a causa dell’acqua inquinata dei pozzi.

CREW FOR AFRICA vuole semplicemente sensibilizzare le persone sulle condizioni di vita degli abitanti di Balbalà e cercare di raccogliere fondi o materiali (in particolare riso, farina, sale, zucchero, latte in polvere) per aiutare questo popolo, gentile e fiero, a riacquistare dignità.

Le persone che lavorano attivamente nell’associazione sono:

MASSIMO FERRARI: l’ideatore dell’associazione.

MIRKO DELFINI: Organizzazione eventi.

EVA DE FRANSISCA: Pubbliche relazioni.

MAURO ARDENTI: Traduzioni e cura del sito.

DANIELE MICCHELINO: Tesoriere.

CHIARA REBUCHINI E FEDERICA CORRIAS.

Un ringraziamento alla signora ERCOLINA MILANESI, promossa MADRINA dell’associazione per il suo impegno e soprattutto per aver creduto in questa opera umanitaria.


Per le donazioni:

HOPITAL DE BALBALA

B.P. 669

REPUBLIQUE DE DJIBOUTI

 

Banque INDOSUEZ MER ROUGE

10 Place Lagarde – B.P. 88

DJIBOUTI

 

Conto Corrente: 10 100033 0 300 0 00

SWIFT: MRINDJJD

 

Causale versamenti: DONAZIONE ALL’OSPEDALE DI BALBALA PER CONTO DI CREW FOR AFRICA

 

Per informazioni:

Miriam Martinelli – Djibouti

Mail: miriamartinelli@yahoo.it

 
Massimo Ferrari – Italia

Mail: maxfer70@gmail.com

Cell.: 339-2072773

 

Mauro Ardenti – Italia

Mail: mauro.ardenti@live.it

 

Daniele Michellino – Italia (Tesoriere)

Mail: mark330@hotmail.it

 

Eva De Francisca – Italia (Resp.le Relazioni Esterne)

Mail: kighineva@libero.it

 

Mirko Delfini – Italia (Resp.le Marketing ed Eventi)

Mail: mirko.delfini@gmail.com

 

Referente per Varese e provincia.

Ercolina Milanesi

Tel. 0332 / 76 /73 / 64

Mail: ercolinamilanesi@alice.it

12 maggio 2008

Una promessa è sempre una promessa.

Una promessa è sempre una promessa.


E a Letizia ho dato la mia parola.

Ed è con immenso piacere che,
dopo la tragedia di Aldo Moro,
ricordo una persona caduta per mano violenta,
stavolta, quella di Cosa Nostra.

Anzi, una Persona. Maiuscolo.
Peppino, come il mio amico con cui gioco
a calcetto. Peppino. Peppino Impastato.

Citando e rimandovi al suo blog.

Una promessa è sempre una promessa.

Un abbraccio, amica mia.

9 maggio 2008

ALDO MORO




A Benigno Zaccagnini

(recapitata il 4 aprile)

Caro Zaccagnini,
scrivo a te, intendendo rivolgermi a Piccoli, Bartolomei, Galloni, Gaspari, Fanfani, Andreotti e Cossiga ai quali tutti vorrai leggere la lettera e con i quali tutti vorrai assumere le responsabilità, che sono ad un tempo individuali e collettive. 

Parlo innanzitutto della D.C. alla quale si rivolgono accuse che
riguardano tutti, ma che io sono chiamato a pagare con conseguenze
che non è difficile immaginare.
Certo nelle decisioni sono in gioco altri partiti; ma un così tremendo problema di coscienza riguarda innanzitutto la D.C., la quale
deve muoversi, qualunque cosa dicano, o dicano nell’immediato, gli altri.
Parlo innanzitutto del Partito Comunista, il quale, pur nella opportunità di affermare esigenze di fermezza, non può dimenticare che il mio drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del Governo che m’ero tanto adoperato a costituire. 

E’ peraltro doveroso che, nel delineare la disgraziata situazione, io ricordi la mia estrema, reiterata e motivata riluttanza ad assumere la carica di Presidente che tu mi offrivi e che ora mi strappa alla famiglia, mentre essa ha il più grande bisogno di me.
Moralmente sei tu ad essere al mio posto, dove materialmente sono io. Ed infine è doveroso aggiungere, in questo momento supremo, che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al disotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui.

Questo è tutto il passato. Il presente è che io sono sottoposto ad un
difficile processo politico del quale sono prevedibili sviluppi e
conseguenze.
Sono un prigioniero politico che la vostra brusca decisione di
chiudere un qualsiasi discorso relativo ad altre persone parimenti
detenute, pone in una situazione insostenibile.
Il tempo corre veloce e non ce n’è purtroppo abbastanza. Ogni momento potrebbe essere troppo tardi.


Si discute qui, non in astratto diritto (benché vi siano le norme sullo
stato di necessità), ma sul piano dell’opportunità umana e politica, se
non sia possibile dare con realismo alla mia questione l’unica soluzione positiva possibile, prospettando la liberazione di prigionieri di ambo
le parti, attenuando la tensione nel contesto proprio di un fenomeno
politico.

Tener duro può apparire più appropriato, ma una qualche concessione
è non solo equa, ma anche politicamente utile. Come ho ricordato in
questo modo civile si comportano moltissimi Stati.
Se altri non ha il coraggio di farlo, lo faccia la D.C. che, nella sua
sensibilità ha il pregio di indovinare come muoversi nelle situazioni più difficili.
 

Se così non sarà, l’avrete voluto e, lo dico senza animosità, questo sangue ricadrà sul partito e sulle persone. Poi comincerà un altro ciclo più terribile e parimenti senza sbocco.

Tengo a precisare di dire queste cose in piena lucidità senza avere subìto alcuna coercizione della persona; tanta lucidità almeno, quanta può averne chi è da quindici giorni in una situazione eccezionale, che non può avere nessuno che lo consoli, che sa che cosa lo aspetti. Ed in verità mi sento anche un po’ abbandonato da voi.

Del resto queste idee già espressi a Taviani per il caso Sossi ed a Gui a proposito di una contestata legge contro i rapimenti.
Fatto il mio dovere d’informare e richiamare, mi raccolgo con Iddio, i miei cari e me stesso. Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po’ diverso. Ma così ci vuole davvero coraggio per pagare per tutta la D.C. avendo dato sempre con generosità. Che Iddio v’illumini e lo faccia presto, com’è necessario.
Affettuosi saluti
Aldo Moro



A Eleonora Moro
(recapitata il 5 maggio)
L’ultima lettera di Moro

Tutto sia calmo. 
Le sole reazioni polemiche contro la D.C.
Luca no al funerale.

Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio
equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo.  

Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell'incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. 
Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l'indirizzo della mia vita. 
Ma ormai non si può cambiare.  Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione.  

Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti,
noi e i nostri piccoli.  

Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento.  
Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso.
E' poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall'idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. 
Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare.
E questo è tutto per il passato.  Per il futuro c'è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi.
 

Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. 
Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli.  A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.  Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile.  Sono le vie del Signore.

Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. 

Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. 
Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.  

Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. 
Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca)
 
Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni.  Sono tanto grato per quello che hanno fatto.
Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta.
Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.



In memoria di Aldo Moro, 
Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978.
Padre di famiglia, uomo buono, sincero e malinconico.
Docente universitario, statista e politico democristiano
ucciso dalle Brigate Rosse.
E non solo.

E, come nell'ultimo post, ci tengo a firmarmi.
Giambattista Salis


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10 aprile 2008

Lo Stonato è Liberale.

Lo Stonato è Liberale.
C'è scritto proprio.
Qua. E voi?


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2 aprile 2008

Dal sito on line del quotidiano di via Solferino i dieci articoli più letti del mese.


Dal sito on line del quotidiano di via Solferino i dieci articoli più letti del mese.



1- Corriere della Sera - Il calcolatore previdenziale.
Eh, già... "Pecunia non olet". Figuriamoci per la
pensione...


2- Maxi, 24 anni, è l'eroina di Amburgo.
Wow! Girl Power!








3-
Era una donna, ora è un trans "incinto".
Wow! Extra-Girl Power!
Scusate, ma non sapevo che foto mettere...


4-
La lista del Liechtenstein: da Bonsignore ai Ferruzzi.
Meno male. Neanche stavolta mi han beccato.
...ops...
Lgt Vaduz







5-
Olanda: sì al sesso libero nei parchi.
Ed è anche vietato fumare. ...anche dopo?
boh...



6- Berlusconi e la battuta sulla precaria:
«Con quel sorriso sposi un milionario».
L'Associazione Medici Dentisti
calorosamente ringrazia. Alla cassa, please...


7- Attaccata da una razza: muore in barca.
Notizia di cronaca che, sinceramente, avevo perso.



8- Sesso (filmato) nella cantina di un locale.
La bella Gisele "pizzicata" con il suo Tom.
Caspita. Beh, ce ne faremo una ragione...










9-
Scopri quando andrai in pensione.
Pensione?









10-
Banconote false, arrestato Fabrizio Corona.
E' vero. Ci son cascato anch'io. In una
banconota da 20 euro c'era raffigurata
Nina Moric.
...che dite? La metto una foto della Moric?




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17 marzo 2008

ALDO MORO



Aldo Moro  
23.09.1916 - 09.05.1978


"E' dunque comune il riconoscimento che, in questa epoca di grandi trasformazioni sociali e politiche, debba esservi un partito aperto
che nasca appunto da un congresso aperto. Si tratta di impedire, sopratutto in un partito come il nostro, che si perpetui senza alcuna mediazione il dualismo tra società civile e società politica. Non si tratta solo di rispettare le moltiplici significative manifestazioni
della società civile e le esigenze che essa autonomamente propone. Bisogna di più che il partito nella sua interna consistenza ed organizzazione sia tale da essere specchio della realtà sociale alla quale si riferisce.

...C'è poi un altro tema delicato con il quale conviene cimentarsi, nell'intento di aprire il partito ai mille fermenti della civiltà contemporanea. Vi sono personalità ed articolazioni sociali che ci esprimono simpatia e attenzione. Senza alcuna confusione si può sforzare di dare, nel partito e in particolare nel congresso, voce ai bisogni e alle attese di questi vitali raggruppamenti sociali ...mediante una misurata, ma significativa cooptazione di personalità capaci di rendere il partito più aderente alla società che esso deve ordinare."

dal discorso al Consiglio Nazionale DC, Roma, 26.11.75

"Un partito che voglia guidare, non può non capire, non può non seguire, non può non farsi carico di tutto quello che è alle sorgenti della sua funzione politica, la realtà concreta degli interessi, dei valori, dei pensieri, degli ideali, nella quale si muove il cittadino come protagonista della vita politica. Questa è l'autentica base, sulla quale l'istituzione deve collocarsi, il potere deve essere esercitato, l'unità deve essere realizzata."

dal discorso al Consiglio Nazionale DC, Roma, 18.07.74


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29 febbraio 2008

Dal sito on line del quotidiano di via Solferino i dieci articoli più letti del mese.

 
Dal sito on line del quotidiano di via Solferino i dieci articoli più letti del mese:

1- Ciccio e Tore per un po' vivi nella cisterna.
Poi la morte, forse per il freddo e la fame.
Tragico epilogo di una tragica storia. L'unica cosa certa è che abbiamo due angioletti in più nel Paradiso che ci potranno proteggere.
<b>Orrore a Gravina:</b> I due fratellini hanno lottato per salvarsi











2-
Scontro tra bus e tram, muore una donna.
Conducente dell'auto indagato per omicidio.
A Milano, tragica pagina di cronaca italiana.



3- La lista unica spacca il centrodestra.
...si è spaccata la parte del centro o della destra?
Fini-Berlusconi








4-
È morta l'ex pornostar Lollipop.
Su qualche forum, qualche idiota ha collegato questa notizia a quella del punto n.7







(L'ex pornostar con il regista Luca Damiano)


5-
Francia, poster choc.
Pensavo fosse Zidane che prendeva a testate i suoi...
Una giovane coppia "costretta" a consumare un rapporto
sessuale nel letto matrimoniale occupato dai genitori.
Non mi son sentito di mettere la foto. Voi che ne dite?


6-
Così i fratellini hanno tentato di salvarsi.
La tragica vicenda di Ciccio e Tore ancora tra le più lette.
<b>Orrore a Gravina:</b> I due fratellini hanno lottato per salvarsi











7-
«Non l'ho uccisa, ho solo fatto
sesso con il cadavere della ragazza»
...ah, beh... Quand'è così, allora...
Vergogna


8-
Gravina, resti umani in fondo al pozzo.
"Sono i corpi dei fratellini Pappalardi"
Il primo capitolo della luttuosa vicenda di Ciccio e Tore.
<b>Orrore a Gravina:</b> I due fratellini hanno lottato per salvarsi











9-
Storia di Natasha, da miss a prostituta
Notizia già segnalata il mese scorso. Repetita juvant?







Natasha, ex modella, ora fa la prostituta
(da www.guardian.co.uk)


10-
Travolte alla fermate del bus, 5 vittime
A Fiumicino, l'immancabile tragedia annunciata degli immancabili disservizi italiani.
L'incidente e' avvenuto in via Idra

Sesso e sangue. Ancora una volta sono queste le notizie più cliccate. Cercare il gusto dell'orrido, della trasgressione, stile "buco della serratura". Guardare e non essere visti. Sbirciare e non essere scoperti. Le notizie che hanno più il senso della corporalità, in qualsiasi stadio siano, sono quelle che attirano di più.
Perchè anche noi sappiamo cos'è il sesso, anche noi abbiamo il sangue che scorre nelle vene.
Ma tutti prudiamo dalla voglia di sapere "chi, fa cosa a chi, e come lo fa".
Rinnovo: non ho messo la foto nella notizia numero 5.
Voi che ne dite?
Attendo i vostri pareri -su questo, come sulle altre notizia del post-  augurandovi un buon fine settimana.

LO STONATO


6 febbraio 2008

Dal sito on line del quotidiano di via Solferino i dieci articoli più letti del mese.

 
Dal sito on line del quotidiano di via Solferino i dieci articoli più letti del mese:


1)
Prodi sconfitto in Senato: cade il governo. Il premier al
Quirinale si è dimesso. (La prima caduta di un Governo
seguita via web. Terzo ed ultimo atto.)


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2)
Prodi ottiene la fiducia alla Camera. «Romano deciso
ad andare avanti» (Decisamente Romano.
Come sopra. Secondo atto.)


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3)
Isabella Ferrari: «In Caos calmo la scena più
forte della mia carriera» ( Alla faccia della sinistra pudica...
e bravi Isa e Nanni! 7+! )
 (sono loro, sono loro...)

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4)
Legrottaglie: «Non faccio sesso da 2 anni»
(Gli juventini tutti rigraziano. E consigliano immediato fidanzamento... in panchina?)


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5)
C'è vita su Marte? Ufologi in tilt.
(Qualcuno dirà di fare la stessa ricerca al Senato;
qualcun'altro, nelle fila del (l'ex) Governo. Palazzinari.)
 (che volete... ho cliccato su Google "tilt" ed è
uscita 'sta foto...)

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6)
Zenobi indagata per tentata estorsione
(Zenobi? Zenobi chi?)


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7)
«Cara mamma, ho già avuto 50 amanti»
(Mamma? Mamma chi? Ma chi sei? Ma che voi? Ma chi te conosce... Ma vedi d'annattene...)


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8)
Prodi chiede la fiducia alle Camere:«Abbiamo rimesso in piedi il Paese» (Vedi n°1 e 2; Primo Atto)


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9)
Storia di Natasha, da miss a prostituta.
(La protagonista del n°7 prima di fare la partita Iva:
per Tremonti questa è carne da porco! ...ops...)


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10)
«Concussione» nei confronti di Bassolino Nei guai i Mastella e l'Udeur campano (Ohibò!!! C'è l'Udeur fuori dalla Campania???
In quale enclave???)

31 gennaio 2008

Pacco, doppio pacco e contropaccotto.

Pacco, doppio pacco e contropaccotto.



Il primo pacco...



 
...il doppio pacco...




...e il contropaccotto.


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16 gennaio 2008

E se la risposta fosse il Futurismo?

La contestata visita del Papa a "La Sapienza"?
Mastella si dimette per l'arresto della moglie?
La paura del Referendum ammesso dalla Consulta?
E se la risposta fosse il FuTuRiSmO?


Post ispirato grazie al blog di Lucilla Parlato
http://nonsolorossi.ilcannocchiale.it/
Una donna. Quindi creatrice di vita, luce e colore.
Grazie Lucilla.


L'Arte con le Palle.
Colora
te.

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=17&IDalbum=7424&tipo=FOTOGALLERY
Alcune delle centinaia di migliaia di palline di plastica colorate, lanciate a Roma da Trinita' dei Monti, finite dentro la fontana della Barcaccia di piazza di Spagna. Il lancio delle palline dalla scalinata di piazza di Spagna a Roma e' stato rivendicato da Graziano Cecchini, l'uomo che tinse di rosso l'acqua della Fontana di Trevi nell'ottobre scorso.



All'Adn spiega:

«È un gesto che ha una precisa valenza sociale. Parafrasando l'Inno di Mameli, 'i fratelli d'Italia si sono rotti le p... Destra e sinistra si rimbeccano per la legge elettorale mentre ci sono ormai troppe situazioni inaccettabili.La guerra in Iraq e Afghanistan, intere popolazioni sterminate in Africa o, più vicino a noi, la vicenda dei rifiuti a Napoli e in Campania». 



Motivazioni artistiche: «E' una performance che ho chiamato "La dinamica del movimento e la bellezza del colorè".
È la dimostrazione che le palline rendono visibile con il colore il movimento che altrimenti non lo è. Come nei quadri futuristi. Rendere visibile il movimento che ha una valenza fisica con il saltellare delle palline fino alla fine del movimento e il ritorno della stasi».
 



Migliaia di palline di plastica sono state lanciate dalla scalinata di Piazza di Spagna, a Roma, tra lo stupore dei turisti. Il lancio delle palline è stato rivendicato da Graziano Cecchini, l'uomo che tinse di rosso l'acqua della Fontana di Trevi nell'ottobre scorso. Cecchini è stato fermato dai carabinieri dopo il gesto insieme ad altre 3 persone. La ripulitura delle scalinate e della fontana di Piazza di Spagna è terminata dopo le 14.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo396302.shtml



Le palline lanciate dalla balconata di Trinità dei Monti "sono 500 mila": parola di Cecchini, che indossava un giubbino grigio con una scritta che richiama un sito internet di suonerie, ha detto che l'azione ha uno sponsor a causa del suo costo ("20mila euro"), ben più elevato di quello del bidoncino di colorante con cui il 19 ottobre tinse l'acqua della Fontana di Trevi.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo396302.shtml



"Dal Rosso Trevi alla quadricromia", si legge nei volantini distribuiti subito dopo l'azione dal titolo "I fratelli d'Italia si son rotti le palle".
 I colori delle palline non sono stati scelti a caso, erano infatti in maggioranza rosse, per ricordare il rosso della Fontana di Trevi. Mentre alcuni esponenti delle forze dell'ordine cercavano di identificare Cecchini chiedendogli i documenti di identità "l'artista" mostrava alle telecamere una pallina multicolore diversa dalle altre che, "se Veltroni vorrà, riceverà in regalo".



Graziano Cecchini, a sinistra con occhiali e giubbotto grigio


10 gennaio 2008

La Smorfia.

Nell'attesa della verifica da parte di
partenopei DOC, vi segnalo questi
numeri per il Lotto che mi hanno
passato. Tra parentesi, l'abbinamento
che mi è stato segnalato.
Per sicurezza, declino ogni responsabilità!

...e per carità: NESSUNO si offenda.
Anche chi mi ha dato questi numeri,
è infastidito dalla situazione
di Napoli.

E, come gli abitanti della città di
Totò, ha provato a ricavarne fuori
un motivo di allegoria.

Tutto qua.




18
la Giustizia (De Gennaro)



40 l' Immondizia (ahimè)


78 lo Stupido (a scelta)


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19 novembre 2007

...che Luca Telese ci aiuti a schiarirci le idee...

 ...che Luca Telese ci aiuti a schiarirci le idee... 



http://www.ilgiornale.it    del 19-11-2007


(avvertenza: da leggere tutto d'un fiato... Poi riflettere.)


Dal partito «di plastica», al partito «di popolo», o addirittura «di ghiaccio» come ironizzava la giovane coordinatrice dei giovani di Forza Italia Beatrice Lorenzin, dopo due giorni di gazebo a temperatura zero. 

Sicuramente è un percorso lungo e complesso, quello che porta Forza Italia a questa ennesima metamorfosi, oppure, per stare alle parole del suo fondatore alla sua rifondazione. Di certo, c’è qualcosa in questo percorso che ha un fattore vagamente sarkozyano che ricorda, insomma, il percorso di mutazione dell’Ump di Nicolas Sarkozy dal 2004 (quando il futuro premier prese in mano il partito del centrodestra francese) a oggi. 

C’è qualcosa di simile in questi due processi di evoluzione: Forza Italia nasceva dall’alto, intelaiata sulla vecchia struttura di Publitalia, in pochi mesi fra le fine del ’93 e le elezioni del 1994. 

Nasceva, sia nelle intenzioni dei detrattori, sia nelle rivendicazioni orgogliose dei suoi fondatori, in modo virtuale, con la palingenesi simbolica annunciata dal «kit del candidato» ovvero dalla valigetta preparata ad Arcore che conteneva materiali propagandistici, spillette, adesivi. 

Nasceva prima come idea di Berlusconi, poi come incarnazione di questa intuizione in una struttura militante. Il primo nucleo erano i «club», il primo elemento dirompente era l’idea che questo partito avrebbe fatto nascere intorno a sé un nuovo schieramento di centrodestra. 

Ed era così forte questa idea «coalizionale» che al Nord il cartello elettorale aveva un’alleanza con la Lega, e nel Centro Sud con Alleanza nazionale.

Allo stesso modo, l’Ump, nasceva nel 2002 per volontà di Jacques Chirac, addirittura con un altro nome, rispetto a quello definitivo: Union pour la majorité présidentielle ovvero Unione per la maggioranza presidenziale, anche qui con una indicazione chiara di un principio coalizionale prima ancora che di una identità politica. 

Fu proprio Sarkozy a partire dal congresso del novembre 2004, a rifondare questa identità e ad immergere quel movimento che era nato come un cartello di forze politiche (la Rpr gollista, l’Udf di Valéry Giscard d’Estaing e Démocratie Libérale) nell’Unione pour un mouvement populaire, ovvero Unione per un movimento popolare. 

Guarda caso lo stesso aggettivo a cui è ricorso ieri Silvio Berlusconi per dare una prima definizione del nuovo soggetto. Come se ci fossero sempre due tempi, nelle esigenze di una grande politica bipolare: da un lato l’affermazione di un principio di schieramento, dall’altro il radicamento capillare della propria forza. 

È così vera questa cosa per Forza Italia che viene in mente quell’esclamazione strappata dalla sorpresa, il 12 giugno del 1994, a Bettino Craxi. L’ex leader socialista stava seguendo la giornata elettorale insieme al figlio Bobo nella sua casa di Hammamet. E quando aveva visto apparire la prima proiezione, con il risultato di Forza Italia, aveva esclamato: 

«Ho sbagliato tutto nella vita! Io ho lavorato trent’anni in un partito e ogni volta che guadagnavamo lo 0,5 per cento, facevamo i salti di gioia, brindisi e bandiere. Questo (ovvero Berlusconi, ndr) invece, nel giro di qualche settimana, passa da 0 al 20 per cento, e poi al 30 per cento. È un altro mondo. Io - concludeva malinconico l’ex premier socialista - mi sono mangiato mezzo stomaco per far avanzare il Psi di 3 punti in 15 anni». Ed anche questo era indubbiamente vero.

Al culmine della celeberrima «onda lunga» Craxi era riuscito ad arrivare al risultato record del 14,5 per cento. Forza Italia non ha mai avuto un risultato sotto il 20 per cento, e ha sempre oscillato, nelle competizioni nazionali fra il 24 e il 30. 

Il partito azzurro, era considerato un miracolo anche dai suoi detrattori, ma per lungo tempo, una sorta di «emanazione catodica». Si pensava ad esempio, che gran parte del risultato del 1994 fosse determinato dall’uso degli spot televisivi, e da quello slogan fortunato «per un nuovo miracolo italiano». 
 il maestro Augusto Martelli

Dal gingle composto su parole del Cavaliere dal maestro Martelli, e Forza Italia... poi, già con il coordinamento di Claudio Scajola, era iniziato un primo tentativo di radicamento profondo, ma anche qui si era detto: «È solo un tentativo neo democristiano». 

Quando il decreto estivo di Massimo D’Alema nel 1999 proibì improvvisamente gli spot, si vide che non era così: Berlusconi mise in acqua la nave azzurra, la portaerei che gli consentì di vincere le regionali, malgrado qualche incidente a bordo e il famoso braccio rotto che Paolo Bonaiuti trasformò in un simbolo di stoica militanza. 

E poi, nella sfida contro Francesco Rutelli del 2001, ancora una volta fu Berlusconi a stupire tutti «riscoprendo» il più antico degli strumenti propagandistici, il manifesto elettorale, sia pure nel formato ciclopico 6X3 quello della grande esposizione pubblicitaria. 

Adesso, mentre il Partito democratico, erede di grandi apparati nazionalpopolari comunisti e democristiani, si lambicca nel dibattito se avere le tessere o meno, Berlusconi pianta i gazebo in tutte le piazze d’Italia (comprese quelle abruzzesi sepolte dalla neve) ed è dalla piazza che annuncia una nuova palingenesi, il grande Partito popolare. Chissà se gli andrà bene come è andata Sarkozy.
 

15 novembre 2007

OHIBO'! La scarpa di Sacconi. ...e quella di Kruscev.

La scarpa di Sacconi.
...e
quella di Kruscev.

Il senatore di Forza Italia, Maurizio Sacconi, come Nikita Kruscev. Si toglie la scarpa e la sbatte a ripetizione sul banco. Il premier sovietico nel 1960, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di New York, si tolse la scarpa (sul banco di Kruscev, nella foto a destra) sbattendola ripetutamente sul banco tra lo stupore generale. Quasi mezzo secolo dopo lo imita l'azzurro Maurizio Sacconi che, nell'aula del Senato in piena turbolenza sulla legge finanziaria, si toglie la scarpa sbattendola a ripetizione per richiamare l'attenzione del presidente Franco Marini, «disattento» e accusato di non dare la parola ai numerosi senatori di Forza Italia che avevano chiesto di intervenire sulla class action.

(foto Ansa; tratto da:
http://www.corriere.it/gallerie/20071115.shtml)


Il senatore di Forza Italia, Maurizio Sacconi, come Nikita Kruscev. Si toglie la scarpa e la sbatte a ripetizione sul banco. Il premier sovietico nel 1960, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di New York, si tolse la scarpa (sul banco di Kruscev, nella foto a destra) sbattendola ripetutamente sul banco tra lo stupore generale. Quasi mezzo secolo dopo lo imita l'azzurro Maurizio Sacconi che, nell'aula del Senato in piena turbolenza sulla legge finanziaria, si toglie la scarpa sbattendola a ripetizione per richiamare l'attenzione del presidente Franco Marini, «disattento» e accusato di non dare la parola ai numerosi senatori di Forza Italia che avevano chiesto di intervenire sulla class action (foto Ansa)

8 novembre 2007

LUXURIA, L'IRONIA E MANZONI. PERO', PER CARITA' NESSUNO NE ABBIA A MALE.

Ritengo l'ironia la miglior chiave di lettura per  riflettere e sorridere. Nessuno ne abbia a male.
LO STONATO

Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell'anno 1628, don Abbondio, curato d'una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovan nel manoscritto, né a questo luogo né altrove.

Il curato, voltata la stradetta, e dirizzando, com'era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s'aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi

Perché, al suo apparire, coloro s'eran guardati in viso, alzando la testa, con un movimento dal quale si scorgeva che tutt'e due a un tratto avevan detto: è lui; quello che stava a cavalcioni s'era alzato, tirando la sua gamba sulla strada; l'altro s'era staccato dal muro; e tutt'e due gli s'avviavano incontro. 

Egli, tenendosi sempre il breviario aperto dinanzi, come se leggesse, spingeva lo sguardo in su, per ispiar le mosse di coloro; e, vedendoseli venir proprio incontro, fu assalito a un tratto da mille pensieri


- Signor curato, - disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia.

- Cosa comanda? - rispose subito don Abbondio, alzando i suoi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come sur un leggìo.

- Lei ha intenzione, - proseguì l'altro, con l'atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull'intraprendere una ribalderia, - lei ha intenzione di maritar domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella!

- Cioè... - rispose, con voce tremolante, don Abbondio: - cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c'entra: fanno i loro pasticci tra loro, e poi... e poi, vengon da noi, come s'anderebbe a un banco a riscotere; e noi... noi siamo i servitori del comune.

- Or bene, - gli disse il bravo, all'orecchio, ma in tono solenne di comando, - questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai.



- Ma, signori miei, - replicò don Abbondio, con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente, - ma, signori miei, si degnino di mettersi ne' miei panni. Se la cosa dipendesse da me,... vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca...

- Orsù, - interruppe il bravo, - se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliam saperne di più. Uomo avvertito... lei c'intende.

- Ma lor signori son troppo giusti, troppo ragionevoli...

- Ma, - interruppe questa volta l'altro compagnone, che non aveva parlato fin allora, - ma il matrimonio non si farà, o... - e qui una buona bestemmia, - o chi lo farà non se ne pentirà, perché non ne avrà tempo, e... - un'altra bestemmia.


- Zitto, zitto, - riprese il primo oratore: - il signor curato è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio. Signor curato, l'illustrissimo signor don Rodrigo nostro padrone la riverisce caramente.


Questo nome fu, nella mente di don Abbondio, come, nel forte d'un temporale notturno, un lampo che illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il terrore. Fece, come per istinto, un grand'inchino, e disse: - se mi sapessero suggerire...

- Oh! suggerire a lei che sa di latino! - interruppe ancora il bravo, con un riso tra lo sguaiato e il feroce. - A lei tocca. E sopra tutto, non si lasci uscir parola su questo avviso che le abbiam dato per suo bene; altrimenti... ehm... sarebbe lo stesso che fare quel tal matrimonio. Via, che vuol che si dica in suo nome all'illustrissimo signor don Rodrigo?


- Il mio rispetto...

- Si spieghi meglio!

-... Disposto... disposto sempre all'ubbidienza -. E, proferendo queste parole, non sapeva nemmen lui se faceva una promessa, o un complimento. I bravi le presero, o mostraron di prenderle nel significato più serio.

- Benissimo, e buona notte, messere, - disse l'un d'essi, in atto di partir col compagno. Don Abbondio, che, pochi momenti prima, avrebbe dato un occhio per iscansarli, allora avrebbe voluto prolungar la conversazione e le trattative. - Signori... - cominciò, chiudendo il libro con le due mani;


ma quelli, senza più dargli udienza, presero la strada dond'era lui venuto, e s'allontanarono, cantando una canzonaccia che non voglio trascrivere.
Il povero don Abbondio rimase un momento a bocca aperta, come incantato; poi prese quella delle due stradette che conduceva a casa sua, mettendo innanzi a stento una gamba dopo l'altra, che parevano aggranchiate. Come stesse di dentro, s'intenderà meglio, quando avrem detto qualche cosa del suo naturale, e de' tempi in cui gli era toccato di vivere.

Alessandro Manzoni,
"I promessi sposi" (1840-1842)


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26 ottobre 2007

NICHILISMO GIURIDICO tratto da "IL FOGLIO QUOTIDIANO VENERDÌ 7 GENNAIO 2005"

NICHILISMO GIURIDICO tratto da "IL FOGLIO QUOTIDIANO VENERDÌ 7 GENNAIO 2005"



Ci fu un’epoca felice dei giuristi, o forse,                                  
sarebbe meglio dire le epoche. L’elisir
di lunga vita per professoroni, avvocati
e legulei era l’eterna dualità delle
fonti normative. Il diritto positivo, quello
che gli uomini si inventavano da soli, abborracciando
le proprie miserie, non era
mai lasciato solo. 

C’era sempre qualcos’altro
a contrapporsi, a rimettere a posto
le cose, una legge adamantina e inossidabile,
superiore per fonte e per rango.
All’inizio era la volontà e la sapienza di
Dio, che le ingarbugliate decisioni degli
uomini non potevano sovvertire. Anche
senza cespugli ardenti e nuovi Mosè


a far sì che tutto filasse per il verso giusto ci
pensavano i vescovi, magari persino il papa.
Quando questa bell’idea, cristallizzata
negli scritti di San Tommaso

venne messa in discussione non fu certo per sbarazzarsi
di un’ancora di salvezza trascendente.
Una volta che Dio iniziò a sembrare un
po’ troppo lontano, o forse troppo facile a
esser tirato per la giacchetta, ci si affidò
alla Natura, quella con la maiuscola.


Althusius, Grozio, e tanti altri ancora inventarono
i diritti naturali insiti nell’individuo,
intangibili per le avide mani dei
demiurghi della supremazia dello Stato.
Sembrava una soluzione saggia e in
grado di tutelare il singolo, la garanzia
non veniva più dall’alto ma dal basso, da
un nomos insito nelle persone e nella società.
Però tra teorizzare i diritti e decidere
cosa infilarci dentro ne correva, e ne
corre.
Senza contare che ci si misero anche
gli allievi di Newton e di Galileo


Presero la Natura e le levarono la maiuscola,
la sminuzzarono, la trasformarono in un
piano di formica per esperimenti.
Crollarono
di nuovo le sicurezze. Come diceva il
vecchio Heisemberg


“l’uomo servendosi
delle cose, incontra sempre e soltanto se
stesso”. Nel secolare gioco a rimpiattino,
rimase soltanto la storia e il suo incarnarsi
nelle mutevoli leggi degli uomini.
L’ultima pezza cercarono di rabberciarla
gli illuministi: per sorvegliare il diritto
positivo inventarono un cerbero scintillante
e coriaceo: il diritto di ragione. Il
giusnaturalismo si trasformò in giusrazionalismo.

Niente trascendenze, un immanente
e splendente baluardo fatto di logica
e di pensiero razionale.
Non bastò, erano vuote forme, crisalidi
adamantine incapaci di piegarsi alle esigenze
umane, troppo rigide nella loro bellezza
per adattarsi alla mutevolezza del
contingente. Così, di due diritti ne restò
soltanto uno, consegnato alla solitudine
della volontà umana. Certo gli esegeti non
si arresero, le provarono tutte: spirito del
popolo, unità dei codici, Stato nazionale,
ideologie politiche. 

Troppo poco per riempire
un universo immenso e silenzioso in
cui non era rimasta nessuna voce oltre a
quella degli uomini. Per parafrasare il
poeta: “D’improvviso è alto sulle macerie
– del diritto – il limpido splendore dell’immensità”.
Questa la storia raccontata da Natalino
Irti,
giurista, in un librino denso in cui la
giurisprudenza va a braccetto con la filosofia.
Una riflessione critica e senza illusioni
che cerca di tratteggiare i possibili
esiti del diritto moderno. Non sono considerazioni
malinconiche, ma una presa
d’atto da scienziato delle leggi.
Uno scienziato
che si accorge che i suoi vecchi strumenti
non funzionano più. L’onusto metodo
giuridico, l’attrezzo docile manipolato
con perizia per dare un senso alle norme,
si è di colpo inceppato. Non riesce a dar
conto degli infiniti, e mutevoli, scopi delle
singole leggi.

Per uscire dalla sacca Irti non si chiude
a riccio, abbandona il tecnicismo e si
arma di Paul Valéry
di Albert Camus,

di von Humbold, persino di Ungaretti

Alla fine, come Trasimaco, chiama le leggi con
il loro nome. Però senza amarezza, l’accettare
il conflitto delle volontà è serena
fraternità con il divenire.

7 ottobre 2007

...il mitico Blondet...

…il mitico Blondet…
I bamboccioni
di Maurizio Blondet 05/10/2007

tratto da "Effe Di Effe"


                                                                      




Bertinotti diventa attore
: «Reciterà al teatro Valle nella parte di Calamandrei», scrive in ginocchio La Repubblica: «Da giorni, diligentemente, tra una seduta e l'altra di Montecitorio, ripassa la parte. Copione in mano…».
La recita è per il 16 ottobre: accorrete numerosi, o popolo di sinistra.
Qualcuno, spero, con pomodori marci.
E' la sindrome Pivetti, da presidente della Camera a ballerina sotto-dotata.
Ci dev'essere qualcosa nell'aria dell'appartamento presidenziale, situato all'interno di Montecitorio, 600 metri quadri, mobili Maggiolini autentici da museo di Stato, cuochi, camerieri, guardarobiere.
La Pivetti, pensionata-baby della Casta, ha ancora un ufficio e una segretaria a spese del contribuente.
E finalmente ha deciso cosa fare nella vita: la velina di insuccesso.
Il potere è anche questo: imporre le proprie gambe storte, e la propria naturale antipatia, e le proprie paturnie psichiche, a tutti noi.
Dagospia c'informa che la Pivetti è stata imposta in TV perché la protegge Maurizio Costanzo, e perché fa parte della scuderia di Lele Mora.
Che ci piaccia o no la dobbiamo guardare mentre traballa e inciampa («balla», secondo lei), forse perché lei vuole sfogare la propria invidia per la sorella, o vuole copiarla: un caso psichiatrico con terapia pagata da noi tassati.
Un caso di travestitismo incoercibile (tradizionalista vandeana, ricordate?), ossia di disturbo di personalità multipla (chi non ha un io, se ne inventa altri), e di infantilismo arrogante.
Sarebbe un caso clinico.
Ma che dire del compagno Bertinotti?
Stessa psichiatria.
E' tornato bambino, o la recita è la sua vera vocazione?
Che può finalmente sfogare perché ha risolto i problemi di reddito che assillano 7 milioni di italiani impoveriti?
Bertinotti, informa sempre Dagospia, è stato ospite d'onore al party con 500 invitati al Pincio per i trent'anni di matrimonio di Enrico Cisnetto con la cara sua Iole.

Cisnetto è un giornalista economico sul libro-paga di Confindustria, grazie a cui collabora, profumatamente pagato, a Il Foglio, Messaggero e Panorama; e inoltre cumula stipendi alla Luiss («insegna finanza alla scuola di giornalismo» di questa università ammanicata con la Casta) e persino alla scuola di polizia tributaria.
Festa fastosa, cena per 500 e Peppino di Capri cantante a pagamento, damazze romane tutte in rosso, amiche scosciatissime e con le poppe nude e facce inequivocabilmente puttanesche (guardate le foto su Dagospia, da non credere), e il compagno Bertinotti euforico al massimo.
E' bello vivere da miliardario di Stato.
Compagni, rileggete Marx: un compagno, quando diventa miliardario, frequenta miliardari, si comporta di miliardario e pensa da miliardario.
Padoa Schioppa ha dato dei bamboccioni ai giovani italiani che restano a casa coi genitori: a trent'anni o non hanno lavoro, o guadagnano 800 euro mensili.
Ora si apprende che 45 mila giovani, i migliori, ricercatori, medici d'avanguardia, sono emigrati all'estero per fare carriera, visto che le università italiane sono occupate da bamboccioni ottantenni che assegnano i loro posti ai nipoti propri e dei colleghi, con concorsi truccati.
 Padoa Schioppa non ha di queste preoccupazioni: lo attende già una poltrona al Fondo Monetario.
Come Bertinotti-Pivetti, la «politica» gli lascia tempo libero in abbondanza: difatti s'è innamorato, alla sua età, e ha lasciato la moglie (odiosa è vero, la spocchiosa Fiorella Kostoris) per la Barbara Spinelli, altra giornalista a libro-paga prestigioso.
E' la conferma del detto partenopeo: «O'pesce non vole penzeri».
A chi è spensierato e nulla ha da fare, «o' pesce» funziona magnificamente e fa fiorire profonde passioni.
Alla classe operaia, con 1.400 euro mensili netti (l'altra metà se la prende Visco), «o'pesce» fa spesso cilecca.
E' lo stress da lavoratore-contribuente-cassintegrabile.
E Berlusconi?
E' tornato ragazzo.
«O'pesce» l'ha nella testa, calva ma rimodernata dal trapianto.
Berlusconi ha fatto votare contro la riduzione dei parlamentari: intuizione perfetta degli umori popolari.
E' felice: il governo Prodi gli ha procrastinato l'entrata di Rete4 su satellite, tutto rimandato al 2012.
Un favore tra gente di Casta, che sarà ricambiato.
Anzi lo è già:Berlusconi ripete come un disco rotto che «il governo cade», che «sta per cadere», «è già finito», «cadrà a dicembre», e beninteso non fa nulla per farlo cadere («Cadrà da solo»).
Bamboccioni bamboleggianti, festaioli, ballerini e velinoni.
Coi soldi nostri.

Camera, Senato e Quirinale si sono aumentati le spese, fra il 2007 e il 2008, di 53,4 milioni di euro, centosette miliardi di vecchie lire.
La presidenza del Consiglio s'è assegnata in finanziaria quasi 32 milioni di euro in più un 64 miliardini di lirette, come nulla fosse.
Si noti che la sola presidenza del consiglio - ministeri esclusi, solo il personale che serve al «premier» - costa ormai 687 milioni di euro, 1.400 miliardi di lire.
Non ballereste anche voi?
Ballereste eccome, tripudiereste da festa a festa, vi dedichereste ai vostri hobby preferiti: potete diventare qualunque cosa, attori, veline, «giornalisti» alla Cisnetto, «docenti», sportivissimi proprietari di panfili da regata.
Anche senza averne i numeri, le qualità: come bambini viziati, la vita non vi ha negato nulla, e vi sentite onnipotenti.
E' l'infantilismo procurato dai miliardi che danno alla testa, perché ottenuti senza merito e senza obbligo di mandato.
Tutto vi è permesso.
Ho visto in un TG di Stato il senatore a vita Emilio Colombo, la decrepita checca cocainomane, pontificare sul sistema elettorale, ascoltato in ginocchio dal «giornalista» a libro-paga.
Ho visto Mastella annunciare una conferenza-stampa per rintuzzare il «linciaggio» organizzatogli da Santoro, sul caso del procuratore di Catanzaro che lui vuole trasferire perché indaga anche su di lui.
Santoro è un killer a noleggio, lo vuol distruggere perché i suoi mandanti pensano che Mastella si prepari a passare dall'altra parte.
Ma Mastella dovrebbe capire solo una cosa, semplicissima: che il discredito che s'è procurato, la sua assenza di autorità morale, gli rende impossibile eseguire gli atti dovuti del suo ministero di Giustizia.
Non può trasferire un magistrato forse davvero discutibile, perché se lo fa è sospetto di farlo per sé.
Ci vuole così poco a capire?
Un adulto lo capirebbe.

Ma sono tutti bamboccioni
.
Tornati bambini per ubriachezza da miliardi rubati e sprecati.
Infatti, i giornali di riferimento del Cav. hanno tutti ricevuto l'ordine di difendere Mastella.
E' il loro nuovo amatissimo, legittimissimo ministro.
E' tutto un gioco infantile.
Ci si scambiano i vestiti, si recita scambiandosi le parti.
Veltroni vuole chiamare nel partito democratico (nato-morto) Veronica Lario, del Cav: tutto quanto fa spettacolo.
Il ministro ultrasinistro della Pubblica Istruzione rimette in vigore gli esami di riparazione:provvedimento di destra.
Ma solo la sinistra può fare la destra: pensate se lo stesso provvedimento l'avesse varato la ministra Moratti, cosa avrebbero detto tutti i «giornalisti»…
Ma niente paura, un governo Berlusconi non farà mai nulla di destra.
Più precisamente, non farà mai nulla di nulla.
E' il nullismo come ideologia.
Alla festa dei Cisnetto, col compagno Berty, c'era anche Alemanno.
Nuova speranza del nulla chiamato AN, analfabeta in carriera ministeriale.
E naturalmente, anche Bruno Vespa e Alain Elkann, il papà di tanto figlio (recentemente intervistato da «Libero» in rispettosa posizione prona, come fosse un imprenditore capace di giudicare il mondo, anziché un cocainomane bisessuale all'ultimo stadio).
E' tutto un ceto unito dai miliardi non guadagnati.
Sono i bamboccioni tripudianti.

Quelli che ci tassano e tartassano
, quelli che ci impoveriscono ogni giorno di più, quelli che lasciano l'Italia alla deriva, ma sbattono in galera chi osa sciogliere i loro yacht.
Ma gli adulti siamo noi: a quando il bastone correzionale?


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8 settembre 2007

...il Blondet Maurizio...

Assolutamente da leggere. Almeno per provare a capire un pò...

La sinistra fa la destra.
E la destra? Il nulla.


di Maurizio Blondet - 07/09/2007

Più serietà nella scuola, intima il ministro Fioroni.
Basta col computer e l'inglese, sotto a studiare italiano, geografia e tabelline.

Forse anche le aste e i puntini, e i quaderni con le righe di seconda, terza e quarta - sacrosanto vecchio metodo per insegnare ai bambini la prima disciplina, quella della «calligrafia».

Sarà vietato lo stampatello e la penna a sfera cialtrona?
Si tornerà ai pennini d'acciaio?
Torna il tempo pieno, in ogni caso.
I professori assenteisti («fannulloni») saranno cacciati in tre mesi.

In compenso, Fioroni minaccia di reintrodurre gli esami di riparazione (basta coi «debiti formativi»!).
Insomma disciplina, autorità, sudore per giovani intelletti sfatti dal telefonino, dalla Coca e dalla coca, e dall'inarticolatezza linguistica.
Viene da applaudire, anzi da suggerire a Fioroni altre riforme: per esempio reintroduca il grembiule nero, che copra gli straccetti firmati di cui vanno tanto fieri i giovani bulli cretini. Capisco che la cosa sarebbe vista come un po' troppo «di sinistra», perchè re-introdurrebbe fra i banchi un principio d'eguaglianza, la privazione dei segni del privilegio sociale, della ricchezza. Ma dopotutto, ormai, la restaurazione è di sinistra.
lo afferma - plaudendo alle riforme Fioroni - Aldo Schiavone su La Repubblica.

Un articolo impagabile (1): confessa che l'idea di scuola di don Milani, poi esaltata dal '68 degli esami collettivi e promozione garantita, che «ha alimentato molto pensiero cattolico e comunista», ha portato a «una vera e propria degenerazione».
Degenerazione di cui, dice (bontà sua) «siamo in molti a portare la responsabilità» (veramente, noi no).

Ecco come Schiavone descrive la scuola di sinistra, quella di don Milani e dei sessantottini, ovviamente degenerata: «Pratica di eguaglianza nel soffocante appiattimento conformista e senz'anima, sindacalizzazione grottesca di ogni rapporto educativo, ostilità preconcetta verso ogni valutazione, ogni giudizio e distinzione» meritocratica.

La scuola che, dice Schiavoni, «era stata concepita come una conquista per i più deboli» è in realtà «una trappola micidiale soprattutto e proprio per i giovani socialmente più fragili e indifesi», che escono dalla scuola democratica «senza pensieri, senza parole, senza niente di niente se non un'inservibile poltiglia».

Ora basta: il '68 è abolito.
Adesso è urgente «la piena e precoce valorizzazione dei giovani talenti» (altro che egualitarismo sindacale!), una scuola «che non abbia paura di insegnare ai giovani che apprendere costa fatica e comporta disciplina, severità, riconoscimento del merito».
Sia chiaro: «Valorizzare e dare coscienza di sè ad una bambina particolarmente dotata non vuol dire discriminare le sue compagne, ma offrire a tutti un'opportunità di potersi specchiare in chi è più avanti»: dunque è di sinistra persino il portare ad esempio il primo della classe, perchè gli altri si vergognino e siano incitati a imitare i migliori anzichè i teppisti e i bulli griffati.

Quante volte abbiamo provato ad esporre questi argomenti anche noi, nel nostro piccolo, prendendoci degli oscurantisti, autoritari, fascisti.
Si vede proprio che aveva ragione Gianni Agnelli: in Italia, solo la sinistra può fare la destra.
Offro la considerazione alla riflessione dei miei lettori di sinistra, perplessi da una mia recente affermazione per cui destra e sinistra sono ormai etichette false, vuote e inservibili.
Loro però potrebbero rispondermi che è una vecchia tattica leninista: «Due passi avanti e uno indietro», avanzare «a zig-zag».

E' vero, possono aver ragione.
E' una vecchia storia: se a invadere la Polonia è Hitler, è un crimine mostruoso; se la invade Stalin, è la fraternità proletaria di liberazione dei popoli.
Resta il dubbio che l'etichetta «sinistra» valga ancora molto: nel senso che santifica ciò cui s'appiccica, sdogana quel che era satanico e lo rende angelico.

Bisogna dare atto a Fioroni che il suo calcolo è geniale: in fondo contenta gli insegnanti, elettorato di riferimento della «sinistra», malconci ma fedeli piccoli sacerdoti dello «Stato» contro il «privato», ora da tempo in crisi di senso e di scopo.
Oltretutto, gli insegnanti non sanno l'inglese, e di computer sanno meno dei loro scolari, perchè con i loro stipendi non possono nemmeno comprarselo; ma ritengono di essere ancora in grado di insegnare italiano, geografia e tabelline, che fu il compito loro assegnato fin dai tempi del Risorgimento.

Dunque è il ritorno al passato.
Ma il ritorno al passato è dichiarato «di sinistra», quindi non è più passatista.

Nessuno oserà notare che gli insegnanti odiavano la legge Moratti - che io non difendo affatto - perchè li costringeva a imparare ciò che non sanno, mentre Fioroni li assicura che gli sarà chiesto di fare quel poco che sanno (o credono di sapere).
Non ce la prenderemo, anzi applaudiremo alla restaurazione.
Chissà, un giorno la sinistra potrebbe dichiarare - se porta voti - che è di sinistra anche la Tradizione.
Allora la messa in latino diverrà pratica massiccia, obbligatoria e civica; non troverete un vescovo che osi rifiutarla.

Non credete?
Già è uscito un saggio che asserisce: «Il liberismo è di sinistra».
Lo ha scritto Giavazzi, un economista de Il Corriere, ultra-borghese, in piena e deliberata falsità: ma se gli riesce il gioco trasparente di far adottare il monetarismo reaganiano dalla sinistra, è fatta: padroni e capitalisti (senza capitali) saranno sdoganati, essi stessi «di sinistra».
I banchieri - da Bazoli a Profumo - già lo sono.
La sinistra fa la destra ogni giorno con più convinzione.
Inutile ricordare la mano dura coi lavavetri, coi graffitari, le puttane in strada e con l'illegalità diffusa decretati dai sindaci e da Amato: nuovissima tendenza.
Tanto che alcuni a sinistra sono disorientati dal «contrordine compagni», e protestano, e si dimettono da intellettuali di sinistra (Asor Rosa).

Dicono che bisogna colpire «i mandanti» (fantomatici), non i lavavetri, poveri proletari; dicono «che il problema è ben altro» (il noto benaltrismo della vecchia sinistra).
Giancarlo Caselli parla di «corsa alle manette» contro gente che «non commette un reato».
Come se nel DNA della sinistra, e nella storia di Caselli, si fosse mai esitato a mettere in manette o nel Gulag qualcuno, con la scusa che non aveva commesso alcun reato.
A tutti questi perplessi si potrebbe rispondere con parole di buon senso.

Per esempio: vero è che pare ignobile multare i lavavetri in una repubblica dove dilaga per esempio l'abusivismo edilizio impunito (andate in Sicilia a vedere come sono ridotte le coste dalle casette di vacanza abusive, una copertura totale di bruttura, un lurido orlo di mostruosa arroganza senza interruzione e senza varchi).
Ma per quanti insignificanti, le diffuse illegalità dei lavavetri e dei graffitari aggiungono un contributo d'inciviltà assillante, continuo, al nostro male di vivere.
Peggiorano la nostra condizione con messaggi angosciosi sui muri e la vaga minaccia al semaforo.
Rovinano il patrimonio di tutti, bruttando città morte come Firenze, la cui sola speranza è nel turismo, e nell'accoglienza dei visitatori.

Sono piccoli ma continui insulti impuniti, una minuscola criminalità molecolare che forse incita a quella grande, perchè le scritte sui muri e gli accattoni nei centri storici mandano ai criminali il messaggio inequivocabile: questo è un Paese di manica larga, dove l'ordine pubblico lascia correre, dove la polizia ha le mani legate, e la gente s'adatta al peggio.

Si potrebbero usare questi argomenti, ma non convincerebbero i residuali della «sinistra».
Invece Giuliano Amato ha tappato loro la bocca con l'argomento giusto: dobbiamo punire queste continue violazioni alla sicurezza e alla legalità, ha detto, «per non svegliare la tigre della reazione».

Argomento decisivo: «La tigre della reazione» è una frase tipicamente leninista.
Fa parte della loro retorica e dell'albo di famiglia: dalla Pravda all'Unità, l'incitamento alla sorveglianza contro «le forze oscure della reazione in agguato» era così continuo e assillante, da aver meritato un'abbreviazione, un tempo a tutti comprensibile: bastava dire «Attenti alla FODRIA», e tutti i veri comunisti capivano l'acrostico.

«Forze Oscure della Reazione in Agguato», appunto.
Solo che vorrei capire dov'è, questa Tigre della Reazione evocata da Amato.
Dove s'è cacciata a dormire?

Spero che non la additi seriamente in Berlusconi, il vecchio chansonnier del varietà, o nella signora Moratti, che per elaborare la vacua riforma scolastica, ora azzerata, si era circondata di consulenti tutti di sinistra.
Anche se «il computer e l'inglese» saranno stati ideuzze sue: hanno il tono della managerialità posticcia, della «globalizzazione» da quattro soldi, della «modernità» berlusconiana.
Dov'è la Tigre della Reazione?
A difendere i lavavetri e la loro piccola ma continua illegalità come veniale ci sono Marcello Veneziani, e anche il Secolo d'Italia.

Come sindaco di Milano, la Moratti non ha avuto mai il coraggio punitivo del sindaco di Firenze, ed ora copia e segue, pallidamente nulla come sempre, promettendo divieti e repressioni in seconda battuta, una «me too», una «anch'io, anch'io».
Milano è coperta di orribili graffiti, e Sgarbi l'assessore li giudica opere d'arte.
I rigori del Comune, le sue multe, colpiscono solo cittadini normali.
Nemmeno Forza Nuova ha mai osato - sarebbero state botte e demonizzazioni TV - dire una parola sui lavavetri, graffitari e puttane stradali: ed ora la sinistra propone addirittura la riapertura dei bordelli sotto controllo pubblico.
Le case chiuse, finalmente, sono il Progresso.
La sinistra fa la destra, occupa tutti gli spazi, recita tutte le parti della commedia.

Ma la destra che fa?
Nulla.
Da quella parte, vengono i brontolii bavosi e improvvisati di Bossi, o gli ammiccamenti di Emilio Fede: la destra dei valligiani inconcludenti, dei baùscia, o di Lele Mora e di Corona.
Mai una proposta articolata.
E soprattutto, mai le palle.

Il governare della «destra» è essenzialmente un governare timoroso, di mezze misure, un «pragmatismo» senza fondamenti teorici, a-ideologico per insufficienza mentale e culturale.
Un «governare» conformista e timoroso soprattutto di non sfidare la sinistra, pronto a dare l'elettricità gratis ai centri sociali okkupati, case agli zingari (pardon, i Rom), e case popolari agli immigrati clandestini prima che ai cittadini bisognosi.
Lo chansonnier dai capelli tinti propone la Brambilla perchè ha le gambe lunghe, e questo funziona nella pubblicità dei telefonini.

E' una destra dei casinò e delle veline, che reagisce in seconda battuta alla sinistra che fa la destra: al massimo dice «Lo volevamo fare anche noi», oppure: «Questo governo è diviso e non può durare», cosa che ci dice ormai da secoli - e Prodi dura.

E questa sarebbe la Tigre della Reazione?
Ma per favore...
Cosa farà se si sveglia?

Al massimo, farà un servizio fotografico su «Chi», un interventino di Cicchitto su Canale 5.
Non certo la guerra civile, non certo le Guardie Nere che si mettono a pestare i lavavetri e i graffitari, non certo i manganellatori di travestiti; nè men che meno i piloti fascisti che fanno funzionare l'Alitalia che sciopera, o danno l'olio di ricino ai fancazzisti statali, regionali, comunali.
Nè, soprattutto, vedremo mai Visco e Padoa o Mastella appesi a piazzale Loreto da contribuenti-tigre finalmente svegli, organizzati e guidati da politici pericolosi.

E' davvero una Tigre di carta.
Là dove Amato la indica furbamente, leninisticamente, vediamo solo il vuoto, condito di varietè e di avanspettacolo.
Gli ultimi reazionari sono quelli che festeggiano il Papa, ringraziandolo umilmente perchè gli consente di chiedere (non di ottenere) la famosa Messa in latino... la Pecorella della Reazione in Agguato.

Solo che bisognerebbe fare un po' d'ordine.
Assegnare i nomi veri alle cose, come diceva Confucio tradotto da Pound, perchè «se le parole non sono in ordine, lo Stato non è in ordine».
Se la sinistra fa la destra così bene, perchè non comincia a dichiararsi destra?
Sarebbe più onesto.

E occorrerebbe un rimescolamento di carte: per esempio, perchè non si prendono Fini?
Fini ha riconosciuto che il fascismo fu il male assoluto.
Uno come lui, che ha aderito al Male Assoluto fin dall'età di anni 14, avrebbe dovuto completare la frase: ... «Ragion per cui, mi ritiro in un eremo ad espiare la mia colpa, e non sentirete più parlare di me».
Invece quell'abiura, quel riconoscere di aver sbagliato tutto, gli ha fruttato un ministero, e l'amicizia di Tzipi Livni, la nazista con faccia da nazista, razzista, la guerriera del Mossad. Sdoganato dalla kippà: non basta?

Invoco la sinistra: Fini, prendetevelo voi.
E' uno dei vostri, si vede da come cambia pelle.
Il suo elettorato è socialmente identico al vostro, i piccoli statali centro-meridionali.
Per di più, sui lavavetri e i graffitari è d'accordo con voi: ma naturalmente con più moderazione, con meno palle.
Magari è per questo che non lo volete?


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7 settembre 2007

...il mitico Marcenaro

...il mitico Marcenaro

Non ci basta.

Va bene cacciare i lavavetri.
Va bene trasferire i rom.
Va bene negare le panchine del parco ai pensionati ebrei,
prendere le impronte digitali ai nati fuori dal comune di Rogoredo,
multare chi gli viene duro extra-moenia,
cuccargli la targa, mandargli la lettera in famiglia,
avvisare i figlioli: guardate un po’ dove
va a trombare papà, costruire muri protettivi di quartiere,
di palazzo, di scala e perfino dentro l’appartamento.

Questo è normale.
Va bene anche abolire gli indulti,
le amnistie e le scarcerazioni facili,
ci mancherebbe, torturare l’ambulante extracomunitario,
strappare le unghie al questuante,
ficcare delle scope nel sedere dei graffitari,
appioppare l’ergastolo a chi viene trovato in possesso di una bomboletta spray,
organizzare l’affluenza di massa negli stadi per bruciare le borsette griffate contraffatte e costringere ai lavori forzati i mulatti pescati a zonzo.

Ma questo ancora non dimostra niente, progressisti
miei.

Una resta la domanda: adoreresti il Dio Po?


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27 luglio 2007

...il mitico Marcenaro

...il mitico Marcenaro

L’altra sera ho visto
Paolo Mieli in televisione.
E’ stata una serata molto bella.
Ho
sentito che Mieli diceva, però vado a memoria: “La mia opinione, nell’operazione su Bnl, è che Consorte stesse ben dentro ai limiti della legalità. E’ vero, noi del Corriere l’abbiamo molto attaccato, ma può darsi che abbiamo esagerato”.

E’ stata una serata
molto bella.
Mi ha ricordato una mattinata.
La mattina di alcuni anni fa comprai infatti un giornale e sopra c’era scritto, vado sempre a memoria: “E’ vero, noi del Corriere abbiamo molto attaccato su Tangentopoli, però può darsi che abbiamo esagerato e chiedo scusa”.

L’altra sera è
stata una serata molto bella.
Perché?
Perché,
se non mi sbaglio, Paolo Mieli era appena stato direttore del Corriere della Sera quando ammise di aver esagerato su Tangentopoli. E lo era di nuovo ora, mentre ammetteva di aver esagerato su Consorte. Invidiabile approfondimento.

E’ stata
proprio una bella serata.
Ho avuto, come
conferma, che fare il frocio col culo degli altri resta brutto. E l’idea nuova che un’autocritica, o meglio ancora due, va fatta quando il culo degli altri non c’è più.


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24 gennaio 2006

...il mitico Marcenaro

...il mitico Marcenaro

Ricevo, pubblico e mi faccio quattro risate: Mignanego, in Valpolcevera, Genova, 3.300 abitanti.

E’ scoppiato un casino.
Tecnicamente, edificabilmente, e –dato che va tanto- moralmente parlando è davvero scoppiato un casino.

In un nuovo circolo Arci, aperto per la statale di Busalla, si fanno scambi di coppie. Insegna di fuori: “Più o meno. Club priveè per coppie raffinate”.    

Dal bar limitrofo di Mignanego, in Valpolcevera, Genova, dicono che “non si deve usare il nome dell’Arci, l’anima candida della sinistra” così Alessandro, gestore del bar.

Già, sempre che ne sia rimasto qualcosa, sia di candido, che di sinistra.
”Facciano quello che vogliono, ma non col nostro nome”. Alla faccia dei crolli di ideologie e muri, assistiamo a quello dei separè e delle alcolve.

E dire che i conti tornano, a Mignanego, in Valpolcevera, Genova: aumento esponenziale dei consumi e quindi degli avventori avventurieri e dei guadagni.
“Roba che neanche alle Feste dell’Unità c’era gente così” replica Francesco, titolare del covo di peccatori.
E il malcontento è testimoniato anche da chi abita sopra i club priveè per via dei gemiti che si odono. E’ davvero scoppiato un casino.
Dove a Mignanego, in Valpolcevera, Genova, i Ds raccolgono il 77% dei voti e ci si incazza tra tutti e quanti 3.300 per una Consorte un po’ mignotta.
Buon pranzo.


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