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15 gennaio 2010

Primarie on-line

Primarie on-line.

Roma - Troppi dipendenti su Facebook anziché lavorare. E il Pd lo oscura. E' successo questa mattina nella sede nazionale del Pd, in via Sant'Andrea delle Fratte, dove per diverse ore è stato sospeso il collegamento al social network in tutti i computer. La curiosa novità è scattata proprio questa mattina, come hanno potuto riscontrare i dipendenti che hanno tentato di accedere al più grande social network del mondo, sul quale Obama ha impostato la propria campagna elettorale.

Il black out nella sede del partito L’oscuramento di Facebook, se da una parte ha impedito ai dipendenti di passare troppo tempo sul proprio profilo, dall’altra ha messo in difficoltà alcuni dirigenti e parlamentari. Questi ultimi, infatti, impegnati in aula o nelle attività di partito, fanno aggiornare il proprio profilo proprio dai collaboratori che lavorano nella sede di via Sant'Andrea delle Fratte.

Oscurato per poche ore Il black out è durato solo poche ore l’oscuramento del social network. La chiusura era stata disposta dal momento che troppi dipendenti lo usavano invece di lavorare. All’ora di pranzo c’è stato però un ripensamento, come si è appreso attraverso l’ufficio stampa: "La chiusura è stata una scelta fatta dal partito in senso troppo aziendale perché non si è tenuto conto che Facebook è anche uno strumento di lavoro per i politici e per tutta la struttura".

Stanno facendo le primarie per decidere chi avrà la password.
Lo Stonato



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15 gennaio 2010

...beh, eccezionale: Coccodè. Coltivava marijuana, ma per le galline

A Pergine Valsugana, in provincia di Trento
Coltivava marijuana, ma per le galline
Denunciato un contadino di 82 anni. Il legale: non è un appassionato di droghe, si tratta di una vecchia usanza

TRENTO - Coltivava marijuana nel suo orto, ma era destinata alle galline. Si è difeso così un contadino di 82 anni di Pergine Valsugana (Trento), denunciato e finito sotto processo. La difesa vuole dimostrare che l'anziano non è un appassionato di sostanze stupefacenti e che «coltivava le piante per dare da mangiare alle galline», usando la cannabis sativa (canapa), come si faceva una volta nelle valli trentine, sia come fibra al posto del cotone, sia come antiparassitario biologico, sia come mangime per gli animali da cortile.

DISCIPLINA RIGIDA - Il caso - sottolinea il quotidiano L'Adige che riporta la notizia - è problematico dal punto di vista penale perché vi è una rigida disciplina in materia, che non distingue tra chi coltiva cannabis per usi legati all'assunzione di stupefacenti e chi lo fa per motivi analoghi a quelli del contadino trentino o per scopi scientifici. A denunciare la presenza sospetta della pianta illegale coltivata vicino a insalata e pomodori è stato un vicino, che ha segnalato il caso alla Guardia di Finanza: dopo il sopralluogo il fatto è stato segnalato all'autorità giudiziaria.


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15 gennaio 2010

Di Pietro : pronto un dossier contro di me

«Lo scopo e' operare una falsa rivisitazione storica degli anni di Mani Pulite»
Di Pietro : pronto un dossier contro di me, mi accusano di essere al soldo della Cia.
Il leader Idv: «Un personaggio sta offrendo a buon mercato 12 foto di me con Mori e Contrada»


MILANO - Stanno preparando un dossier contro di me. E' l'accusa lanciata dal leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «Da giorni si aggira per le redazioni dei giornali e nel circuito politico della Capitale uno strano personaggio che sta offrendo a buon mercato un dossier di 12 foto che mi ritrarrebbero insieme indovinate a chi? No, niente escort. I miei interlocutori sarebbero, anzi sono, il colonnello dei carabinieri Mori ed il questore della polizia di Stato Contrada. Insieme a loro nella foto ci sarebbero anche alcuni funzionari dei servizi segreti» spiega Di Pietro che, dal suo blog, aggiunge che «naturalmente un acquirente si è subito fatto avanti: il solito quotidiano che, pur di buttare fango sul sottoscritto, acquista qualunque cosa, anche a prezzi esorbitanti, costi che poi si sommeranno a quelli che dovrà pagare per la querela che farò, e che si aggiungerà alla denuncia che ho già provveduto a depositare alla magistratura, perchè questa volta sono venuto a conoscenza per tempo della trappola».

COPIONE GIA' VISTO - «Il copione - dice il leader Idv - si sta per ripetere anche questa volta, come per tutte le fasi elettorali precedenti. Questa volta il «bidone» che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere, utilizzando alcune foto del tutto neutre, che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della CIA per abbattere la Prima Repubblica perchè così volevano gli americani e la mafia. Certo che ce ne vuole di fantasia... e anche di arroganza per ritenere che gli italiani siano tutti così allocchi da bersi una panzana del genere». «Vi anticipiamo il giochino che stanno mettendo in piedi», dice Di Pietro che si riferisce agli scatti che lo riguarderebbero rivelando che «ne hanno acquistate 4 di foto e, prima delle elezioni, le pubblicheranno. Questi scatti dovrebbero servire per veicolare il seguente teorema: siccome Mori è finito indagato per la nota vicenda delle agende rosse e Contrada è stato condannato per fatti di mafia, Di Pietro ha avuto a che fare, pure lui, con queste vicende. Siccome poi c'erano anche funzionari dei Servizi insieme a costoro, vuol dire che Di Pietro stava macchinando con qualche potenza straniera, se non addirittura con la mafia». «La verità, ovviamente, è molto più lineare e banale: all'epoca io ero un magistrato inquirente che svolgeva le indagini, chiedeva arresti e poi li faceva eseguire. Indovinate da chi? dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato, ovviamente, ed anche dalla Guardia di Finanza. Il colonnello Mori e il questore Contrada erano appunto esponenti di primo piano dei predetti organi ed è sicuramente capitato, anche se io ora, a distanza di quasi vent'anni, non ricordo tutte le circostanze, che a volte abbia chiesto anche agli Uffici da loro diretti, oltre ad una miriade di altri, di svolgere accertamenti e di eseguire provvedimenti».

IL COMPLOTTO - E allora, aggiunge Di Pietro «magari sarà pure capitato che, nelle pause di lavoro, mi sia fermato a mangiare o a bere un caffè con loro, anche per approfondire meglio il lavoro. E allora? Dove sarebbe lo scandalo? Interloquire con un questore o con un colonnello dei carabinieri addetti alle investigazioni è il minimo che poteva, e può, fare un magistrato che, come me, stava svolgendo le indagini di Mani Pulite. Non potevo certo sapere - osserva il leader Idv - i guai che sarebbero loro capitati anni dopo. Essi all'epoca erano solo servitori dello Stato, non delinquenti». «E invece, ancora una volta, si sta tentando di costruire una bufala, grazie ai soliti prezzolati denigratori di professione del solito organo di informazione. Lo scopo è evidente ed è il consueto ritornello: screditare me e l'Italia dei Valori durante la campagna elettorale e, soprattutto, operare una falsa rivisitazione storica degli anni di Tangentopoli e di Mani Pulite nel tentativo di far credere che all'epoca non ci fosse una classe politica corrotta, ma una magistratura militante, al soldo di qualcuno». «Sì, proprio al "soldo" perchè si vorrebbe far credere che, in cambio del servizio reso, queste fantomatiche potenze straniere avrebbero poi versato ingenti somme di denaro in conti correnti esteri, sparsi fra gli Stati Uniti e addirittura la Nuova Zelanda. Sembra un film di fantascienza - osserva l'ex pm - ma la fantasia distorta non ha mai fine e, d'altronde, basta lanciare una balla nell'iperspazio dell'informazione e il piatto è servito! La falsa equazione è semplice: Mani Pulite è stato un bluff, una trappola, Di Pietro era un uomo dei servizi, i politici corrotti non sono mai esistiti, è tutto un imbroglio. L'obiettivo è ancora più evidente: riscrivere la storia di ieri per oscurare la continuità, ancora esistente, fra la classe politica corrotta di allora e quella ancora più corrotta e sfacciata di oggi. Anche i finti e gli ipocriti festeggiamenti per Craxi, che oggi gli tributano soprattutto quelli che ieri lo criticavano e lo tradirono, sono funzionali allo scopo». La chiusa del post è in stile borrelliano: «Ma noi "resisteremo, resisteremo, resisteremo". L'amore per la democrazia e la difesa della Costituzione ce lo impongono!».



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15 gennaio 2010

Lucci vale da solo il biglietto per le Iene

Lucci vale da solo il biglietto per le Iene


L’espediente retorico di Enrico è di fingere di non capire

Enrico Lucci da solo vale il biglietto che si paga per vedere le Iene (Italia 1, mercoledì, ore 21.10). Biglietto simbolico, s’intende, fatto di interruzioni pubblicitarie, di osservazioni di Rino Gattuso sulla Lega, di ritardi sulla nomina del difensore civico a Roma. Biglietto più che simbolico, visto che i filmati delle Iene sono poi tutti visibili su Mediaset.it. Lucci ci ha offerto due servizi: uno sulla moda vincente di Lapo e l’altro sul no al pizzo degli imprenditori calabresi. Il primo è da incorniciare, «una grande conferenza stampa per iniziare il 2010», un inno alla creatività, un trattato di filosofia del marketing.

L’espediente retorico di Lucci è di fingere di non capire: più Lapo si avventura nelle descrizioni sul futuro della moda, «sul nuovo decennio da affrontare alla grande», più Lucci esprime sconcerto, fa il pignolo, chiede spiegazioni e precisazioni. Sulla cravatta in maglia «però mimetica», sulla «sciarpa camouflage» (siamo sempre nel mimetico), sulle asole molto larghe e sulla sciarpa zebrata, sulla felpa «capuche» (una felpa col cappuccio). Lapo mi ricorda molto una mia vecchia zia che si era fatta un collo di pelliccia con pelli di coniglio e diceva di avere un cappotto di lapin. Lucci non tratta mai Lapo-Lapin con malanimo. Nemmeno quando gli ricorda che è stato lui il primo a lanciare la moda dei trans, ben prima di Marrazzo.

Il secondo servizio è uno spot contro il pizzo, roba seria. Alcuni imprenditori calabresi che si rifiutano di pagare il pizzo si prestano a questa campagna di civiltà, speriamo più efficace di molte prediche. Sì, perché a costo di ripeterci, da un po’ di tempo Le iene hanno assunto un tono predicatorio, fanno servizi sempre con il ditino alzato. Poi, quando devono testimoniare solidarietà alle truccatrici e alle sarte di Mediaset che rischiano il posto di lavoro, se la cavano con una frettolosa e volgarotta gag.

Aldo Grasso
15 gennaio 2010


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