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NUOVI POST

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(anche perchè scriverne di vecchi con questa assenza sarebbe stato difficile...)


Mentre si festeggia, vi lascio qualche commento scritto pochi giorni fa a chi mi ha chiesto un parere.
Forma e sostanza, teoria e prassi. Esattamente come diceva Marx.
Ma come ben sapete, io preferisco Mao.

...altrimenti che Stonato sarei, scusate?
A presto e grazie ancora per la pazienza. GB

( NB: QUANDO COMMENTERETE E NON VI APPARIRA' NULLA DI CIO' CHE AVETE SCRITTO, TRANQUILLI: NESSUN DIFETTO DI SISTEMA. PRIMA DOVRANNO ESSERE LETTI E APPROVATI DA ME. CHI PASSA SPESSO QUI -E CHE RINGRAZIO ANCORA- SA A COSA MI RIFERISCO.
GRAZIE PER LA PAZIENZA, ANCORA UNA VOLTA )


E’ Bossi “la nuova spina nel fianco”? La stessa espressione coniata per l’Udc Tabacci nella legislatura 2001/06, potrebbe essere usata anche per il Senatur. 

A Bossi sono arrivati i sondaggi: la Lega è scesa sotto il 10%, percentuale fissa fino a qualche tempo fa. Il Premier, con la scommessa Cappellacci in Sardegna stravinta su tutti i fronti (politico e mediatico),
ha tracciato un nuovo solco e la Lega non riesce più a dettare i temi come una volta. 

E allora perché non cercare una sponda nel Pd, che ha guadagnato un punto in queste ultime settimane, passando dal 22 al 23%? A Calderoli è bastato far passare qualche emendamento sul federalismo fiscale dei Democratici al Senato per tentare questa strada che ha due finalità: evitare il “sorpasso” dei dalemiani sul temi del Mezzogiorno e quello sul referendum per la riforma del federalismo che –ora come ora- vedrebbe
il Carroccio perdere. 

Perso Veltroni, Bossi si affranca dal Premier appoggiando le scelte economiche di Franceschini (che sanno di “populismo di sinistra alla Chavez” si lascia scappare qualche parlamentare del Pd in Transatlantico)
mentre Bersani dice che “l’idea è buona, ma deve essere agganciata alla lotta all’evasione fiscale”. Bersani che comunque pare non disdegni la Lega: “Il partito di Bossi ha sempre il progetto del federalismo in testa,
ma stando ben attento al territorio, ascoltando i sindaci”. 

Quindi, mentre il Pd cerca ancora di capire cosa è bene, alla vigilia del congresso fondativi del PdL, AN si prepara con le componenti
pro-Berlusconi (Gasparri e Landolfi) e quelle “finiane” (Meloni e Ronchi).
Alemanno impegnato nella amministrazione capitolina, pone il problema della rappresentatività, polemizzando con Bondi circa l’elezione per “acclamazione” del leader PdL. 

Per i detrattori la questione tattica per il partito della fiamma è il fatto che ancora non è stata rilasciata l’attesa carta di indentità dopo la svolta di Fiuggi, perciò si gioca ancora sulla personalità di Fini; e sui suoi numerosi strappi che affrancano l’eredità del MSI per una nuova destra di respiro europeo. 
(Appena respiro, ci scrivo qualcosa su, dato che la questione mi interessa)

Pd che rimane sempre confuso, PdL sicuro nonostante la crisi e la Lega che ha perso qualcosina, in attesa di capire bene le mosse di Casini
.





Quota 51%. Ecco a quanto punta il Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi. Già, ma come? 

Il Pd con Franceschini ha rosicchiato un punto e spiccioli, niente di preoccupante. Ma aver eliminato il Governo Ombra e aggredito la Tv (ci mancava solo che andasse a “Ballando con le stelle”) ha dato i suoi frutti. 

L’Italia dei Valori tenta un percorso tutto suo, fatto di populismo “descamisado”, contenuti aggressivi anche per lui in Tv e candidature accattivanti (vedi De Magistris).

La Lega punta senza troppa paura alla doppia cifra; altrimenti non si spiegherebbero i tanti interventi di Bossi in tutte le proposte di Berlusconi, che anche al “senatur” farebbero comodo (come il piano casa). 

E allora chi rimane in pista? Casini e l’Udc, “il cui elettorato è sempre stato di centrodestra –afferma sicuro il Cav.- ma il suo leader ha preferito essere primo in un piccolo villaggio che secondo in una grande città”.

Meno male che il buon Pier è cresciuto nella sagrestia della dossettiana Bologna, ha fatto suo il “birignao” del dialogo solidarista, ma senza cadere nel cattolicesimo tecnocratico di stampo prodiano. 

Peccato che molti ex Dc, ex Margherita e ora Pd cerchino l’aggancio con Casini; anzi, molti “travasi” stanno già avvenendo in periferia, pare proprio nella citata Bologna. Perché Bersani ha deciso di candidarsi alla guida del Pd e un richiamo all’ala sinistra del panorama politico sarà inevitabile.

E quindi? Come farà Berlusconi a convincere della bontà del progetto i suoi avversari di oggi, che si ritroverà come “vicini di casa” con Casini e poi, forse, alleati in un progetto di confederazione con lo scudocrociato come ha fatto intendere il Cav.?

A parte mettere Gianni Letta a tessere, il Presidente cosa potrà concedere, senza far infuriare Bossi e far pentire Fini? Il piano casa?
O la questione Rai?
Casini è interessato ad entrambe (il genero è il costruttore Caltagirone e a Viale Mazzini i suoi uomini hanno fatto perdere tempo più che potevano,
su tutte le nomine ancora in ballo).

Ma il dubbio di Pier è se tutti i movimenti di sottobosco possano tradursi in voti e se per riuscire ad avere qualche contropartita valga la pena ritornare sotto il cono d’ombra del Cav. Salvo che non riesca ad inventarsi all’ultimo minuto qualche idea che possa far davvero pensare a Berlusconi che ci vuole proprio lui per fare 51.

Pubblicato il 27/3/2009 alle 22.31 nella rubrica politica.

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